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    In 3 sorsi  La sentenza sulla deforestazione decreta che le persone da proteggere sono “le generazioni future”, ovvero, quelle che verranno, e l’ambiente naturale (in questo caso, la foresta amazzonica) è un soggetto di diritto.

    1. DEFORESTAZIONE AMAZZONICA, LA CAUSA INTENTATA DAI GIOVANI

    Una notizia importante che pone un principio giuridico fondamentale arriva dalla Colombia. Un gruppo di 25 tra ragazzi e bambini ha portato lo Stato davanti alla corte suprema che ha condannato il governo a presentare, nel giro di 4 mesi, un piano di azione concreto contro la deforestazione amazzonica, principale causa del cambio climatico nel Paese.

    Secondo dati dell’Istituto di Idrologia, Meteorologia e Studi Ambientali (Ideam) citati dal portale specializzato Mongabay, nel 2016 il disboscamento fraudolento è aumentato del 44% rispetto all’anno precedente (quasi 180 mila ettari di boschi nativi persi), e le Ong del settore avvertono di un ulteriore peggioramento della situazione. Il prelievo illegale di legname è la causa della repentina scomparsa dei boschi e del conseguente cambiamento climatico.

    I 25 giovanissimi – tra i 7 e i 26 anni di età – attraverso Dejusticia, centro di studi giuridici e sociali di Bogotá del quale fa parte una di loro, l’avvocato Gabiela Eslava, hanno denunciato per questo il governo colombiano, ottenendo una insperata vittoria. La causa è stata denominata “causa per la ‘tutela delle generazioni future e cambiamento climatico”.

    La “tutela giuridica”, azione legale presentata dai ragazzi, è definita come un “procedimento di richiesta di protezione dei diritti delle persone dispensato da giudici e tribunali”.

    Il precedente stabilito dalla sentenza è che in questo caso, le persone da proteggere sono “le generazioni future”, ovvero, non sono ancora nate, e l’ambiente naturale (in questo caso, la foresta amazzonica) è un soggetto di diritto, come lo è nella legislazione dell’Ecuador. Unico altro caso analogo, nel quale l’Amazzonia è stata considerata titolare di diritti da proteggere, e di manutenzione e riparazione a carico dello Stato, è la causa del fiume Atrato, nel quale la Corte Costituzionale ha difeso la foresta.

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    Fig. 1 – La foresta colombiana è molto apprezzata anche per il birdwatching

    2. FONDAMENTO GIURIDICO DELLA SENTENZA

    Secondo i calcoli dell’Ideam a causa del cambiamento climatico la temperatura in Colombia potrebbe aumentare di 1,6 gradi per l’anno 2041, e ciò provocherebbe una riduzione delle piogge di circa un terzo, con gravi conseguenze sul territorio.

    La Corte di Cassazione Civile (l’ultima istanza) ha accolto questa tesi ed ha emesso una sentenza che segnerà un prima e un dopo in materia di giustizia ambientale nel Paese e in America Latina. Non solo dà ragione ai giovani, ma ha determinato che il governo è stato inefficiente nella protezione dei diritti delle generazioni future. Siamo di fronte a “un danno imminente e grave”, si legge nella sentenza, poiché la deforestazione provoca, com’è noto, «l’emissione di diossido di carbonio verso l’atmosfera, producendo l’effetto serra, che trasforma e frammenta gli ecosistemi ed altera le risorse idriche». Ed ora il principio è scritto nero su bianco nella giurisprudenza colombiana, alla quale potranno accogliersi i promotori di procedimenti giudiziari simili.

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    Fig.2 – Un altro grande pericolo è costituito dagli incendi dolosi

    3. LA CONDANNA DELLO STATO

    La Corte ordina alla Presidenza della Repubblica e alle autorità nazionali, regionali e municipali, di adottare un piano di azione nel corto, medio e lungo termine per proteggere la regione amazzonica, piano che dovrà essere presentato entro 4 mesi dalla pubblicazione della sentenza. Il piano dovrà contenere un “patto intergenerazionale per la vita dell’Amazzonia colombiana” nel quale si adottino misure dirette all’eliminazione della deforestazione e alla riduzione emissioni di gas a effetto serra, con precise strategie nazionali, regionali e locali preventive, obbligatorie, correttive e pedagogiche. Inoltre, tutti i comuni del territorio amazzonico dovranno modificare entro 5 mesi i loro piani di ordinamento territoriale per eliminare la deforestazione, mentre le forze dell’ordine egli enti di difesa dell’ambiente dovranno stabilire un piano di risposta celere alle denunce pervenute all’Ideam.

    Forse non è un caso ma, finora, nessun rappresentante degli enti pubblici condannati ha voluto rilasciare dichiarazioni. «Per la prima volta nella storia del Paese – ha pubblicato il settimanale Semana sostenible – un organismo giudiziario riconosce che il cambiamento climatico ha effetti potenzialmente dannosi sulla salute e sulla vita umana, e ordina allo Stato di effettuare azioni concrete per mitigarlo».

    Secondo César Rodríguez Garavito, direttore di Dejusticia e avvocato dei 25 giovani, «costituisce un passo fondamentale sulla linea che altri alti tribunali stanno seguendo nel mondo. In questo caso, oltre a raccogliere il consenso scientifico circa l’importanza dei boschi nella mitigazione del cambiamento climatico, dichiarando l’Amazzonia soggetto di diritto, permette di proteggere questo ecosistema essenziale per la Colombia e per l’umanità intera».

    articolo precedentemente edito su www.uci.it

    Andrea Martire

    [box type=”shadow” align=”aligncenter” class=”” width=””]Un chicco in più

    Per saperne di più sull’argomento da un punto di vista ambientale e giuridico cliccate qui. [/box]

    Andrea Martire

    Appassionato di America Latina, background in scienze politiche ed economia. Studio le connessioni tra politica e sociale. Per lavoro mi occupo di politiche agrarie e accesso al cibo, di acqua e diritti, di made in Italy e relazioni sindacali. Ho trovato riparo presso Il Caffè Geopolitico, luogo virtuoso che non si accontenta di esistere; vuole eccellere. Ho accettato la sfida e le dedico tutta l’energia che posso, coordinando un gruppo di lavoro che vuole aiutare ad emergere la “cultura degli esteri”. Da cui non possiamo escludere il macro-tema Ambiente, inteso come espressione del godimento dei diritti del singolo e driver delle politiche internazionali, basti pensare all’accesso al cibo o al water-grabbing.

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