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    Non in molti se ne saranno accorti, ma in questi giorni sulle pagine del quotidiano “la Repubblica” si è svolta una piccola guerra diplomatica. Protagonisti del battibecco a mezzo stampa, confinato nelle pagine delle lettere dei lettori del giornale, sono l’addetto stampa dell’ambasciata russa e il corrispondente da Mosca di “Repubblica”, Sandro Viola.

    La pietra dello scandalo è stato l’articolo realizzato dal giornalista italiano sui recenti attentati di Mosca, il cui taglio non è stato molto gradito dalla diplomazia russa. Così l’addetto stampa dell’ambasciata Alexander Paklin ha imbracciato carta e penna e scritto una lettera al vetriolo indirizzata al giornalista e alla testata su cui scrive. Paklin non si è certo risparmiato nell’esprimere l’irritazione dei rappresentanti di Mosca, con espressioni come “l’impressione è che l’autore si rallegra di cosa è accaduto contro il ‘regime autoritario’ in Russia” e domande provocatorie quali: “nella sua ostilità verso la Russia ha cominciato a simpatizzare per i commandos del terrorismo internazionale?” A queste accuse grossolane Viola ha chiaramente risposto negando qualsiasi simpatia per i terroristi.

    La difficoltà con cui l’establishment russo accetta le critiche al suo operato sono arcinote (specie se provengono dai media occidentali), tuttavia un altro rimprovero del funzionario russo colpisce, almeno in parte, nel segno: “Peccato che nella giornata del lutto a Mosca il vostro giornale abbia offerto a Sandro Viola lo spazio per i suoi scopi diffamatori”. Sorvolando sugli “scopi diffamatori”, il modo in cui è stata presentata la notizia degli attentati nella metropolitana poteva suscitare a ragione una certa irritazione da parte degli ambienti legati alla leadership politica, ma più in generale urtare la sensibilità dei russi in un giorno di lutto. E’ sembrato infatti alquanto fuori luogo e pretestuoso, il continuo riferimento al “regime” di Putin come responsabile di quanto è successo, per la mancanza dei controlli e la mancata pacificazione delle aree di guerriglia del nord Caucaso. Intendiamoci non che si voglia qui negare che il comportamento di Mosca e dei suoi alleati regionali abbia avuto un’influenza sul precipitare delle regioni caucasiche della Federazione nel caos della guerra civile e del terrore fondamentalista. Viola sembra però “dimenticare” che ci sono anche influenze regionali non indifferenti che determinano l’instabilità delle turbolente regioni periferiche russe, motivazioni etniche, culturali, religiose, criminali. Insistere così tanto unilateralmente su questo versante russo delle responsabilità nel giorno in cui due persone si fanno saltare in aria uccidendo indiscriminatamente 39 ignari passeggeri della metrò della capitale russa è sembrato, ripeto, fuori luogo. Altrettanto fuori luogo è sembrato affidare il commento a Eduard Limonov, noto oppositore politico del governo attuale, fondatore del Partito Nazional-Bolscevico, scrittore dallo stile “molto pulp”, che ha rincarato la dose di accuse alle istituzioni della Federazione. Una figura controversa e sfuggente quella di Limonov, le cui critiche al governo del duo Putin-Medvedev, stante il suo diretto impegno politico, possono sembrare interessate. Tutto ciò offre il destro alle critiche dello zelante addetto stampa che può così sostenere la prevenzione del giornalista nei confronti del governo russo e addirittura della Russia in generale.

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    Questa vicenda conferma ulteriormente il difficile rapporto tra le opinione pubbliche occidentali e la Russia. Un rapporto che procede su due binari paralleli e separati, senza un reale dialogo tra i due mondi, ma su reciproche recriminazioni: da un parte le istituzioni della Federazione Russa ostinatamente chiuse nella difesa degli interessi nazionali, refrattarie a qualsiasi critica, che bollano indistintamente come basata su un pregiudizio anti-russo; dall’altra le letture da parte occidentale, che troppo spesso si appiattiscono nel racconto della Russia moderna sulla critica alla leadership politica del Cremino. In mezzo si trova lo stato più grande del mondo per estensione con i suoi 140 milioni di abitanti.      

    Jacopo Marazia redazione@ilcaffegeopolitico.it 

    Jacopo Marazia
    Jacopo Marazia

    Mi chiamo Jacopo, da 30 anni circa ho i piedi infilati nelle pantofole del mio salotto meneghino e la testa sempre altrove (grazie internet!). La storia e la politica internazionale sono state prima la mia passione e poi oggetto di studio all’Università Statale, dove mi sono laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee. Europa, Russia e Balcani sono le aree geografiche che ho studiato più approfonditamente, mentre pirateria moderna, politiche energetiche e di sicurezza sono le questioni che ho seguito con più attenzione. Lavoro come copywriter presso un’agenzia di comunicazione. Mi piace disegnare e ogni tanto lo faccio anche per il Caffè. Scrivere, disegnare, fare video e grafica: il Caffè rappresenta per me un’ottima occasione per sperimentare nuovi modi per comunicare meglio contenuti di qualità. Hope you enjoy!

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