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    A dicembre i cittadini della Repubblica Democratica del Congo sono scesi nelle strade per protestare contro il Presidente Kabila, reo di non aver rispettato il termine del suo mandato presidenziale. L’accordo per una transizione democratica del potere sembra essere stato raggiunto con la mediazione diplomatica della Chiesa Cattolica. Elezioni previste per la fine del 2017

    KABILA NON SI ARRENDE — Come era prevedibile, il 19 dicembre, al termine del suo secondo e ultimo mandato, il Presidente della Repubblica del Congo, Kabila, non si è dimesso dalla sua carica. Già da maggio, il governo aveva ventilato la possibilità di uno slittamento della consultazione democratica, causa ritardi nella registrazione degli elettori e problemi nell’allestimento dei seggi. La Corte costituzionale aveva avvallato questo rinvio sottolineando anche che Kabila dovesse restare al potere fino a nuove elezioni, che da quanto annunciato dal partito di maggioranza, il PPRD (Parti du peuple pour la reconstruction et la démocratie), non si terranno prima dell’aprile 2018.

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    Fig. 1 – Un manifestante bloccato dalla polizia a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo

    Negli scorsi mesi, scioperi e proteste organizzate dall’opposizione si erano verificati in tutto il vasto Paese africano. I sostenitori del Presidente e le forze armate hanno più volte represso nel sangue queste manifestazioni arrivando anche ad arrestare più di 200 persone, tra cui giornalisti critici verso le posizioni dell’esecutivo, ad incendiare la sede di un partito dell’opposizione e ad uccidere un prete cattolico che teneva un seminario sulla Costituzione.

    KINSHASA INFUOCATA — In previsione di possibili tensioni sociali, nella giornata lunedì, tutti gli esercizi della capitale, Kinshasa sono rimasti chiusi, mentre il Presidente ha schierato nelle strade l’esercito e agenti di polizia e ha bloccato l’accesso a tutti i social network in modo tale da ostacolare l’organizzazione di movimenti di protesta. Nonostante questo, molti cittadini si sono riversati nelle strade delle maggiori città per chiedere le dimissioni del Capo di Stato, venendo allo scontro con le forze armate. Secondo le Nazioni Unite, gli scontri hanno provocato la morte di 26 persone e il ferimento di circa 50. Organizzazioni non governative presenti sul campo hanno riferito che molti oppositori sono stati arrestati nelle altre maggiori città, specialmente a Goma, nell’est del Paese.

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    Fig. 2 – Manifestazione a favore dell’opposizione. Etienne Tshisekedi, già a luglio, aveva richiamato la necessità di indire nuove elezioni, intimando a Kabila di farsi da parte

    Ulteriori scontri si sono verificati a Pretoria, in Sud Africa, di fronte all’ambasciata della Repubblica Democratica del Congo. Secondo fonti della polizia sudafricana, oltre 250 manifestanti, arrivati a bordo di due autobus, hanno cercato di forzare l’ingesso della sede diplomatica con l’intenzione di darle fuoco. L’intervento delle forze dell’ordine ha infine placato la protesta e ha portato all’arrestato di 9 contestatori.

    TENTATIVI DI MEDIAZIONE — Il maggiore esponente dell’opposizione Etienne Tshisekedi era intervenuto attraverso un messaggio su youtube chiedendo ai congolesi di «non riconosce l’illegale e illegittima autorità di Kabila e di resistere pacificamente al suo colpo di stato». Tshisekedi, inoltre, aveva lanciato un appello di riapertura dei negoziati tra le varie fazioni politiche con la mediazione della Chiesa Cattolica, invitando, infine, l’esecutivo ad indire elezioni non più tardi dell’aprile 2017.

    Dure sono state le reazioni della comunità internazionale. Gli Stati Uniti hanno affermato che se non si indiranno elezioni al più presto, le già pesanti sanzioni inflitte a uomini vicini a Kabila saranno inasprite. Il Belgio, l’ex potenza colonizzatrice del Paese, ha affermato che riesaminerà le sue relazioni con il governo di Kabila. Dello stesso avviso, la Francia, che attraverso il suo ministro degli Affari Esteri Jean-Marc Ayrault, ha invitato l’Unione europea a fare lo stesso.

    ANNO NUOVO, NUOVE ELEZIONI — Esemplare, la mediazione svolta dalla delegazione diplomatica del CENCO (Conférence Episcopale Nationale du Congo) che ha mediato tra il Presidente Kabila, la maggioranza parlamentare e le Rassemblement, il gruppo di coalizione delle opposizioni. L’accordo raggiunto il 30 dicembre, ma non ancora firmato, prevede che Kabila nomini un capo del governo provvisorio, che entrerà in carica entro marzo 2017. A Kabila è interdetta qualsiasi modifica della Costituzione, che vieta di ricandidarsi per un terzo mandato presidenziale. Le elezioni saranno indette entro la fine del 2017.

    Matteo Nardacci

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Il discorso di Tshisekedi alla popolazione congolese e alla comunità internazionale è disponibile qui. [/box]

    Foto di copertina di GovernmentZA rilasciata con licenza Attribution-NoDerivs License

    Matteo Nardacci
    Matteo Nardacci

    Nato a Priverno (LT) nel 1991, mi sono laureato presso l’Università statale di Milano in Scienze internazionali e istituzioni europee. Dopo la laurea ho vagabondato per alcuni mesi nel Sud-Est Asiatico e successivamente mi sono trasferito a Berlino per conseguire un master in Economia internazionale e diplomazia. Le mie grandi passioni sono il calcio, la letteratura e naturalmente la geopolitica.

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