In 3 sorsi – A causa della crisi migratoria esplosa nel 2015 l’Unione Europea ha dovuto constatare l’inadeguatezza di molti degli strumenti a sua disposizione per la gestione di eventi di tale portata. In questo scenario è possibile collocare la nuova Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera, nata sulle fondamenta di FRONTEX e destinata a rafforzare e stabilizzare le frontiere esterne dell’UE
1. IL RETROTERRA – A partire dalla primavera del 2015 il dibattito interno all’Unione Europea su come gestire l’immenso flusso di persone in fuga dai loro Paesi d’origine è stato all’ordine del giorno. Lo straordinario numero di persone in entrata, infatti, non ha messo a dura prova solo gli Stati nazionali di primo approdo (soprattutto Italia e Grecia) ma, data l’ampiezza del fenomeno, ha impattato sull’intera Unione, che si è spaccata sulle modalità con le quali gestire la crisi. La critica principale mossa dai Paesi affacciati sul mediterraneo (con l’Italia in testa) agli altri membri UE si è fondata sulla scarsa solidarietà interstatale dimostrata e sull’incapacità di suddividere equamente gli oneri derivanti dalle operazioni destinate al pattugliamento e al salvataggio dei migranti nel loro percorso verso l’Europa. Al fine di coinvolgere l’intera Unione nel 2014 vengono lanciate varie operazioni marittime tra cui Triton di FRONTEX. Quest’ultima è subentrata, nell’autunno 2014, all’operazione Mare Nostrum gestita dal nostro Paese. Triton, però, avendo un budget notevolmente minore rispetto a quanto previsto per l’operazione a guida italiana (circa due terzi in meno) e un obiettivo differente (controllo delle frontiere invece che ricerca e soccorso) si è mostrata inadeguata per affrontare l’ondata di migranti che si è riversata verso l’Europa a partire dalla primavera del 2015. In seguito alle tragedie in mare dell’aprile dello stesso anno, l’UE ha risposto con la triplicazione dei fondi destinati a Triton e Poseidon (l’equivalente di Triton, ma operante al largo della Grecia) e con la creazione di EUNAVFOR Med per contrastare le attività degli scafisti. Nel settembre, poi, i Capi di Stato e di Governo dell’Unione hanno convenuto sulla necessità di rafforzare gli strumenti a disposizione di FRONTEX per poter intervenire efficacemente sulle frontiere esterne dell’UE. Tale rafforzamento è stato deciso in via ufficiale nel dicembre dello scorso anno con la proposta della Commissione Europea inerente all’istituzione della nuova Agenzia europea della guardia costiera e di frontiera: espletati i passi normativi necessari, la nuova Agenzia è divenuta operativa il 6 ottobre scorso.
Fig. 1 – La nave della Marina Militare italiana “San Giusto” durante l’operazione Mare Nostrum
2. FUNZIONI – La nuova Agenzia – che continuerà a essere indicata come FRONTEX, rimanendo la medesima persona legale e subentrando anche nelle funzioni della precedente – vede sensibilmente accrescere le sue disponibilità materiali e possibilità d’azione. I principali campi di intervento saranno:
- il monitoraggio dei flussi migratori e fornire analisi di rischio;
- il controllo della gestione delle frontiere esterne dell’UE;
- la fornitura di assistenza operativa e tecnica agli Stati membri;
- il supporto alle operazioni di ricerca e soccorso;
- il supporto alle operazioni di rimpatrio dei migranti senza requisiti per la permanenza nel territorio UE;
- il supporto – congiuntamente alle altre agenzie dell’Unione – alle autorità nazionali nelle operazioni di guardia costiera.
