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    Hugo mette il bavaglio

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    Si inasprisce la repressione in Venezuela. Negli ultimi giorni ne hanno fatto le spese un esponente dell'opposizione e il presidente di un importante canale televisivo, che sono stati arrestati con l'accusa di aver “offeso” Chávez. Un clima sempre più teso in vista delle elezioni legislative previste per settembre.

    MI HAI OFFESO! – Con questa motivazione Hugo Chávez, presidente della Repubblica Bolivariana del Venezuela, ha fatto arrestare il 25 marzo Guillermo Zuloaga (nella foto in basso a destra), imprenditore titolare del canale televisivo Globovisión, che nel Paese rappresenta la principale voce di opposizione mediatica al regime chavista. Zuloaga si era infatti reso “colpevole” di avere criticato pubblicamente i provvedimenti restrittivi nei confronti dei mezzi di comunicazione presi con sempre maggior frequenza dal Governo. Non ci è voluto molto perchè agenti del Servizio di Intelligence militare venezuelana lo arrestassero e lo tenessero in stato di fermo alcune ore con l'accusa di “aver offeso il Presidente”, prima di rilasciarlo con l'obbligo di non lasciare il Paese.

    L'episodio è giunto a pochissima distanza dal comunicato emesso lo stesso giorno dalla Commissione Interamericana per i Diritti dell'Uomo (che ha sede a Washington), la quale aveva condannato un altro fatto analogo accaduto in Venezuela pochi giorni prima. L'8 marzo, infatti, un trattamento simile era stato riservato a Oswaldo Álvarez Paz, politico di spicco tra le fila dell'opposizione ed ex governatore della ricca provincia petrolifera di Zulia. Paz, infatti, aveva accusato Chávez di connivenza con i guerriglieri colombiani delle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias Colombianas) e di aver fatto del Venezuela uno dei principali snodi del narcotraffico globale. Non l'avesse mai detto: è stato arrestato con l'accusa di “cospirazione contro la nazione”.

    NON E' LA PRIMA VOLTA – Le misure repressive contro l'opposizione interna stanno ormai diventando una pratica abituale in Venezuela. Da circa ormai tre anni il Governo ha intrapreso una dura campagna contro l'emittente Globovisión e a più riprese ha tentato di chiuderla con numerose verifiche di carattere burocratico che hanno comportato in alcuni casi l'oscuramento delle trasmissioni per alcuni giorni. Negli ultimi mesi, inoltre, il regime di Chávez ha deciso la chiusura di decine di emittenti radio private attraverso la revoca della licenza di utilizzo delle frequenze con il pretesto della mancanza di adempimenti di natura formale.

    Si tratta di un'operazione graduale e dai tratti non violenti, ma che sta assumendo i contorni di una repressione sempre più ampia e diffusa di tutte le voci contrarie al Governo. Tale operazione è facilitata anche dal particolare quadro politico che vige attualmente in Venezuela: l'Assemblea Nazionale, infatti, è totalmente controllata dal PSUV (Partido Socialista Unido de Venezuela). In più, i partiti contrari a Hugo Chávez non sono ancora riusciti a costituire un fronte compatto e unitario e la frammentazione non può che giocare a favore del Presidente.

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    INTERNET SPINA NEL FIANCO? – Non ci sono solo televisioni e radio: oggi il principale mezzo di comunicazione è indubbiamente il web. E così è interessante notare che in Venezuela sono più di duecentomila gli utenti di Twitter, la piattaforma di “microblogging” che permette di pubblicare brevi messaggi di testo. Twitter è uno dei mezzi più usati negli ultimi tempi dai venezuelani che vogliono far circolare idee e notizie contrarie da quelle che vengono divulgate dal Palazzo di Miraflores, sede del Governo di Caracas. Non a caso Chávez sostiene che da Internet sta arrivando una nuova “guerra” nei confronti del regime, una “corrente cospirativa paragonabile all'effetto di un fucile o di un cannone”.

    Cosa c'è da attendersi dunque? Non va dimenticato che a settembre si terranno le elezioni legislative per il rinnovo dell'Assemblea Nazionale. L'opposizione, oltre a dover superare lo scoglio delle intimidazioni e della censura da parte del regime, dovrà prima di tutto fare i conti con la propria debolezza e frammentazione. In tale contesto, è ipotizzabile che il caudillo venezuelano possa ancora avere buon gioco nel mantenere le redini del potere. Tuttavia il malcontento nella popolazione è sempre più diffuso: il 62% dei cittadini, secondo un recente sondaggio, non approva più l'operato del Governo. La crisi economica si sta facendo sentire pesantemente in Venezuela, colpito da un'inflazione galoppante e da una paradossale carenza di energia elettrica (le autorità hanno dovuto fare ricorso più volte a black-out per razionare la luce). Chávez ha attuato a gennaio la svalutazione del bolívar, la moneta locale, per consentire alla Banca Centrale di stampare più moneta e di finanziare un'ulteriore espansione della spesa pubblica. Il gioco, però, è molto pericoloso, e le rendite petrolifere potrebbero non bastare più per consentire al Presidente bolivarista di rimanere agevolmente in sella. La tenuta del regime dipenderà in larga parte dall'evoluzione della situazione interna: i prossimi mesi saranno cruciali in tal senso.

    Davide Tentori

    redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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