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domenica 17 Ottobre 2021

La Norvegia vota per la dipendenza da combustibili fossili

In breve

  • Il Partito laburista norvegese è la prima forza del Paese dopo le elezioni del 13 settembre.
  • Il tema dell’ambiente e il futuro dell’industria petrolifera hanno caratterizzato la campagna elettorale.
  • I principali partiti sostengono uno sviluppo del settore petrolifero a oltranza.

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In 3 SorsiDopo otto anni a guida conservatrice gli elettori norvegesi favoriscono i partiti di centrosinistra, a seguito di una campagna elettorale incentrata su crisi climatica e inuguaglianze in cui era in ballo il futuro della principale industria del Paese.

1. LA VITTORIA DEL PARTITO LABURISTA

Lunedì 13 settembre 2021 i norvegesi hanno votato per eleggere i loro nuovi rappresentanti parlamentari, dopo due legislature presiedute dalla leader del partito conservatore Erna Soldberg, Prima Ministra per due mandati pieni, circostanza che rappresenta un unicum nella storia del centrodestra scandinavo. A scalzare la leadership conservatrice è stato il Partito laburista, la principale forza di centrosinistra guidata da Jonas Gahr Støre, che ha conquistato un quarto dei seggi parlamentari. In questi giorni Støre si appresta a discutere le possibili coalizioni con le altre forze di centrosinistra, specialmente con il Partito di Centro e la Sinistra Socialista, con cui i laburisti preferirebbero collaborare, ma mantenendo aperto il dialogo anche con i Verdi e il Partito comunista, le cui posizioni in materia ambientale sono però in contrasto con quelle laburiste.

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Fig. 1 – Lo Stortinget, il palazzo del parlamento norvegese a Oslo

2. IL DILEMMA AMBIENTALE NORVEGESE

La Norvegia è il primo produttore ed esportatore di petrolio dell’Europa occidentale, ma il dibattito circa l’eticità e la sostenibilità della principale industria del Paese si è inasprito negli ultimi anni. A tal proposito nel 2020 alcune associazioni ambientaliste hanno presentato ricorso davanti alla Corte Suprema, mettendo in discussione la legittimità delle estrazioni petrolifere nell’Artico e chiamando la Norvegia a un’assunzione di responsabilità per le emissioni di gas serra riconducibili alle esportazioni del greggio nazionale utilizzato all’estero. Al riguardo la Corte si è espressa in favore del Governo e dell’industria petrolifera, ritenendo che le concessioni esplorative nel Mare di Barents non violassero il diritto costituzionale a un ambiente sano, e che Oslo non debba ritenersi responsabile per le emissioni risultanti dall’export di petrolio norvegese. L’attaccamento del Paese all’industria petrolifera nazionale fa da contrappeso a una altrimenti progressista strategia ambientale, che, ad esempio, ha portato a un’ampia diffusione delle auto elettriche e alla produzione del 95% del fabbisogno di elettricità del Paese da impianti idroelettrici, e che, più in generale, sta permettendo alla Norvegia di raggiungere l’obiettivo della neutralità carbonica entro il 2030.

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Fig. 2 – Una piattaforma vicino a Stavanger, la “capitale del petrolio” norvegese

3. LE PROPOSTE E I NODI DA SCIOGLIERE

Questa dicotomia caratterizzerà anche i negoziati e le discussioni per formare il prossimo Governo norvegese, nonché la strategia dell’esecutivo dei prossimi quattro anni. Støre e il suo partito dovranno conciliare le diverse anime all’interno della coalizione: in campagna elettorale i socialisti hanno avanzato una politica ambientale più stringente e ambiziosa rispetto a quella del centro e dei laburisti, proponendo di aumentare la tassa sulle emissioni di CO2 e di bloccare le nuove esplorazioni petrolifere, posizioni alle quali si oppongono soprattutto i membri del partito rurale di centro e parte dei laburisti. I socialisti sono anche tra i sostenitori di una coalizione più ampia che coinvolga i comunisti e i Verdi, la cui richiesta di fermare lo sfruttamento di giacimenti petroliferi entro il 2035 si scontra con l’intenzione laburista e centrista di proseguire con la produzione di greggio fino al 2050. Nonostante la rilevanza del tema ambientale nel dibattito elettorale norvegese, scaturita anche dalla pubblicazione dell’ultimo rapporto dell’IPCC sui cambiamenti climatici nell’agosto 2021, più della metà del Parlamento è attualmente rappresentato da partiti che sostengono un’economia ancora incentrata sui combustibili fossili. Alla luce di ciò le buone intenzioni dei partiti più progressisti in campo ambientale potrebbero essere molto ridimensionate in sede negoziale rispetto alle aspettative pre-voto.

Sara Pasqualetto

Jonas Gahr Støre – APLM21” by Arbeiderpartiet is licensed under CC BY-ND

Sara Pasqualetto
Sara Pasqualetto

Ho studiato Diritti Umani all’Università di Padova, per poi trasferirmi a Brema, in Germania, per conseguire una laurea magistrale in Relazioni Internazionali. Lavoro come project e communication manager all’Istituto Alfred Wegener per ricerca polare e marina e mi interesso di politiche climatiche europee. Sono un’appassionata di podcasts e in generale di modalità di divulgazione giornalistica multimediali, tramite il Caffè Geopolitico spero di contribuire anche io nel mio piccolo a creare informazione affidabile e di alto livello.

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