Al fine di realizzare gli obiettivi prefissati, l’Agenzia avrà a disposizione una riserva di rapido intervento formata da almeno 1.500 uomini per agire in situazioni di emergenza o qualora uno Stato membro non sia in grado di – o non sia intenzionato a – ottemperare ai suoi impegni. L’Agenzia si muoverà o su richiesta di uno o più membri o su decisione del Consiglio. Il personale verrà fornito da tutti gli Stati appartenenti all’Unione. I Paesi membri, inoltre, dovranno fare pervenire con regolarità (generalmente una volta l’anno) informazioni riguardanti la capacità di gestione e implementazione dei controlli alle loro frontiere. Nel caso in cui vengano ravvisate vulnerabilità , il Direttore Esecutivo dell’Agenzia potrà inviare raccomandazioni contenenti un insieme di misure da attuare per risolvere le criticità . Qualora lo Stato si mostrasse restio o incapace a introdurre le misure richieste, il Consiglio, su proposta della Commissione, potrebbe optare per un diretto intervento dell’Agenzia. Le guardie costiere dei Paesi membri ne saranno parte integrante – così come avviene da sempre per le attività di FRONTEX – e lavoreranno a stretto contatto con altre Agenzie europee quali, soprattutto, l’European Maritime Safety Agency (EMSA) e l’European Fisheries Control Agency (EFCA).
Fig. 2 – Migranti attendono di sbarcare dopo essere stati recuperati nell’ambito della missione Triton
3. EGOISMI NAZIONALI E SCENARI FUTURI – Se il risultato conseguito è indubbiamente importante, non bisogna dimenticare due aspetti meno positivi della vicenda nel suo complesso. Innanzitutto, la volontà di sostegno reciproco non è la sola leva che ha spinto i Paesi membri a optare per il rafforzamento di FRONTEX: il motivo principale sottostante tale decisione, infatti, è riconducibile più a sentimenti egoistici che altruistici. Come ha ricordato il ministro dell’Interno slovacco Robert Kaliňák: «Il modo in cui gestiamo le nostre frontiere esterne ha un’influenza diretta sull’intero spazio Schengen, comprese le sue frontiere interne. […] Solo con una gestione efficace delle nostre frontiere esterne possiamo tornare alla normalità nello spazio Schengen». In sostanza, ha affermato che la ragione primaria che ha mosso i membri è da ricondurre alla volontà di preservare intatto il ricco spazio Schengen che, abolendo le barriere doganali, rende più veloce, semplice ed economico l’interscambio di beni, persone e servizi. Se da una parte ciò dimostra la vitalità e la convenienza, nonostante le difficoltà , del progetto europeo, dall’altra tratteggia scenari ipoteticamente meno auspicabili per il futuro. Il secondo aspetto cruciale è legato al permanere dell’antagonismo interno all’Unione, soprattutto tra Paesi mediterranei e centro-orientali. Il recente, duro, botta e risposta tra il premier italiano Matteo Renzi e quello ungherese Vicktor Orban è solo l’ultimo di una lunga serie di accuse e recriminazioni reciproche tra i vari membri UE e conciliarne le differenti – spesso contrapposte – agende si sta rivelando sempre più complesso per Bruxelles. Tuttavia, esulando dalle difficoltà inevitabili per un progetto come quello europeo e tornando al versante migrazioni, è indubbio che le decisioni prese costituiscano un importante passo avanti nella gestione congiunta di un fenomeno così complesso e che, essendo strutturale, si protrarrà per i prossimi anni; esse, unite a una riduzione consistente dei flussi migratori rispetto all’anno precedente, dovrebbero essere sufficienti a garantire la stabilità all’area Schengen anche nel caso di un nuovo incremento dei flussi migratori.
Simone Zuccarelli
[box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in piùÂ
- La cronistoria della crisi dei migranti ospitata sul sito del Consiglio.
- Nel Mediterraneo l’Unione Europea è supportata dalla NATO che, attraverso missioni proprie, contribuisce alla sorveglianza delle frontiere.
- Per una panoramica più ampia del fenomeno migratorio consultare la sezione dedicata sul nostro sito. [/box]
Foto di copertina di Nouhailler Rilasciata su Flickr con licenza
Attribution-ShareAlike License


