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lunedì 20 Settembre 2021

Un’Unione Europea en française?

In breve

  • Parigi aspira a rendere il francese lingua predominante all’interno delle Istituzioni europee, approfittando da un lato della Brexit, dall’altro del prossimo semestre di presidenza del Consiglio, che spetterà proprio alla Francia da gennaio.
  • Il 2022 sarà quindi un anno cruciale, con investimenti anche nel campo dell’insegnamento della lingua e varie iniziative.
  • Obiettivo annunciato è abbandonare il “globish” a favore di un autentico multilinguismo.

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In 3 sorsi – Con la Brexit la Francia rivendica per il proprio idioma un nuovo ruolo da lingua franca. L’occasione decisiva sarà il semestre di presidenza del Consiglio UE, che spetta alla Francia nel primo semestre del 2022, ma soppiantare l’inglese sarà un’impresa ardua.

1. IL RUOLO DEL FRANCESE NELL’UE AD OGGI

Non ci sono molto dubbi sulla centralità della langue française all’interno dell’Unione: infatti, oltre a rientrare in una delle ventiquattro lingue ufficiali, essa è anche una delle tre lingue di lavoro (con inglese e tedesco) della Commissione Europea e una delle due lingue più parlate all’interno del Consiglio. Inoltre la Francia vanta un numero molto consistente fra dipendenti e personale nelle Istituzioni europee, grazie ai quali il francese è di casa nei palazzi dell’Unione. Tuttavia l’inglese è da decenni la lingua di lavoro prediletta e ha guadagnato sempre più terreno rispetto al francese, una volta lingua delle relazioni internazionali per eccellenza. Momento cruciale è stato quello del massiccio ingresso dei Paesi dell’Europa dell’Est nel 2004, che ha reso palese la necessità di una lingua duttile che superasse le barriere culturali, e l’inglese pareva rispondere perfettamente a queste esigenze. L’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea è parsa però un’occasione ghiotta alla Francia per poter riaffermare la crucialità del francese come lingua franca, puntando a lavorare attivamente per raggiungere tale scopo e sfruttando anche il futuro semestre di presidenza francese del Consiglio UE.

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Fig. 1 – Il Presidente della Repubblica Francese Emmanuel Macron

2. L’OCCASIONE DEL SEMESTRE DI PRESIDENZA FRANCESE

L’opportunità per ridare lustro al francese, dunque, si presenterà nel 2022, quando a gennaio la Francia otterrà, per rotazione, il semestre di presidenza del Consiglio UE. Tutti i documenti di lavoro e le note verbali dovranno essere redatte esclusivamente in francese, così come le missive che la Commissione manderà al Consiglio, che rischia altrimenti di non vedersi recapitata alcuna risposta. Inoltre il Governo francese ha già annunciato che finanzierà lezioni di lingua per il personale dell’Unione, attraverso un potenziamento della principale scuola di lingua francese a Bruxelles, la Alliance Française Bruxelles-Europe.

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Fig. 2La stanza in cui si riunisce il Consiglio Europeo a Bruxelles

3. PER UN RINNOVATO MULTILINGUISMO

Nelle intenzioni francesi tutto ciò non risponderebbe semplicemente alla volontà di acquisire un’egemonia linguistica e politica all’interno delle istituzioni dell’Unione, ma soprattutto a quella di dare nuova linfa al multilinguismo, tutelando espressività e differenze linguistiche dei Paesi membri dell’Unione rispetto alla standardizzazione che il “globish (l’inglese utilizzato a livello globale) impone. L’impegno francese ha portato anche all’istituzione di un gruppo di studio, all’interno del quale vengono analizzate le strategie comunicative e linguistiche dell’Unione, oltre ai meccanismi di traduzione dei testi ufficiali nelle varie lingue e a come avviene il loro nei territori. Molti vedono però in tutto ciò un semplice moto di nostalgia e dubitano della riuscita del piano per rivitalizzare la lingua francese a livello europeo e globale. Non sarà infatti semplice soppiantare una lingua duttile e diffusa capillarmente come l’inglese, ma le premesse ci dicono che sicuramente la Francia farà del proprio meglio.

Federica Barsoum

Fonte immagine copertina: Pixabay Owner: hpgruesen

Federica Barsoum

Sono una ragazza di 24 anni, da sempre appassionata di politica internazionale e dinamiche socio-economiche. Dopo il diploma al liceo economico-sociale, ho proseguito i miei studi all’Università Statale di Milano, dove mi sono da poco laureata in Mediazione Linguistica e culturale. Ora, invece, sto frequentando il corso di laurea magistrale in Relazioni Internazionali, curriculum commercio e integrazione europea. Sono nata e cresciuta nell’internazionale Milano in una famiglia mista, e il mio ambiente mi ha resa una persona aperta e curiosa nei confronti del mondo.

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