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    La Cina e l’Ordine internazionale liberale: un rapporto ambiguo

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    In 3 sorsiLa Cina si accinge a diventare uno degli attori principali sulla scena internazionale nel XXI secolo. Il crescente peso internazionale che sta assumendo la potenza asiatica la induce a diventare un soggetto responsabile all’interno del sistema internazionale. È perciò in quest’ottica che assume particolare importanza il tema della convivenza della Cina con l’ordine internazionale stabilito

    1. IL RAPPORTO CON L’ORDINE LIBERALE – L’attuale ordine internazionale, nato alla fine della Seconda guerra mondiale e promosso in modo particolare dagli Stati Uniti, si può definire come l’insieme di quelle istituzioni internazionali, trattati e norme che tentano di regolare il sistema internazionale e i rapporti tra gli Stati. Esso viene definito “liberale” poiché promuove i valori del libero mercato, della democrazia e del rispetto dei diritti umani.
    La Cina possiede un rapporto ambiguo nei confronti dell’ordine liberale e, nonostante faccia parte di alcune delle più importanti istituzioni internazionali che sono al centro di questo ordine globale, tra cui le Nazioni Unite e l’Organizzazione Mondiale del Commercio, non essendo uno Stato liberale, si è mostrata più volte restia ad accettare e condividere alcune delle norme e dei valori dell’attuale sistema internazionale.
    Pechino sembra mostrarsi favorevole solo alle regole e alle istituzioni che si rivelano compatibili con il proprio interesse nazionale e che favoriscono la crescita economica cinese. Ad esempio, la Cina ha voluto fortemente entrare all’interno dell’OMC e oggi cerca di ottenere lo status di economia di mercato che le consentirebbe di acquisire enormi vantaggi in ambito commerciale. Al tempo stesso, non accetta ingerenze da parte delle istituzioni internazionali o attori esterni riguardo ad esempio a questioni di sicurezza, come nel caso delle dispute territoriali nel Mar Cinese Meridionale o a questioni legate ai diritti umani.
    Nel tempo, la pragmatica politica estera cinese ha comunque portato Pechino a cambiare il proprio consenso verso alcune norme ed istituzioni dell’ordine internazionale, a seconda del mutamento dei propri interessi. Questa ambiguità ha fatto sollevare più volte il dubbio, soprattutto a Washington, se in futuro la Cina abbraccerà l’attuale ordine internazionale, probabilmente cambiandone alcune regole, oppure se cercherà di rovesciarlo per imporne uno proprio.

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    Fig. 1 – Il Vice-ministro per il commercio estero e l’economia Long Yongtu in un discorso alla conferenza ministeriale dell’OMC a Singapore nel 1996

    2. L’ASCESA DELLA POTENZA CINESEL’adesione o meno della Cina all’ordine internazionale liberale è una questione cruciale e notevolmente analizzata soprattutto negli Stati Uniti attraverso il dibattito che si è generato sul tema della China’s Rise. Due sono le tesi contrapposte che animano tale dibattito: la prima, definita “pessimista”, vede nell’ascesa della Cina una minaccia per gli Stati Uniti e la guerra tra le due potenze inevitabile, questa tesi si basa sulle teorie neo-realiste ed ha come massimo esponente John Mearsheimer; la seconda, che viene al contrario indicata come “ottimista”, si basa sulle teorie neo-liberali di John Ikenberry, il quale indica come invece l’emergente potenza cinese possa essere assimilata all’interno dell’ordine liberale internazionale rafforzandolo.
    Dal modo in cui emergerà la potenza cinese deriverebbe infatti la possibilità di una convivenza pacifica tra Pechino e l’ordine internazionale costituito a guida americana. Questo perché l’ascesa di una potenza può portare alla rottura dell’equilibrio stabilito dall’ordine internazionale vigente e condurre così a quella che viene definita transizione di potenza, ovvero quando il potere della potenza dominante, in questo caso gli Stati Uniti, viene messo in discussione da una potenza emergente, in questo caso la Cina.
    Nella storia, la transizione di potenza ha quasi sempre portato al conflitto tra grandi potenze. Molti, soprattutto a Washington, temono che con il crescere della potenza cinese possa crescere anche l’ambizione della Cina di sovvertire l’ordine internazionale costituito attraverso l’uso della forza.
    Tuttavia, l’eccezionale crescita economica cinese è potuta avvenire proprio grazie all’adesione di Pechino ad alcune delle istituzioni internazionali già citate, il che le ha fatto guadagnare un maggior prestigio e rappresentanza sulla scena internazionale. Per la Cina, quindi, tentare di sovvertire l’ordine internazionale potrebbe essere non solo costoso, ma anche controproducente. Tutt’oggi la potenza asiatica non sembra infatti proporre un sistema ideologico o di valori alternativo all’ideologia liberale. Non sembra avere perciò alcuna intenzione di opporsi all’ordine internazionale. Piuttosto, Pechino si sta proponendo come costruttrice di nuove istituzioni internazionali e sta cercando di modificare alcune norme internazionali in modo da rendere il sistema maggiormente cina-centrico.

