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    La vampa d’agosto: Kim, Trump e una crisi sempre più pericolosa

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    In 3 sorsiLa guerra verbale tra Washington e Pyongyang rischia di degenerare in un conflitto armato vero e proprio. Sia Kim Jong-un che Donald Trump sembrano prigionieri del proprio ego e continuano a muoversi verso un’escalation pericolosa, mettendo a rischio i fragili equilibri della regione Asia-Pacifico

    1. GUERRA DI NERVI – La crisi nordcoreana non smette di turbare le vacanze estive della comunità internazionale. Nei giorni scorsi Donald Trump ha infatti affermato di fronte alla stampa che ogni minaccia della Corea del Nord alla sicurezza americana verrà affrontata “con un fuoco e una furia che il mondo non ha mai visto”. In un’altra occasione ha poi aggiunto che gli USA sono “carichi e pronti” a usare le proprie risorse militari se Pyongyang dovesse seguire un corso d’azione “poco saggio” in Asia orientale. Le parole di Trump hanno fatto scalpore e hanno provocato l’immediata reazione del regime nordcoreano, che ha fatto sapere di stare approntando dei piani per un’azione militare dimostrativa (o forse addirittura un attacco missilistico) contro la base americana di Guam, nell’Oceano Pacifico. Tali piani dovrebbero essere sottoposti questa settimana all’attenzione di  per un’eventuale approvazione. Si tratta di una minaccia reale o di una semplice mossa propagandistica? Come sempre quando si parla di Corea del Nord, è difficile distinguere tra informazioni veritiere e bugie mediatiche, ma è bastata la semplice menzione di un attacco a Guam per allarmare tutte le nazioni dell’Asia-Pacifico e per rendere nervosi i mercati finanziari internazionali, che hanno vissuto contrattazioni piuttosto altalenanti durante la scorsa settimana. E la tensione ha colpito seriamente anche il dollaro, ai minimi contro lo yen da inizio estate.

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    Fig. 1 – Manifestazione di protesta a Londra contro le dichiarazioni di Trump sulla crisi nordcoreana, 11 agosto 2017

    2. KIM ALLE STRETTE – Il botta e risposta tra Kim e Trump dei giorni scorsi segue le nuove sanzioni contro Pyongyang approvate recentemente all’ONU, che hanno colpito soprattutto le esportazioni di minerali e prodotti ittici nordcoreani. Per il regime di Kim, già alle prese con una grave crisi agraria provocata dalla siccità, si è trattato certamente di un duro colpo e il Governo nordcoreano non ha nascosto la sua collera verso gli “alleati” russo e cinese, che si sono di fatto schierati a sostegno  della nuova stretta economica proposta da Washington. Per la Cina, a dire il vero, si è trattato di un sacrificio piuttosto lieve: ormai Pechino può fare tranquillamente a meno delle importazioni di carbone nordcoreano, ridotte a zero da diversi mesi, e il suo sostegno alle nuove sanzioni è stato “ricompensato” dalla Casa Bianca con un alleggerimento delle misure punitive contro banche e compagnie cinesi sospettate di sostenere i programmi militari nordcoreani. Il Governo cinese ha comunque ribadito la sua contrarietà ad un’azione militare contro Pyongyang e insiste per una risoluzione pacifica della questione, spalleggiato dalla Russia. Il piano dei due Paesi per risolvere la crisi prevede il congelamento dei test missilistici e nucleari nordcoreani in cambio di una sospensione delle esercitazioni militari tra USA e Corea del Sud a ridosso del 38esimo parallelo, ma appare improbabile che Washington e Seul accettino una simile proposta. Non a caso il vertice ASEAN di Manila della scorsa settimana ha rivelato le profonde divergenze esistenti tra i membri del Consiglio di Sicurezza dell’ONU e tra i Paesi dell’Asia-Pacifico, impedendo  l’adozione di una posizione comune verso Pyongyang.

