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mercoledì 15 Luglio 2020
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    Francia-Portogallo, tattiche di una finale

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    EuroCaffè Si giocherà stasera la finale degli Europei tra Francia e Portogallo. Di fronte due squadre che ingaggeranno una sfida tattica e intensa, ma anche due Nazionali sulle quali le migrazioni hanno lasciato forti impronte.

    LA FINALE! – Ci siamo. Siamo arrivati alla fine di Euro 2016: stasera sapremo quale sarà la regina calcistica del Vecchio continente. Francia contro Portogallo. La favorita contro gli outsider. Les bleus avevano dalla loro i pronostici della vigilia, sia per la forza in campo, sia per la statistica (i francesi generalmente vincono le competizioni che organizzano), sia ancora per un calendario piuttosto agevolato – complice un regolamento da rivedere senza pensarci troppo. I portoghesi, invece, sono eterne promesse, sempre a un passo dal successo e in attesa di reclamare il risarcimento per la finale persa in casa contro la Grecia nel 2004. Forse non dobbiamo aspettarci una bella partita, quanto piuttosto un match intenso e tattico. Di fronte ci sono due squadre che hanno compiuto un percorso peculiare in questo Europeo, con la Francia spesso costretta a rincorrere il goal su giocata individuale nei minuti finali e il Portogallo capace di andare avanti senza mai vincere una partita nei 90 minuti prima della semifinale con il Galles.

    IL DIAMANTE PORTOGHESE – I lusitani di Santos hanno condotto, per scelta o per necessità, un gioco piuttosto attendista, nonostante la presenza di assi tecnici e veloci come sua maestà CR7 o Nani. La chiave in molti casi è stato William Carvalho, barriera e raccordo tra la difesa e un centrocampo più avanzato al quale nei piani iniziali era concessa la libertà di muoversi e variare. Qui forse è sorto il grande problema del Portogallo: se i tre mediani alti disposti a diamante non trovano una sinergia e perseguono soluzioni autonome, magari tentando costantemente di aggirare gli avversari, la manovra perde fluidità e CR7 vaga plurimarcato tentando tagli improvvisi, arretrando e rosicando. Ecco perché spesso il gioco del Portogallo è diventato attesa e contropiede, con i tentativi a volte velleitari di Ronaldo. La squadra vanta un’enorme qualità tecnica: farla valere e penetrare fra le linee francesi, però, sarà un’impresa ardua.

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    LA PRESSIONE FRANCESE – Prendiamo infatti il centrocampo transalpino e supponiamo che Deschamps scelga un’impostazione difensiva aggressiva, con l’obiettivo di mantenere in modo serrato il possesso palla – giocatori forti in interdizione e con capacità di gestione non gli mancano. Pogba e Matuidi a pressare e impostare, mettendo in minoranza William Carvalho per ottenere due obiettivi: soffocare la manovra portoghese sul nascere e rompere i collegamenti tra la difesa e i tre centrocampisti avanzati, lasciando spazio a Griezmann e Payet (magari entrambi leggermente fuori posizione). Contestualmente, tramite la spinta di Evra e Sagna la mediana lusitana sarebbe costretta a schiacciarsi in linea (come già accaduto), isolando gli attaccanti e diventando prima o poi penetrabile da incursioni derivanti dalla superiorità numerica francese in alcune zone del campo. Non che la partita sia decisa, ovvio. Il Portogallo ha tanta qualità, oltre al nome che fa paura: ok Evra-Sagna in avanti, ma voi lascereste Koscielny, Umtiti o Rami soli con Cristiano Ronaldo nell’uno contro uno? Anche dominando l’incontro, potreste dimenticare la partita col Galles, decisa in cinque minuti con un calcio d’angolo e un tiraccio di CR7 deviato da Nani? «Pedro, adelante con juicio», direbbe il Ferrer manzoniano. Ecco perché sarà una partita tattica e intensa. Forse non bella, ma in linea con questi Europei.

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    I DUE IMPERI – Francia-Portogallo, però, è anche una sfida tra i lasciti di due imperi e tra due dei Paesi nei quali l’immigrazione pesa maggiormente. Prendiamo un dato sulla composizione delle squadre: i transalpini hanno 10 giocatori di origine africana (Mandanda, Evra, Mangala, Rami, Sagna, Umtiti, Kanté, Matuidi, Pogba, Sissoko), i lusitani 7 (William Carvalho, Danilo Pereira, Joao Mario, Renato Sanches, Eliseu, Nani, Eder), alcuni dei quali nati nel continente nero. Senza dimenticare poi i calciatori provenienti, per esempio, dai territori francesi d’oltremare. Ovviamente nella nostra Europa contemporanea non tutti apprezzano che lo sport possa essere motore d’integrazione, o che, molto più semplicemente, non abbia colore. Già in Francia ci furono vigorose polemiche persino in occasione della vittoria mondiale del 1998, critiche all’elevata presenza di giocatori delle minoranze etniche che sono proseguite negli ultimi vent’anni in un senso o nell’altro, tra chi accusa il movimento calcistico transalpino di razzismo (a volta ragione, altre in modo pretestuoso) e chi di scarsa protezione degli interessi dei veri francesi. Dibattiti che sono manifestazioni di questioni ben più complesse e pericolose. Diverso, invece, è l’approccio in Portogallo (nonostante talvolta il discorso abbia assunto gli stessi connotati), dove già negli anni Sessanta una delle stelle indiscusse della Nazionale era il mitico Eusebio, eroe del terzo posto al Mondiale del 1966 e Pallone d’oro nel 1965, originario del Mozambico.

    Beniamino Franceschini

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Vediamoci qualche goal di Eusebio…

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    Beniamino Franceschini
    Beniamino Franceschini

    Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali e dottorando di ricerca in Scienze Politiche all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e collaboro al coordinamento del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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