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martedì 7 Dicembre 2021

Summit G20: un successo a metà?

In breve

  • Il Vertice dei leader G20 si è appena concluso a Roma
  • Alcuni importanti risultati sono stati raggiunti, ma sul clima ci si aspettavano maggiori passi avanti.
  • Scarica qui lo speciale del “Caffè Geopolitico” sul G20, inviato in anteprima ai nostri soci

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Il vertice G20 si è concluso a Roma mettendo a segno alcuni risultati importanti, sia in tema di salute globale, che di tassazione internazionale, che sulla lotta al cambiamento climatico. Su quest’ultimo punto, ora la palla passa alla COP26 che sta per cominciare a Glasgow.

Si è appena concluso il Vertice del G20 di Roma, presieduto da Mario Draghi. Un anno di lavori a livello tecnico e politico, nel solco tracciato dalle “3P” – People, Planet, Prosperity – che hanno caratterizzato l’agenda della presidenza italiana. Il summit partiva in salita, a causa delle pesanti assenze di alcuni leader (Putin, Xi e il principe saudita bin Salman), ufficialmente per motivi legati alla pandemia ma che hanno avuto un innegabile significato politico. Ma cos’è stato raggiunto, al di là delle suggestive photo opportunities con il personale medico-sanitario e alla fontana di Trevi?

Si potrebbe dire che questo Vertice G20, a differenza di altre edizioni davvero poco memorabili (a cominciare da quella dell’anno scorso a presidenza saudita, totalmente in virtuale e con Trump che aveva abbandonato i lavori per giocare a golf), abbia raggiunto alcuni importanti risultati. Eccoli:

  • L’impegno di fare di più per accelerare sulla distribuzione dei vaccini a livello mondiale: se l’obiettivo del 40% entro fine anno preso a settembre dai Ministri della Salute del G20 è stato sostanzialmente raggiunto, i leader hanno rilanciato definendo un nuovo traguardo: 70% della popolazione di tutti i Paesi mondiali entro metà 2022. Un target alla portata, a patto che i Paesi donatori di vaccini tengano rapidamente fede agli impegni presi (ad oggi, complessivamente, solo il 40% delle dosi promesse si sono effettivamente trasformate in iniezioni);
  • L’adozione di una global minimum tax del 15% sui ricavi prodotti dalle grandi multinazionali, che dovrà essere operativa entro il 2023. Una misura fondamentale per stabilire regole del gioco comuni, contrastare i paradisi fiscali, e disinnescare pratiche di concorrenza sleale. Ora bisognerà vedere se alle parole seguiranno i fatti;
  • Una maggiore ambizione sulla lotta al cambiamento climatico: i leader G20 hanno adottato l’impegno per cercare di contenere il riscaldamento globale entro la fine del secolo di 1,5°C anziché di 2° come era stato previsto dall’Accordo di Parigi nel 2015, e di raggiungere la carbon neutrality entro la metà del secolo (senza però menzionare esplicitamente date come il 2050). Un viatico non eccezionale in vista di COP26, che inizia proprio oggi a Glasgow, ma che rappresenta probabilmente il miglior compromesso che si poteva ottenere in questo periodo.

Il bilancio, tutto sommato, è positivo se teniamo presente la difficile situazione internazionale in cui si è svolto il summit. La contrapposizione tra Stati Uniti e Cina sarà un elemento caratterizzante a livello geopolitico nel prossimo decennio. L’importante è che le controversie possano essere canalizzate nell’ambito di fora multilaterali come il G20 che permettano quantomeno di fare “sintesi” sulle grandi questioni globali che riguardano il futuro del pianeta e alle quali – nessuno escluso – può sottrarsi.

La Redazione

Scarica qui lo speciale G20 preparato dal “Caffè Geopolitico”, già inviato in anteprima ai nostri soci. Buona lettura!

Immagine di copertina: “30/10/2021 Cúpula de Líderes do G20” by Palácio do Planalto is licensed under CC BY

Redazione
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Il Caffè Geopolitico è una Associazione di Promozione Sociale. Dal 2009 parliamo di politica internazionale, per diffondere una conoscenza accessibile e aggiornata delle dinamiche geopolitiche che segnano il mondo che ci circonda.

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