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    La visita del Papa in Egitto e la Conferenza Internazionale per la Pace ad Al-Azhar

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    In 3 sorsiA quasi tre settimane di distanza dai sanguinosi attentati di Alessandria e Tanta, Papa Francesco si è recato in Egitto per una storica visita di due giorni, in un “viaggio di unità e fratellanza” tra cristiani e musulmani, nell’ambito della Conferenza Internazionale per la Pace

    1. LA VISITA DEL PAPA – Venerdì 28 aprile, nel primo pomeriggio, Papa Francesco è atterrato all’aeroporto del Cairo per una storica visita di 27 ore, 17 anni dopo che l’ultimo Pontefice, Giovanni Paolo II, si era recato in Egitto. Il programma della visita è stato serrato: prima tappa il palazzo presidenziale di Heliopolis, per il formale benvenuto nel Paese, lo scambio dei doni ed un incontro a porte chiuse con il presidente Al-Sisi. Dunque, in una città blindata e tesa, ancora scossa dai recenti attentati alle chiese copte di Tanta ed Alessandria, Papa Francesco ha raggiunto la prestigiosa Università di Al-Azhar, accolto dal grande Imam Ahmad Al-Tayyib, già incontrato lo scorso anno in Vaticano e con cui ha potuto conversare privatamente per circa 20 minuti, prima di pronunciare il suo primo discorso al Conference Centre. Dopo aver ringraziato suo “fratello” l’Imam per l’invito, il Papa ha offerto ad una platea ricca di colori e fedi da tutto il mondo un flusso di pensieri che ha tratto spunto dalla “gloriosa storia” della terra d’Egitto, “terra di civiltà e terra di alleanze”. Terra di civiltà, in cui sapienza ed istruzione sono state e devono ancora essere “scelte feconde di sviluppo, necessarie per un avvenire di pace”. Una pace costruita grazie all’educazione delle giovani generazioni e al dialogo inter-religioso, all’apertura e al dialogo con l’altro, nel riconoscimento dei suoi diritti e delle sue libertà fondamentali. L’Egitto è anche, storicamente, terra di alleanze, terra in cui “le differenze di religione hanno costituito una forma di arricchimento reciproco al servizio dell’unità nazionale”. Contrastare la violenza è “presupposto necessario per questa terra di alleanze” e, a ciò, sono chiamate le religioni. In quanto responsabili religiosi, dice il Pontefice, “siamo tenuti a denunciare le violazioni contro la dignità umana e contro i diritti umani, a portare alla luce i tentativi di giustificare ogni forma di odio in nome della religione e a condannarli come falsificazione idolatrica di Dio”. Ad applaudire le parole di Papa Francesco, oltre alle eminenti personalità del mondo musulmano sunnita, anche rappresentanti del mondo cristiano, cattolico ed ortodosso. Erano presenti, su invito dell’Imam Al-Tayyib, il patriarca cattolico-caldeo in Iraq, Louis Raphaël I Sako, e Bartolomeo, patriarca ecumenico di Costantinopoli. Più tardi, nel pomeriggio, il secondo discorso del Pontefice, di fronte alle autorità egiziane ed alla presenza del presidente Al-Sisi: “Abbiamo il dovere di smontare le idee omicide e le ideologie estremiste, affermando l’incompatibilità tra la vera fede e la violenza, tra Dio e gli atti di morte”. Dunque, un appello per la pace in Medio Oriente: “Pace per questo amato Paese! Pace per tutta questa regione, in particolare per Palestina e Israele, per la Siria, per la Libia, per lo Yemen, per l’Iraq, per il Sud Sudan, pace a tutti gli uomini di buona volontà!”. In serata, l’ultimo significativo incontro con il Papa copto Tawadros II, scampato all’attentato alla cattedrale di Alessandria della Domenica delle Palme. Da lui il Pontefice è stato accolto al Patriarcato copto-ortodosso del Cairo, in cui ha avuto luogo un colloquio privato, prima della firma di una dichiarazione congiunta e della visita alla la Chiesa di San Pietro “al-Boutrosiyya, dove lo scorso 11 dicembre un attentato suicida rivendicato dall’Isis uccise 29 persone.

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    Fig. 1 – Papa Francesco incontra il Papa copto-ortodosso Tawadros II  nella cattedrale di San Marco 

    2. LA CONFERENZA PER LA PACE DI AL-AZHAR – Se quello del Pontefice in Egitto è stato un viaggio ecumenico, occasione di solidarietà ed unione nel mondo cristiano, dalle sue parole è evidente come non meno importante sia stato lo slancio inter-religioso di avvicinamento al mondo musulmano, cui doveva giungere un messaggio di fratellanza. Non solo. In questo senso, è ancora più significativo notare il contributo dato dalla comunità musulmana sunnita, promotrice, attraverso l’Università di Al-Azhar e il grande Imam Al-Tayyib, della, forse poco pubblicizzata, Conferenza Internazionale per la Pace. Iniziata il 27 aprile, alla Conferenza, quasi interamente musulmana, voluta ed organizzata dal grande Imam, sono intervenuti leader e rappresentanti religiosi da tutto il mondo, per un incontro di dialogo e confronto tra le religioni in un’epoca di crisi umanitarie e conflitti. E se Papa Francesco ha fatto universalmente appello alle necessità di pace e fratellanza e alle responsabilità dei leader religiosi per la difesa dei diritti umani e delle libertà fondamentali, Al-Tayyib, in una prospettiva pur meno universale, ha difeso l’Islam dalle accuse di terrorismo (“Non dobbiamo giudicare le religioni in base ai comportamenti errati di alcuni”) e sostenuto l’impegno di Al-Azhar a “collaborare per radicare la filosofia della coesistenza, rispettare il credo degli altri ed impegnarci insieme per un piano concordato di dialogo tra le religioni”.

