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    Giustizia del popolo in Argentina?

    In breve

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    Da Coquimbo (Cile) – L’8 maggio scorso il Parlamento argentino ha approvato un’importante riforma legislativa che modifica la composizione del Consiglio della magistratura e istituisce – per la prima volta nella storia della Repubblica albiceleste – l’elezione popolare dei giudici nazionali e federali. Il polemico progetto di legge, proposto dal governo guidato da Cristina Kirchner, è passato dopo un lunghissimo dibattito in Senato grazie alla stretta maggioranza di 38 voti a favore contro 30. Qual è la posta in gioco?

     

     

    COSA STABILISCE LA NUOVA LEGGE – La legge appena approvata aumenta il numero dei membri del Consiglio della magistratura che passa da 13 a 19, ribaltando una precedente modifica proposta dalla stessa Kirchner nel 2006 in qualità di senatrice, che riduceva da 20 a 13 i componenti del massimo organo amministrativo giudiziario. Tra le altre innovazioni c’è l’obbligo di superare un esame statale per entrare in magistratura, la pubblicazione dei beni posseduti dai magistrati e la creazione di un registro delle cause pendenti.

    La novità più interessante della riforma è però rappresentata dall’elezione popolare diretta di giudici, avvocati e funzionari che sostituisce la loro designazione da parte di organi interni al Consiglio della magistratura. Una rivoluzione in seno al potere giudiziario che converte l’Argentina nell’unico paese latinoamericano i cui i giudici sono eletti con voto popolare, dato che nel resto della regione i magistrati sono nominati dal Consiglio della magistratura, dalla Corte suprema di giustizia, dal Congresso o dallo stesso Presidente della Repubblica. Solo la Bolivia ha adottato una forma di elezione popolare dei magistrati, che però si discosta dal modello argentino: la riforma voluta dal presidente Evo Morales nel 2009 prevede che il Congresso nomini dei candidati poi sottoposti al voto popolare, rendendo in questo modo fondamentale il voto politico.

     

    LE MOTIVAZIONI POLITICHE – Ma quali sono le ragioni che hanno spinto il governo Kirchner ad approvare una riforma tanto radicale? La nuova legge potrebbe essere considerata una scoria dell’infinita polemica tra il governo Kirchner e la giustizia in merito ad importanti vicende giudiziarie che si trascinano da anni. Una su tutte il caso Clarín: la piú importante holding radiotelevisiva latinoamericana ha recentemente ottenuto una nuova sentenza favorevole che la sottrae all’applicazione della Ley de Medios, una legislazione antimonopolistica voluta dalla Kirchner nel 2009 che obbliga le imprese più potenti del settore radiotelevisivo a ridurre il loro peso economico, vendendo parte delle società controllate. La sentenza arriva dopo un’altra decisione di un tribunale nazionale favorevole al gruppo Clarín che sottopone l’entrata in vigore della Ley de Medios all’esito della discussione sulla sua costituzionalità.

    Un altro caso che ha acceso lo scontro tra istituzioni è quello relativo alla Sociedad Rural Argentina, una delle corporazioni piú importanti del settore agricolo. Lo scorso gennaio è stata pronunciata una nuova misura cautelare contraria alla decisione del governo Kirchner di espropriare la sede principale della Sociedad Rural. A tal proposito, secondo l’opposizione, l’esecutivo avrebbe introdotto nella riforma della giustizia recentemente approvata una modifica sostanziale sull’uso delle misure cautelari decise dai magistrati contro lo Stato, che ora potranno durare al massimo sei mesi prorogabili per altri sei e non potranno essere adottate per i beni di proprietà statale. Una novità legislativa fortemente criticata anche dal Centro di studi legali e sociali argentino, che evidenzia come i limiti alle misure cautelari contro lo Stato riducono gli strumenti giudiziari a disposizione dei cittadini che ricevono un danno dai pubblici poteri.

