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lunedì 18 Ottobre 2021

Asia Centrale: il banco di prova di una futura diarchia russo-cinese?

In breve

  • Il ritiro degli Stati Uniti da Kabul sembra confermare l’egemonia di Russia e Cina in Asia Centrale.
  • Il ruolo delle due potenze nell’area è sostenuto da abili manovre e dichiarazioni diplomatiche.
  • Per ora la Cina non si oppone alle iniziative militari russe in Asia Centrale e guarda alla lotta al terrorismo solo come assicurazione di stabilità economica.

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In 3 sorsiRussia e Cina aspirano al posto degli USA e si vedono già favorite dell’attuale situazione in Asia Centrale. La loro collaborazione infatti assicura un controllo esteso sui Paesi alleati della regione, con una certa attenzione agli sviluppi in Afghanistan.


1. AMBIZIONI GLOBALI

Secondo un’inchiesta dei reporter cinesi delle Sohu News, riportata dallo SMI russo, entro il 2051 la Russia e la Cina domineranno il quadro sociopolitico mondiale come la più forte potenza militare e la più forte potenza economica, sostituendo il monopolio degli Stati Uniti. Il ritiro da Kabul delle truppe americane è considerata la chiave di volta di questo cambiamento, ed è proprio a partire dall’Asia Centrale dove da anni i due Paesi stanno rafforzando la loro collaborazione politica.

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Fig. 1 – Il Presidente cinese Xi Jinping durante un summit virtuale con Vladimir Putin nel dicembre 2019

2. UNA DIARCHIA REGIONALE

Negli anni Novanta Cina e Russia hanno ufficialmente superato decenni di tensioni sino-sovietiche grazie a numerosi accordi diplomatici che, oltre a risolvere le questioni liminali dello Xinjiang e della Mongolia, hanno accomodato le rivendicazioni cinesi del 1964 su Kazakistan, Kirghizistan e Tagikistan. Nel 1996 il Gruppo dei cinque di Shanghai ha sancito l’alleanza tra le due potenze e assicurato la loro eguale influenza sugli alleati centroasiatici con la creazione di basi militari nelle zone di confine, soprattutto quelle con l’Afghanistan, focolaio di tensioni e di minacce terroristiche. Quando la collaborazione si è evoluta poi nella Shanghai Cooperation Organization (SCO) nel 2001, a cui ha aderito anche l’Uzbekistan, è stato creato anche il RATS, la Struttura Regionale dell’Antiterrorismo, che garantisce l’“assistenza nell’organizzazione […] di attività che combattono il terrorismo, il separatismo e l’estremismo”.  In base a essa, le forze militari della SCO non sono più attive solo sulle frontiere e collaborano con le forze di polizia governative, soprattutto nella creazione di una comune rete di cyber-security. L’istituzione di questo organismo è stata un’abile mossa diplomatica, poiché ha posto l’organizzazione in continuità con le intenzioni dell’ONU di peacekeeping e sicurezza collettiva nella regione. Nel corso degli anni successivi gli interessi politici e militari di Russia e Cina sono stati portati avanti tramite l’adesione formale ai principi delle Nazioni Unite, come ad esempio l’obiettivo di “un mondo libero dalla paura e dalla violenza”.

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Fig. 2 – Un carro armato cinese partecipa all’ultima edizione dei Giochi Militari Internazionali, tenutasi il mese scorso nella regione di Mosca

3. LE AMBIGUITÀ DELLA CINA

Quando in agosto in Tagikistan le truppe russe si sono schierate sul confine dell’Afghanistan, la Repubblica Popolare Cinese non ha fatto dichiarazioni pubbliche, ma, nel distretto di Ningxia Hui, ha tenuto delle esercitazioni militari congiunte con la Russia. Nello stesso periodo si sono svolti i Giochi Militari Internazionali in cui i due Paesi hanno gareggiato l’uno contro l’altro, sfoggiando le rispettive nuove tecnologie di guerra. Per la dirigenza cinese gli appostamenti russi nella zona, in fondo, non sono altro che misure di protezione “nell’interesse dell’amicizia tra i nostri popoli”, e “in linea con il rafforzamento della pace, la sicurezza e la stabilità in Asia Centrale”, ovvero con le dichiarazioni della SCO. Pechino quindi tollera ma non favorisce troppo apertamente le mosse militari di Mosca perché preferisce mantenere gli accordi di collaborazione economica stilati nella regione, come con il Tagikistan che già deve al Governo cinese più di un miliardo di dollari. Allo stesso tempo lo Stato cinese ha sempre rifiutato di considerare l’Afghanistan come la culla del terrorismo islamico, che “non dovrebbe essere collegato a nessun Paese specifico”. Questo spiegherebbe quindi la sua mancata partecipazione alle manovre militari russe in Asia Centrale.
La Cina appare dunque neutrale ed estranea alle azioni del Cremlino nella regione: un silenzio diplomatico che lascia ampio spazio all’iniziativa russa anche in altre parti del continente asiatico, come ad esempio nella disputa col Giappone sulle isole Curili. Cosa succederà se l’Asia Centrale sarà controllata militarmente dalla Russia ed economicamente dalla Cina? E quale sarà il ruolo dell’Afghanistan? Solo a seguito del consolidamento del potere talebano a Kabul si potranno conoscere i futuri sviluppi sociopolitici nella regione: intanto, non resta che aspettare.

Sofia Mischi

Sukhoi Su-34 ‘RF-95841 / 10 red’ “Олег Пешков”” by HawkeyeUK is licensed under CC BY-SA

Sofia Mischi
Sofia Mischi

Classe ‘98, studentessa magistrale in Editoria e Giornalismo, ho studiato per anni la lingua russa, la cui conoscenza mi ha permesso di andare a Mosca in Erasmus ed entrare direttamente in contatto con le contraddizioni della Russia odierna. Sono appassionata di cultura post-sovietica e amo la storia dell’Est e dei Balcani, di cui seguo costantemente ogni sviluppo. Il mio obiettivo è rendere agile la comprensione del mondo al di là del muro tramite una corretta informazione.

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