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    Caffè AmericanoSiamo arrivati al secondo e penultimo dibattito presidenziale. Uno scontro definito il peggiore in assoluto, durante il quale le agende dei candidati sono state messe da parte a favore degli scandali emersi negli ultimi giorni. Vediamo come si è svolto il dibattito del 9 ottobre in questo nuovo caffè americano.

    IL DIBATTITO DEGLI SCANDALI – Dal primo momento in cui i candidati sono saliti sul palco è apparso molto chiaro come si sarebbe svolto il dibattito. Gli avversari hanno raggiunto la pedana senza stringersi la mano, anticipando 90 minuti senza esclusione di colpi. Era inevitabile: negli ultimi giorni Trump si è ritrovato nell’occhio del ciclone per alcuni suoi commenti sessisti e a causa della pubblicazione della sua dichiarazione dei redditi del 1995, che mostra una perdita di quasi un miliardo di dollari e il mancato pagamento delle tasse per alcuni anni. Trump ha quindi deciso di giocare d’anticipo, scusandosi per le sue dichiarazioni sulle donne e difendendo il suo mancato pagamento delle tasse definendolo legale, in quanto permesso dalle leggi statunitensi nel caso in cui venga dichiarata una perdita sostanziale di capitale. La seconda fase della strategia di Trump è stata contrattaccare e tirare in ballo Bill Clinton: il magnate si è giustificato dicendo che qualsiasi cosa offensiva nei confronti delle donne lui abbia detto non raggiungerà mai il livello di gravità di quello che invece Bill Clinton ha fatto durante la sua presidenza. Non solo scandali però. Se escludiamo per un attimo il tema delle email che ha messo non poco in difficoltà la Clinton in questi mesi e se lasciamo da parte una registrazione in cui l’ex First Lady afferma che un politico debba avere una facciata pubblica e una privata, i temi affrontati sono stati vari. Dalla Siria alla Russia, dall’Affordable Care Act all’islamofobia, i 90 minuti del dibattito moderato da Martha Raddatz di ABC News e da Anderson Cooper della CNN non sono stati privi di contenuti, anche se il tempo passato dai candidati ad accusarsi a vicenda è stato di gran lunga maggiore.

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    Fig.1 – Studenti di fronte al trailer del primo dibattito presidenziale tra Hillary Clinton e Donald Trump.

    LA CLINTON VINCE PER LA SECONDA VOLTA – Inutile dire che i due candidati abbiano giocato prevalentemente in attacco, ognuno con il suo stile. Trump, originariamente partito in difesa per giocare d’anticipo nell’affrontare la bufera di critiche, ha cominciato dopo poco tempo a portare a galla le molestie di cui il marito di Hillary è accusato e la volontà di perseguire la candidata democratica, una volta diventato presidente, per fare chiarezza sull’email-gate in cui la Clinton è coinvolta. Trump è sembrato più energico rispetto all’ultimo dibattito, più combattivo, ma questo non è stato sufficiente per vincere il dibattito. Se ignoriamo per un attimo gli scandali di cui Trump ha dovuto prendersi la responsabilità, molto altro ha portato il repubblicano alla sconfitta. La poca capacità/volontà di rispondere alle domande in maniera coincisa ha fatto in modo che i moderatori lo incalzassero diverse volte, guadagnandosi così le accuse del magnate di volerlo mettere in difficoltà a tutti i costi perché ritenuti dalla parte della Clinton. Inoltre, Trump ha negato di essere stato contrario alla guerra in Iraq, non tenendo conto delle registrazioni che dimostrano esattamente l’opposto. Ciliegina sulla torta, il tycoon ha camminato per il palco diverse volte durante le risposte della Clinton alle domande dei moderatori, denotando disinteresse e innervosendo pubblico e avversaria in maniera scorretta. Vincitrice del dibatto, quindi, sembra essere stata la Clinton. Esattamente come nello scontro del 26 settembre, Hillary ha mostrato pacatezza, capacità di argomentare e la sua ineccepibilità nel non fornire nessuno spunto per essere attaccata. Ha lasciato parlare Trump, non si è alterata durante le accuse, dando prova di una grande preparazione alle spalle che ovviamente aveva messo in conto gli attacchi del magnate. Per lei, comunque, è stato relativamente facile vincere, avendo così tanto materiale a disposizione per mettere in cattiva luce Trump. L’obiettivo della Clinton era mantenere un basso profilo per lasciare invariata la sua posizione nei polls, che la vedono in vantaggio sullo sfidante repubblicano. Hillary ha fatto in modo che Trump emergesse come un evasore fiscale e un nemico delle donne, le quali avranno un ruolo fondamentale nelle elezioni dell’8 novembre.

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    Fig. 2 – Mappa della distribuzione dell’elettorato statunitense (a cura di Claudia de Bari)

    Giulia Mizzon

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    I polls successivi al dibattito indicano che la Clinton sia 4 punti in vantaggio rispetto allo sfidante. Il prossimo dibattito avrà luogo il 19 ottobre, 20 giorni prima delle elezioni.  [/box]

    Foto di copertina di IoSonoUnaFotoCamera Rilasciata su Flickr con licenza Attribution-ShareAlike License

    Giulia Mizzon
    Giulia Mizzon

    Nata a Imperia nel 1992, laurea magistrale in Politiche Europee e Internazionali all’Università Cattolica di Milano. Affascinata dalle dinamiche della politica internazionale, frequento un Master in International Relations all’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali. Confesso di essere un’amante degli States, sempre presenti nei miei programmi futuri, e una lettrice accanita di qualsiasi cosa mi capiti sottomano.

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