     

    UN REGALO DI COMPLEANNO PER IL KIRCHNERISMO – La polemica riforma della giustizia arriva a ridosso di una data storica molto importante per l’Argentina. A maggio, infatti, l’oficialismo ha potuto celebrare 10 anni di kirchnerismo al potere. Era il 25 maggio del 2003 quando Néstor Kirchner, un uomo sconosciuto dalla maggior parte degli argentini, diventava presidente della Repubblica per poi passare la mano nel 2007 in favore di sua moglie Cristina.

    E’ proprio a partire dal 2007 che si denota un cambio di marcia nel denominato ‘modello K’. Néstor Kirchner aveva impostato la sua politica ricalcando le orme del socialismo peronista, fatto di assistenzialismo statale e politiche sociali, ma i primi anni del governo di Cristina hanno evidenziato le prime crepe con la società civile e segnato la nascita di movimenti di protesta nati proprio da quei settori, come quello agricolo, giornalistico e sindacale, che avevano propiziato l’ascesa del kirchnerismo.

    Ciononostante, la Kirchner è riuscita ad ottenere un’agevole rielezione nel 2011 con il 54% dei consensi e la maggioranza in entrambe le camere del Congresso. La sua riconferma tuttavia non ha fatto altro che acuire la spaccatura in seno alla società argentina sulla stessa figura presidenziale, considerata dai suoi detrattori arrogante ed elitaria e dai suoi sostenitori decisionista e combattiva.

     

    Pochi giorni fa in Argentina il kirchnerismo ha celebrato dieci anni ininterrotti al potere
    Pochi giorni fa in Argentina il kirchnerismo ha celebrato dieci anni ininterrotti al potere

    SOCIETA’ CIVILE VS. GOVERNO KIRCHNER – La nascita della nuova legge sulla giustizia è stata travagliata sin dalla sua gestazione: nei mesi precedenti alla sua discussione in Parlamento, gran parte della società civile argentina – inclusi gli organi rappresentativi di giudici e avvocati – si è schierata contro la proposta, ritenuta pericolosa per l’indipendenza della magistratura e per il rischio ingerenza dell’esecutivo nelle questioni giudiziarie. Un recente sondaggio del giornale digitale Infobae, che ha coinvolto circa 300.000 lettori, ha mostrato che circa l’86% degli argentini non è d’accordo con la riforma. Gli oppositori del governo Kirchner sostengono inoltre che l’esecutivo ha già avuto un’influenza rilevante sulla giustizia: il 55% dei giudici nazionali e federali sono stati nominati dal kirchnerismo da quando è salito al potere nel 2003.

    L’oficialismo, dal canto suo, ha sottolineato l’importanza di una riforma della giustizia che riequilibri l’influenza delle corporazioni economiche nella vita politica e giudiziaria argentina e riduca “il deficit democratico che negli ultimi anni si è creato nel Paese riconsegnando potere al popolo”, secondo le parole del Ministro della giustizia, Julio Alak. Ora ci sarà da capire se la nuova legge verrà impugnata dall’opposizione dinanzi alla stessa magistratura oggetto della riforma o se, già a partire dalle elezioni di ottobre, gli argentini saranno chiamati a votare i propri giudici .

     

    Alfredo D’Alessandro

    Alfredo D'Alessandro
    Alfredo D'Alessandro

    Mi sono laureato in giurisprudenza nel 2010 presso l’Università degli studi di Roma Tor Vergata. Durante la mia carriera universitaria ho partecipato al programma Erasmus che mi ha consentito di vivere nella splendida Granada. Ho anche altre esperienze all’estero: una a Buenos Aires, dove ho svolto una ricerca per la tesi di laurea presso la Universidad Austral, e una a Santiago del Cile, dove sono stato stagista per la ONG Amnesty International. Dopo varie esperienze lavorative adesso sogno di tonare in America Latina per completare l’esplorazione dell’adorato Cono Sur!

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