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    Fig. 2 – Papa Francesco con il grande Imam di Al-Azhar alla Conferenza Internazionale per la Pace

    3. IL SIGNIFICATO DELLA VISITA – L’Egitto, Paese mediorientale storicamente strategico dal punto di vista geopolitico e da sempre oggetto di grande attenzione da parte delle potenze occidentali, è stato invece, in questa occasione, centrale per il ruolo ideologico e religioso di riferimento nel mondo musulmano sunnita. Sebbene nell’Islam manchi quella struttura verticistica che permette di individuare in un’unica guida il ruolo direttivo in ambito religioso, “la splendida” Al-Azhar storicamente rappresenta, oltre al più prestigioso centro d’insegnamento religioso dell’Islam sunnita, l’autorità di riferimento della tradizione giuridica islamica, costruita attraverso le fatāwā (pareri) emesse dagli ʿulamāʾ (dotti) per chiarire le controversie nell’interpretazione ed applicazione della legge islamica. Oggi l’università, come l’Egitto, il mondo arabo e la stessa Europa, soffre i proseliti dell’estremismo religioso e subisce l’accusa di non contribuire abbastanza alla lotta contro il radicalismo. La Conferenza Internazionale per la Pace e l’incontro con il Papa dovevano, in quest’ottica, rappresentare una sfida musulmana al terrorismo, l’avvio di una nuova fase di dialogo inter-religioso ed un’occasione, per l’Islam, di affrontare i suoi problemi interni, dalla necessaria educazione e formazione delle giovani generazioni per combattere le radicalizzazioni ad una nuova esegesi dei testi. Anche il viaggio e gli incontri di Papa Francesco vanno interpretati alla luce del loro significato simbolico e nella prospettiva di un forte impatto sulle coscienze dei singoli, sul piano individuale quindi, non tanto su quello istituzionale e diplomatico. Le parole del Papa e l’abbraccio con il grande Imam, il discorso di Al-Tayyib e gli appelli al dialogo inter-religioso colpiscono gli animi dei fedeli entro ed oltre i confini dell’Egitto, in un mondo in cui le religioni diventano armi ed i populismi conquistano consensi. Il messaggio lanciato è forte, ma non va sopravvalutato. L’Egitto in cui è stato accolto il Pontefice è lo stesso Egitto dello stato di emergenza, delle repressioni del regime, delle violazioni dei diritti umani, della crisi economica e sociale che sfianca un popolo disilluso ed alimenta le radicalizzazioni. Il Medio Oriente oggi è la guerra in Siria, l’Iraq, lo Yemen, il caos libico, i milioni di profughi e le morti nel Mediterraneo. Lo scenario attuale è complesso e la religione non ne è la causa.

    Maria Di Martino

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    • Non solo ecumenica, la visita del Papa è stata anche visita pastorale agli altri sei riti cattolici presenti in Egitto oltre alla Chiesa latina (copto-cattolico, armeno, maronita, caldeo, melchita e l’eparchia del Cairo dei Siri).
    • Grazie al dialogo promosso da Tawadros II nel febbraio 2013, al termine di una settimana di preghiera per l’unità dei cristiani, è stato istituito il Consiglio Nazionale delle Chiese cristiane, che per la prima volta ha riunito i cristiani d’Egitto e favorito un avvicinamento anche tra le confessioni cattoliche.
    • Una dichiarazione congiunta, firmata da Papa Francesco e dal patriarca di Alessandria Tawadros II, ha annunciato la volontà delle due Chiese di impegnarsi a riconoscere il rispettivo battesimo (“sincerely seek not to repeat baptisms”), cosa che, nel tempo, potrebbe contribuire ad agevolare i matrimoni inter-religiosi tra copti cattolici ed ortodossi.

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    Foto di copertina di twiga_swala Licenza: Attribution-ShareAlike License

    Maria Di Martino
    Maria Di Martino

    Classe 1991, coltivo la passione per il mondo arabo fin dagli studi triennali all’Orientale di Napoli, dove lo studio della lingua, della storia e delle istituzioni musulmane mi ha insegnato ad osservare le dinamiche mediorientali con lo sguardo di un vicino consapevole della loro importanza. Laureata magistrale in Relazioni Internazionali alla Sapienza di Roma, con una tesi in diritto internazionale dell’economia e dello sviluppo, all’interesse per l’analisi geopolitica accompagno una personale sensibilità per i diritti umani, sognando un futuro di ricerca e azione per la loro difesa, poiché ancora idealisticamente convinta che parlare di Stati possa significare, prima di tutto, parlare di persone.

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