utenti ip tracking
domenica 29 Novembre 2020
More

    Speciale COVID-19

    Che cosa succede in Portogallo?

    In 3 sorsi - Tra aumento dei casi di Covid-19, elezioni...

    Covid e tribù dominano le elezioni in Giordania

    In 3 sorsi - Le elezioni parlamentari in Giordania non hanno...

    Il rapporto franco-tedesco a seguito della pandemia

    In 3 sorsi - A seguito della pandemia la Germania sta...

    Stop al virus della disinformazione

    La pandemia ha offerto nuove opportunità ai gruppi criminali? Decisamente tante,...

    Hamas lo vuole morto

    In breve

    Dove si trova

    Puoi leggerlo in 3 min.

    Arrestati alcuni attivisti di Hamas che volevano uccidere il Presidente palestinese Abu Mazen. L’obiettivo è chiaro: far naufragare i colloqui di riconciliazione con Fatah, e provare a prendere anche il controllo della Cisgiordania. Ecco come

    IL PIANO – Una decina di attivisti di Hamas, arrestati dalle forze di sicurezza palestinesi, hanno confessato di seguire da tempo i movimenti di Mahmud Abbas, meglio conosciuto come Abu Mazen, per venire a conoscenza dei dettagli relativi alle sue forze di sicurezza personali, al chiaro scopo di assassinare il Presidente palestinese. Il Segretario dell’Autorità Palestinese, Taib Abd-Arahim, ha svelato i dettagli dell’operazione. L’arresto è avvenuto lunedì 29 Giugno. Gli uomini arrestati, tutti di un’età compresa tra i 25 e i 30 anni, avevano con sé armi, mappe e fotografie di molti degli uomini più importanti dell’Autorità Palestinese. Fonti delle forze di sicurezza palestinesi hanno dichiarato che nelle confessioni degli uomini arrestati sono emersi chiaramente i tentativi di attaccare le istituzioni palestinesi, eliminando diversi uomini di spicco dell’Autorità Palestinese. In particolare, è emerso come questi seguissero con attenzione gli spostamenti di Abu Mazen, per tentare di ucciderlo. 

    COMMENTI – A seguito di quanto avvenuto, il portavoce di Fatah, Fahmi Zarir, ha dichiarato che “L’intento di Hamas è evidente: fare naufragare i colloqui di riconciliazione in corso al Cairo tra Hamas e Fatah,facendo tornare il caos in Cisgiordania, dopo che negli ultimi due anni abbiamo assistito ad un crescente livello di sicurezza sul territorio”. Un portavoce dell’ala militare di Hamas ha negato con forza (come era prevedibile) qualsiasi collegamento tra questi uomini e Hamas stesso. Di certo, però, se questi legami fossero reali, quanto accaduto sarebbe un segnale chiaro non solo della volontà di Hamas di far naufragare i colloqui del Cairo, ma anche della volontà di perpetrare un vero e proprio tentativo di colpo di stato ai danni dell’Autorità Palestinese.   

    content_280_2

    ALTRO CHE RICONCILIAZIONE              Ulteriori indizi a sostegno di questa volontà provengono dalle parole del portavoce delle forze di sicurezza palestinesi, Adnan Ad-Damiry, che ha annunciato il sequestro da parte delle forze di sicurezza della Cisgiordania di ingenti quantità di armi ed esplosivi posseduti da Hamas nei distretti di Nablus, Qalqilya ed Hebron. Armi ed esplosivi, sostiene Ad-Damiry, destinati ad essere usati “in maniera abominevole” contro le forze dell’Autorità Palestinese.La strategia di Hamas in Cisgiordania è ormai chiara agli occhi delle forze di sicurezza palestinesi. Sono diversi ormai gli appartamenti acquistati e trasformati in centri operativi di collegamento tra la Striscia di Gaza e la Cisgiordania. Da qui partono i piani volti ad eliminare alcune cariche dell’Autorità Palestinese e a minacciare la sicurezza della regione.Le forze palestinesi hanno inoltre sequestrato in questi centri 8,5 milioni di dollari entrati illegalmente in Cisgiordania, per finanziare e sostenere la forza militare di Hamas in Cisgiordania.Dall’altra parte, Hamas denuncia la massiccia ed indiscriminata campagna di arresti dei suoi attivisti in Cisgiordania. Anche sabato si sono registrati quattro nuovi arresti, tra cui uno ai danni di una donna, a Qalqilya, Tulkarem e Nablus. Hamas accusa Fatah di torturare tali prigionieri in carcere, e chiede il rilascio almeno della donna arrestata, dichiarando agli ufficiali egiziani, ai leader dei partiti palestinesi e alle organizzazioni umanitarie che “occorre interrompere questa manipolazione del destino palestinese, mostrando la verità sulle persone arrestate e torturate”. Questa la risposta di Ad-Damiry: “Vengono arrestati solo gli uomini sospettati di contrabbando di armi o denaro. Continueremo il nostro lavoro fino a quando Hamas non smetterà di pianificare i suoi atti illegali, così come fa nella Striscia di Gaza, per mantenere la sicurezza nella regione. La verità è che se arrivasse uno Tsunami sulla Cisgiordania, Hamas direbbe che è colpa dell’Autorità Palestinese”.

     SCENARI NEFASTI – La storia di questi luoghi ci insegna che tutto può cambiare da un momento all’altro. Ma i fatti degli ultimi giorni ci dicono chiaramente che i tentativi di riconciliazione tra Hamas e Fatah sinora non stanno portando ad alcun frutto positivo. E senza questi frutti, difficilmente nel breve periodo gli scenari palestinesi saranno diversi da un caos generale ed indiscriminato. 

    Alberto Rossi redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Alberto Rossi
    Alberto Rossi

    Classe 1984, laureato nel 2009 in Scienze delle Relazioni Internazionali e dell’Integrazione Europea all’Università Cattolica di Milano (Facoltà di Scienze Politiche). La mia tesi sulla Seconda Intifada è stata svolta “sul campo” tra Israele e Territori Palestinesi vivendo a Gerusalemme, città in cui sono stato più volte, che porto nel cuore e in cui andrei domani a vivere (e sì, sembra assurdo, ma anche mia moglie Cristina verrebbe di corsa con me. Nostra figlia Anita invece, nata a maggio 2015, ancora non ci ha detto cosa ne pensa). Vivo a Milano, dopo 28 anni di Brianza, e sono Responsabile Marketing della Fondazione Italia Cina e analista del CeSIF (Centro Studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina). Tra le mie passioni, il calcio (portiere, allenatore, tifoso), la politica, i libri di Giovannino Guareschi, i giochi di magia, il teatro, la radio. Già, la radio: nel 2009 conducevo un programma di esteri su Bmradio.it, e con alcuni amici/colleghi appassionati di geopolitica e relazioni internazionali ci siamo detti: la radio non basta, dovremmo inventarci qualcosa di più per parlarne… Ecco, Il Caffè Geopolitico, di cui sono Presidente, è nato più o meno così.

    Articolo precedenteTerror Football
    Articolo successivoTra poco si vota

    Ti potrebbe interessareCORRELATI
    Letture suggerite

    LASCIA UN COMMENTO

    Inserisci qui il tuo commento
    Inserisci il tuo nome