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    Tra pochi giorni la campagna elettorale brasiliana prenderà ufficialmente inizio, in seguito alle dimissioni dei principali candidati, Dilma Rousseff e José Serra, dai rispettivi incarichi istituzionali. Riuscirà Lula a “sponsorizzare” adeguatamente la candidata alla sua successione?

    SI COMINCIA – Mancano ancora parecchi mesi ad ottobre, però l'interesse è già forte. Stiamo parlando delle elezioni presidenziali brasiliane, che tra sei mesi decreteranno il successore di Luis Inácio “Lula” da Silva, che dopo due mandati consecutivi non può più ripresentarsi, nel rispetto dei dettami della costituzione. Il voto in Brasile è senz'ombra di dubbio l'evento politico più importante del 2010 per il Sudamerica e potrebbe avere una valenza cruciale anche per i prossimi anni, dal momento che molti analisti sostengono che il decennio appena iniziato apparterrà (anche) al colosso latino, protagonista di una crescita economica tra le più interessanti a livello globale.

    I CANDIDATI – Due sono gli sfidanti principali. Per la coalizione di centrosinistra, guidata dal Partito dei Lavoratori (PT), la candidata è Dilma Rousseff, ministro della Casa Civil dal passato controverso in quanto intraprese la strada della lotta armata durante gli anni della dittatura militare e trascorse anche tre anni (dal 1970 al 1972) in carcere. Economista, è stata anche ministro dell'Energia ed è considerata la responsabile del PAC (Programma di Accelerazione della Crescita), un vasto piano strutturale varato dal governo di Lula nel 2007 per stimolare lo sviluppo economico del Paese. È stato proprio Lula a designarla come sua potenziale “erede” alla guida del Brasile.

    Dall'altra parte, invece, il centrodestra schiera José Serra (foto a destra)del Partito Socialdemocratico (PSDB). Nemmeno per quest'ultimo si può dire che si tratti di una “faccia nuova” (quest'anno compie 68 anni), dal momento che già nel 2002 si candidò alle presidenziali venendo sconfitto proprio da Lula. Attualmente è governatore dello Stato di San Paolo, motore principale del miracolo economico brasiliano.

    Vi sono poi due candidati “minori”: si tratta di Ciro Gomes del Partito Socialista Brasiliano (PSB) e di Marina Silva del Partito dei Verdi, entrambi appartenenti al panorama politico della sinistra.

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    LE PROSPETTIVE – La campagna elettorale sta per prendere ufficialmente il via. La Rousseff e Serra hanno appena abbandonato i loro rispettivi incarichi istituzionali e anche se quest'ultimo non ha ancora ufficializzato la propria candidatura non ha risparmiato nei giorni scorsi alcune frecciate alla sua rivale e all'autorevole “sponsor”, ovvero il presidente in carica Lula. Secondo l'esponente socialdemocratico, infatti, il governo attuale si sarebbe servito delle istituzioni per creare un sistema di potere a vantaggio esclusivo del PT, mentre il PSDB si muoverebbe in ottica dell'interesse generale della nazione. Se da una parte è vero che alcuni scandali di corruzione e appropriazione indebita di risorse pubbliche legati al partito di Lula hanno tenuto banco negli ultimi mesi, è però altrettanto innegabile come l'esecutivo in “congedo” tra pochi mesi abbia ottenuto enormi successi in campo economico. Proprio sullo sviluppo continua a puntare Lula, che nei giorni scorsi ha lanciato il cosiddetto “PAC 2”, ovvero la seconda parte del programma accelerato di crescita che prevederebbe investimenti pubblici e privati per 959 miliardi di reais (534 miliardi di dollari US) nel prossimo quadriennio, per continuare con ulteriori 632 miliardi di reais dopo il 2014. Il piano consterebbe essenzialmente di ulteriori tagli fiscali e di realizzazioni di importanti opere infrastrutturali. L'opposizione ha subito accusato il governo di fare mera propaganda politica, dal momento che il piano non è ancora stato approvato dal Congresso e, al giorno d'oggi, non è possibile sapere chi sarà alla guida del Brasile a partire dal 2011: quindi, in caso di sconfitta della Rousseff, il nuovo esecutivo non sarà vincolato ad implementare il PAC 2.

    Attualmente i sondaggi danno ancora in vantaggio netto Serra, che può vantare il 36% delle preferenze contro il 27% della Rousseff. L'arma in più in mano a quest'ultima è però proprio l'appoggio di Lula, la cui approvazione popolare ha raggiunto il 76%: dunque, l'esposizione in prima persona del presidente in questi mesi ha favorito la candidata del PT, che ha già guadagnato molti punti percentuali di gradimento. Lo scenario più probabile è dunque quello di un esito che sarà tanto più incerto quanto ci si avvicinerà alle elezioni. Chiunque dovesse vincere sarà comunque vincolato a rimanere nel solco già tracciato: stimolare la crescita attraverso una diversificazione delle attività produttive e soprattutto, per i prossimi anni, un forte impulso delle opere infrastrutturali, in previsione dei Mondiali di calcio del 2014 e delle Olimpiadi del 2016.

    Davide Tentori

    redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Davide Tentori
    Davide Tentori

    Sono nato a Varese nel 1984 e sono Dottore di Ricerca in Istituzioni e Politiche presso l’Università “Cattolica” di Milano con una tesi sullo sviluppo economico dell’Argentina dopo la crisi del 2001. Il Sudamerica rimane il mio primo amore, ma ragioni professionali mi hanno portato ad occuparmi di altre faccende: oggi infatti lavoro a Roma presso l’Ambasciata Britannica in qualità di Esperto di Politiche Commerciali. In precedenza ho lavorato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri dove mi sono occupato di G7 e G20, e a Londra come Research Associate presso il dipartimento di Economia Internazionale a Chatham House – The Royal Institute of International Affairs. Sono il Presidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del Desk Europa

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