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sabato 26 Settembre 2020
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    Le due facce della medaglia

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    Il Brasile sta vivendo una crescita economica senza precedenti. Tuttavia rimane irrisolto il problema della criminalità e della violenza. Due film affrontano la questione

    I SUCCESSI DI LULA – I motivi di soddisfazione per il governo Lula sono stati molti negli ultimi anni, e gli indicatori statistici della salute del paese autorizzano un deciso ottimismo per il futuro: il Pil è cresciuto nell’ultimo decennio a un ritmo stabile intorno al 4%, la popolazione è in costante crescita, l’inflazione è rimasta negli ultimi 5 anni al di sotto del 10%. Sotto il governo dell’ex sindacalista di San Paolo questa grande democrazia di 186 milioni di abitanti ha trovato in particolare anche una certa stabilità politica e economica, condizione che storicamente è sempre mancata al paese e ha costituito un costante ostacolo al pieno sviluppo del suo enorme potenziale. Tutti questi indicatori positivi, sanciti anche dal passaggio del paese dal gruppo di paesi a medio sviluppo a quello dei paesi ad alto sviluppo nella classifica di sviluppo umano stilata dall’ONU con un indice dello 0,8 (su una scala da 0 a 1) hanno fatto sì che anche il profilo internazionale di Brasilia crescesse parallelamente al suo sviluppo economico. Come già successo per la Cina, il nuovo status internazionale è stato suggellato a livello mediatico dalla vittoria di Rio de Janeiro nella competizione per l’organizzazione dell’olimpiadi del 2016. Non solo, dopo il Sud Africa i mondiali di calcio del 2014 si terranno proprio nella patria della seleçao. 

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    … E I PROBLEMI – In una situazione apparentemente rosea c’è però un problema endemico che allontana Brasilia dai paesi più sviluppati e preoccupa non poco gli organizzatori delle due importanti manifestazioni sportive mondiali: gli alti tassi di violenza e criminalità del paese, particolarmente nelle enormi favelas intorno ai grandi centri urbani. E’ cronaca di questi giorni la battaglia tra polizia e gruppi criminali svoltasi nel Morros dos Macacos, una delle favelas di Rio nelle quali vivono 2 milioni di persone, che ha lasciato 12 morti sul terreno, tra cui due poliziotti che sono precipitati con il loro elicottero su un campo da calcio, abbattuti dal fuoco delle armi pesanti delle gangs. La violenza tra i gruppi criminali dediti al traffico di droga, di cui il Brasile è uno snodo fondamentale come paese di transito, è un problema endemico, unito a una massiccia diffusione della corruzione tra le forze di polizia e alla diffusione massiccia di armi da fuoco. Purtroppo i dati in questo caso non sono confortanti, ma indicano che le uccisioni da arma da fuoco, soprattutto tra la popolazione giovane (15-24 anni), sono in forte aumento: +31% tra il 1996 e il 2006. I FILM – Quello della violenza diffusa è sicuramente uno dei problemi principali che Brasilia deve affrontare nel suo cammino verso il benessere. Fino ad ora i politici si sono limitati alle dichiarazioni, ma i progressi non sono stati tangibili. La questione è evidentemente sentita anche dall’opinione pubblica, come dimostra l’esempio di due opere cinematografiche di grande successo in patria e all’estero che hanno affrontato proprio questo argomento: “Cidade de deus” di Fernando Meirelles e “Tropa de elite” di José Padilha. Queste due notevoli opere cinematografiche (il film di Padilha ha vinto l’orso d’oro a Berlino) affrontano il problema da due prospettive differenti e giungono a conclusioni altrettanto diverse, riproponendo così diverse letture della situazione interne all’opinione pubblica brasiliana. Mentre il primo adotta lo sguardo di un giovane abitante delle favelas e ne racconta la fuga dall’incubo, dove suo malgrado deve fare i conti con la violenza delle gangs e della polizia corrotta, il secondo segue le vicissitudini di una squadra del famigerato corpo d’elitè della polizia di Rio, il Bope (Batalhão de Operações Policiais Especiais). I due film offrono una lettura alquanto diversa della situazione. Il primo, nella sua crudezza, lascia spazio alla speranza nella storia edificante del protagonista che nel finale riesce a raggiungere una via di uscita dalla situazione disperata delle favelas, grazie alla sua intraprendenza e al fatto di essere riuscito a salvare la sua innocenza in un ambiente corrotto. Nel secondo film non c’è assolutamente spazio per l’innocenza, né per la speranza. Se “Cidade de deus” è un film crudo, “Tropa de elite” è invece angosciante, un pugno allo stomaco ai benpensanti. Tutto è molto semplice nel film di Padillha: la forza è l’unica legge, tutto è marcio, nessuno può permettersi il lusso dell’innocenza. A partire dai protagonisti, teste di cuoio, macchine da guerra, costantemente in lotta contro tutti: membri delle gangs, poliziotti corrotti, l’opinione pubblica borghese. Quest’ultimo film nella sua semplice brutalità ha avuto un accoglienza in patria e all’estero assai controversa, soprattutto perché è stato accusato di dipingere come eroi i superpoliziotti del “Bope”, i cui modi d’intervento sono per lo meno discutibili.   Questi due film rappresentano due modi di vedere i problemi della società brasiliana, a loro modo efficaci. Ognuno si farà la propria idea, ma la visione di queste opere e il confronto tra le due tesi esposte aiuterà sicuramente la formazione di un’opinione più meditata. A meno che uno non voglia farsi un giro per le favelas.  

    Jacopo Marazia redazione@ilcaffegeopolitico.it

    Jacopo Marazia
    Jacopo Marazia

    Mi chiamo Jacopo, da 30 anni circa ho i piedi infilati nelle pantofole del mio salotto meneghino e la testa sempre altrove (grazie internet!). La storia e la politica internazionale sono state prima la mia passione e poi oggetto di studio all’Università Statale, dove mi sono laureato in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee. Europa, Russia e Balcani sono le aree geografiche che ho studiato più approfonditamente, mentre pirateria moderna, politiche energetiche e di sicurezza sono le questioni che ho seguito con più attenzione. Lavoro come copywriter presso un’agenzia di comunicazione. Mi piace disegnare e ogni tanto lo faccio anche per il Caffè. Scrivere, disegnare, fare video e grafica: il Caffè rappresenta per me un’ottima occasione per sperimentare nuovi modi per comunicare meglio contenuti di qualità. Hope you enjoy!

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