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    Fig. 2 – Batterie di missili PAC-3 delle Forze di Auto-Difesa giapponesi schierate nella prefettura di Hiroshima, 12 agosto 2017

    Ma Kim non ha di che gioire per le divisioni del fronte avverso: il danno economico delle sanzioni e il  graduale potenziamento delle difese anti-missile di Giappone e Corea del Sud rischiano di annullare il deterrente del suo arsenale missilistico, esponendolo ad eventuali rappresaglie americane. Allo stesso tempo il leader nordcoreano è conscio che un suo attacco proditorio agli USA significherebbe la perdita irrimediabile della protezione cinese, come ben esplicitato sabato a mezzo stampa da Pechino. Per quanto legata a Pyongyang da un formale trattato di alleanza difensiva (in vigore sin dal 1961) e contraria a una riunificazione della Corea a guida americana, la Cina non ha infatti alcuna intenzione di mettere in gioco la sua crescente influenza globale per difendere il comportamento “irrreponsabile” della dirigenza nordcoreana. Anche la pazienza del Governo cinese ha un limite e Kim sembra averlo superato ampiamente con i test missilistici del mese scorso, che hanno scatenato la reazione quasi isterica dell’amministrazione Trump. In caso di un’azione nordcoreana contro Guam, il Dragone resterà neutrale e Pyongyang dovrà vedersela da sola con la furiosa reazione americana. Ciò nonostante, Kim non sembra voler retrocedere dal suo atteggiamento provocatorio e nei prossimi giorni potrebbe fare un ulteriore passo verso l’abisso. In parte perché è prigioniero del suo rischioso gioco diplomatico, basato esageratamente sulla deterrenza del suo arsenale militare, e in parte perché non dispone di adeguate vie di comunicazione con il suo imprevedibile interlocutore americano, cioè Donald Trump.

    3. DONALD TRUMP: UN’INCOGNITA ESPLOSIVA – Ed è proprio Trump a preoccupare maggiormente Governi e analisti internazionali. La sua retorica incendiaria, espressa soprattutto via Twitter, e la sua tendenza a scavalcare gli esponenti più avveduti della sua amministrazione, come il Segretario alla Difesa Mattis, rischiano infatti di far degenerare lo scontro verbale con Kim in guerra aperta.

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    Fig. 3 – Il missionario canadese Hyeon Soo Lim viene riabbracciato dalla sua congregazione dopo essere stato liberato dalla Corea del Nord, 13 agosto 2017

    Inoltre, la Casa Bianca continua ad avere un atteggiamento estremamente contraddittorio sul problema nordcoreano: da un lato minaccia di usare la forza militare per fermare il programma missilistico di Kim, ma dall’altro cerca ancora la collaborazione della Cina per una risoluzione pacifica della disputa e sostiene di non mirare ad alcun rovesciamento violento del regime di Pyongyang. Tuttavia queste “rassicurazioni” sono accompagnate da minacce di guerra commerciale a Pechino e dal continuo rafforzamento delle esercitazioni militari congiunte con la Corea del Sud, che prevedono anche la simulazione di raid aerei mirati contro la leadership nordcoreana. In sostanza, molto muscolarismo ma poca voglia di dialogare e fare concessioni, col risultato di rendere difficile qualsiasi negoziato diplomatico con l’altra parte. L’impressione è che il dilettantismo di Trump e la sua ricerca di un facile consenso dopo gli scandali dei mesi scorsi stiano spingendo Washington verso un’escalation pericolosa, che potrebbe avere effetti devastanti per la pace mondiale. Anche perché la Cina ha promesso sì di essere neutrale, ma solo in caso di attacco nordcoreano agli USA. Su qualsiasi altra opzione Pechino si tiene le mani libere e se un intervento militare americano in Corea dovesse minacciare il confine sul fiume Yalu non è detto che il Dragone resterà davvero a guardare. Uomo avvisato…

    Simone Pelizza

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Una delle poche notizie positive di questi giorni è la liberazione del missionario canadese Hyeon Soo Lim, imprigionato due anni fa in Corea del Nord con l’accusa di “voler rovesciare” il regime di Kim. L’uomo è stato ufficialmente rilasciato per motivi umanitari ma la mossa potrebbe essere un tentativo di Pyongyang di mandare segnali distensivi verso la comunità internazionale.[/box]

    Foto di copertina di teakwood Licenza: Attribution-ShareAlike License

    Simone Pelizza
    Simone Pelizzahttp://independent.academia.edu/simonepelizza

    Piemontese doc, mi sono laureato in Storia all’Università Cattolica di Milano e ho poi proseguito gli studi in Gran Bretagna. Dal 2014 faccio parte de Il Caffè Geopolitico dove mi occupo principalmente di Asia e Russia, aree al centro dei miei interessi da diversi anni.
    Nel tempo libero leggo, bevo caffè (ovviamente) e faccio lunghe passeggiate. Sogno di andare in Giappone e spero di realizzare presto tale proposito. Nel frattempo ho avuto modo di conoscere e apprezzare la Cina, che ho visitato recentemente per lavoro.

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