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lunedì 20 Settembre 2021

America Latina: fari accesi sulla difesa dei diritti LGBTQ+

In breve

  • L’Argentina accelera il ritmo della propria agenda politica circa i diritti LGBTQ+ approvando una nuova legge che garantisce l’autodeterminazione di genere per chi si dichiara non binario.
  • La promozione dei diritti LGBTQ+ in Cile non sembra arrestare l’ondata di violenza di genere.
  • La sentenza per l’omicidio della ragazza transgender Vicky Hernández può essere lo spartiacque riguardo alla difesa dei diritti LGBTQ+ in America Latina.

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In 3 sorsi – Oltre i confini europei, l’America Latina accelera sulla difesa dei diritti LGBTQ+. L’Argentina ha varato una legge che garantirà il diritto all’autodeterminazione di genere, ma c’è ancora molta strada da fare.

1. ARGENTINA: STORICO PASSO AVANTI PER I DIRITTI LGBTQ+

La questione riguardo alla tutela e al riconoscimento dei diritti LGBTQ+ è ormai al centro dell’agenda politica internazionale. In Italia, tuttavia, attorno al disegno di legge contro le discriminazioni di genere si è scatenata una contesa che pare al momento non arrivare a una soluzione. Nelle stesse settimane in cui il ddl Zan veniva osteggiato in Senato, il 20 luglio il Presidente argentino Alberto Fernández approvava il nuovo disegno di legge atto a garantire il diritto all’autodeterminazione di genere per chi si dichiara non binario. In altre parole le persone avranno il diritto di identificarsi come neutrali rispetto al genere. Addio alle due categorie “maschio” o “femmina”: per le persone che stanno affrontando un percorso di transizione basterà una “X” riportata sulla carta d’identità. Uno storico passo in avanti in materia di diritti per l’Argentina, il primo Paese in America Latina ad adottare questa misura, la quale pone ancor di più in risalto il ritardo della legislazione italiana in materia di diritti LGBTQ+.

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Fig. 1 – Giornata internazionale contro l’omofobia a Buenos Aires

2. LE PROMESSE DEL CILE CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

La promozione dei diritti umani delle persone LGBTQ+ in America Latina procede in diverse direzioni. Malgrado siano ancora molte le persone vittime di violenza basata sull’orientamento sessuale, occorre ricordare gli obiettivi legislativi raggiunti grazie allo sforzo continuo delle associazioni e dei movimenti di protesta. Attualmente il matrimonio tra persone dello stesso sesso è riconosciuto in più di sette Paesi dell’America Latina. E così la lotta a favore dei diritti LGBTQ+ si è coagulata anche in Cile, dove il Movimiento de Integración y Liberación Homosexual (MOVILH) ha sollecitato il Governo sulla necessità di intervenire per condannare i crimini d’odio che affliggono il Paese. Nel 2018 il Governo cileno ha emanato una nuova legge sull’identità di genere che garantisce la libertà di cambiare nome e sesso legale senza doversi sottoporre a un intervento chirurgico. Quanto avvenuto in Cile è una riprova che la battaglia per i diritti LGBTQ+ ha assunto ormai un carattere trasversale tra i Governi dell’America Latina. Ma la strada è ancora lunga e le tutele legali di cui godono molti Paesi convivono con alti tassi di violenza. Infatti il Report annuale del MOVILH riporta uno spaventoso aumento di crimini correlati alla diversità di genere a partire dal 2018 e solo nel 2020 si registra una crescita del 14,7% dei casi di violenza rispetto all’anno precedente.

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Fig. 2 – Lancio della campagna del Movimiento de Integración y Liberación Homosexual riguardo all’Accordo sull’Unione Civile

3. IL CASO VICKY: DOVE LA LEGGE NON PUÒ ARRIVARE

I dati che emergono dallo studio del Red Regional de Información sobre Violencias LGBTI en América Latina parlano di una realtà ben diversa da quella promessa dalla legge che tutela le differenze di genere. L’Honduras, secondo il codice penale, prevede pesanti sanzioni per chi discrimina in base al sesso. Eppure il Paese dell’America centrale lascia dietro di sé tristi casi di violenza. Basti pensare alla vicenda di Vicky Hernández, la ragazza transgender uccisa per strada nel 2009 durante il colpo di Stato. Secondo quanto dichiarato dalla Corte Interamericana dei Diritti dell’Uomo il caso di Vicky sarebbe stato insabbiato dalla polizia. La sentenza definitiva ha stabilito come principale responsabile lo Stato dell’Honduras, che avrebbe dovuto condannare il fatto. C’è chi spera che la vicenda di Vicky non passi inosservata. Ma secondo Cristian Cabrera Gonzalez, ricercatore dell’organizzazione non governativa Human Rights Watch, l’America Latina non ha ancora fatto i conti con il suo passato e con la narrativa discriminatoria che si porta dietro. “Si possono avere diritti formali, ma ciò non significa che le persone LGBTQ+ facciano parte del tessuto sociale in condizioni di uguaglianza”, una frase che sembra emanazione diretta delle violenze che l’America Latina dovrà ancora affrontare da qui in avanti.

Valerio Caccavale

2021.05.29 Paint the Town Colorful, Washington, DC USA 149 03014” by tedeytan is licensed under CC BY-SA

Valerio Caccavale
Valerio Caccavale

Nato a Genova il 27 Novembre 2001. Frequenta la Facoltà di Scienze Politiche Internazionali di Genova. Tra un esame e l’altro scrive di politica e non solo. Ha collaborato con alcune testate giornalistiche sportive e di attualità. Segue e vive con passione le vicende internazionali con un occhio particolare per l’area dell’America Latina.

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