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    Fig. 2 – Cerimonia di fondazione dell’AIIB il 24 ottobre 2014 a Pechino

    3. L’INIZIATIVA CINESE – Per l’establishment cinese, il sistema globale si sta evolvendo e l’ordine internazionale dominato dagli Stati Uniti non riesce ad adeguarsi a tale cambiamento. Pechino sta così assumendo sempre di più l’iniziativa come creatrice di istituzioni, soprattutto in ambito economico. Recentemente ha fondato la Asian Infrastructure Investement Bank (AIIB), che ha come obiettivo il finanziamento di infrastrutture in Asia allo scopo di sostenere lo sviluppo economico del continente e la New Development Bank (l’ex banca BRICS), per finanziare lo sviluppo delle economie emergenti. Pechino ha anche avanzato una proposta per istituire una Regional Comprehensive Economic Partnership (RCEP) in modo da creare una propria architettura di commercio regionale come alternativa al Trans-Pacific Partnership (TPP), che però, con Trump alla Casa Bianca, sembra ormai avviarsi verso un difficile cammino.
    Washington si è opposta ad alcune delle iniziative cinesi, soprattutto nel caso dell’AIIB, di cui ha criticato l’assenza di tutele verso i diritti umani e in generale standard di governance poco adeguati. In realtà, una Cina costruttrice di organizzazioni internazionali potrebbe essere proprio nell’interesse degli Stati Uniti. Una Cina responsabile nella costruzione dell’ordine internazionale non sarebbe favorevole a distruggerlo, aumentando così le possibilità di una pacifica convivenza tra Washington e Pechino.
    Il futuro è però pieno di incognite. Se il Presidente eletto Donald Trump confermerà le sue linee politiche isolazioniste e protezioniste, soprattutto nei confronti delle merci cinesi, l’atteggiamento di Pechino nei confronti dell’ordine liberale internazionale potrebbe mutare. Una Washington particolarmente ostile potrebbe portare ad una convivenza poco pacifica tra la Cina e l’ordine internazionale liberale, il che avrebbe conseguenze nefaste per la pace mondiale.

    Daniele Speciale

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    La Repubblica popolare cinese è entrata a far parte delle Nazioni Unite al posto della Repubblica di Cina (l’attuale governo di Taiwan) nel 1971, prendendone anche il posto all’interno del Consiglio di Sicurezza. In seguito è entrata a far parte di molte altre istituzioni internazionali tra cui la più importante è stata senza dubbio l’ingresso nel 2001 all’interno dell’Organizzazione Mondiale del Commercio. [/box]

    Foto di copertina di Thomas Depenbusch rilasciata con licenza Attribution License

    Daniele Speciale
    Daniele Speciale

    Sono nato a Ivrea, in provincia di Torino, nel 1988. Da sempre appassionato di storia, sono poi rimasto affascinato dalle tematiche riguardanti la geopolitica. Ho deciso così di intraprendere una carriera universitaria basata sulle Relazioni internazionali, conseguendo dapprima la laurea triennale in Scienze politiche e Relazioni internazionali all’Università della Valle d’Aosta e, successivamente, la magistrale in Scienze internazionali all’Università di Torino. Durante la stesura della mia tesi magistrale incentrata sull’egemonia americana e sul multipolarismo emergente, ho potuto apprezzare e studiare in modo approfondito i grandi autori della disciplina delle Relazioni internazionali. Mi appassiona scrivere di politica internazionale ed è proprio grazie a questa mia passione che ho potuto incontrare il Caffè.

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