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venerdì 19 Agosto 2022

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La crisi delle carceri in Ecuador non conosce tregua

In breve

  • L’ultimo massacro è avvenuto il 13 novembre nel carcere di Litoral a Guayaquil. Lo scontro sarebbe nato per una disputa fra due fazioni criminali.
  • Per risolvere la crisi carceraria il Presidente Lasso ha proclamato lo stato di emergenza per 60 giorni, ma questa misure hanno scatenato l’opposizione della Corte Costituzionale.
  • I dati sulla situazione carceraria in Ecuador non sono confortanti: solo quest’anno si contano più di 280 detenuti uccisi.

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In 3 sorsi L’ondata di violenze in carcere continua a spaventare l’Ecuador. L’ultimo massacro è avvenuto il 13 novembre nello stesso penitenziario dove a settembre hanno perso la vita più di 100 persone.

1. ANCORA UNA STRAGE NEL CARCERE DI LITORAL

Nella notte del 13 novembre, dentro il penitenziario di Litoral, nella città costiera di Guayaquil, si è ripetuta l’ennesima tragedia. Secondo quanto riferito dall’ufficio del procuratore del Paese, uno scontro tra due bande rivali ha provocato 68 morti e 25 feriti. Le violenze sono proseguite per tutta la notte senza che nessuno fermasse questa mattanza e le famiglie, che si erano radunate davanti alla prigione in attesa di risposte, hanno dovuto vivere il dramma di quei momenti. Il penitenziario del Litoral era diventato teatro di scontri già a fine settembre, quando prese piede un altro conflitto tra gang che costò la vita a 119 persone. Nonostante l’intervento delle forze dell’ordine ecuadoriane e lo stato di emergenza proclamato dal Presidente Guillermo Lasso all’indomani della strage, gli scontri si sono ripresentati con maggiore intensità nella giornata del 13 novembre. Alcuni video, pubblicati probabilmente dagli stessi detenuti, mostrano la portata e la ferocia degli scontri avvenuti dietro le sbarre: molte persone sono state picchiate e addirittura bruciate vive. A innescare questa situazione, secondo il governatore della provincia di Guayas, è stata la contesa tra due fazioni criminali a seguito del rilascio di uno dei principali capi. Le due bande locali sono entrate in una spirale di vendetta da quando hanno cominciato a lavorare per i cartelli messicani, in particolare quelli di Sinaloa e il rivale Jalisco New Generation.

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Fig. 1 – Membri della polizia ecuadoriana vicino a un detenuto sul tetto del carcere di Guayaquil, 13 novembre

2. LA GESTIONE DI GUILLERMO LASSO

Il massacro di fine settembre nel carcere di Litoral aveva messo già in luce le difficoltà di Guillermo Lasso nel gestire l’emergenza carceraria. La Corte Interamericana per i diritti umani (IACHR) aveva esortato per due volte il Governo ecuadoriano affinché intervenisse contro l’aumento della corruzione dentro le prigioni. Su questa linea, il Presidente Lasso nella giornata del 29 settembre aveva disposto un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine per sedare gli scontri e aveva proclamato lo stato d’emergenza per 60 giorni, per poi estenderlo a metà ottobre anche al di fuori delle carceri. Tuttavia la Corte Costituzionale si è espressa in merito alle misure adottate dall’esecutivo definendole poco concrete e pericolose perché limitano la libertà dei cittadini e non risolvono il problema all’interno delle carceri. Come era facile immaginare, dopo l’ultimo massacro il dibattito si è di nuovo acceso. Guillermo Lasso il 14 novembre, tramite un messaggio via Twitter, ha rotto il silenzio e ha scaricato la colpa sui giudici della Corte Costituzionale, glissando di fatto le critiche provenienti da tutta l’opposizione sul suo operato. In realtà, come spiega l’avvocato Alejandro Ponce, il nodo della questione è molto più complesso. “Per risolvere la crisi carceraria non basta dichiarare uno stato di emergenza tout court, servono misure serie e responsabili”. E un primo passo in tal senso suggerisce Ponce: “sarebbe quello di cooperare con la corte interamericana dei diritti dell’uomo per cercare una soluzione concreta”.

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Fig. 2 – Guillermo Lasso parla con il personale militare durante un incontro avvenuto a Guaya il 15 novembre

3. IL PROBLEMA DELLE CARCERI ECUADORIANE

Dall’inizio dell’anno sono circa 280 i detenuti uccisi nelle carceri dell’Ecuador. Gli altri massacri, senza contare quelli più recenti di settembre, sono avvenuti a febbraio e a luglio sempre nelle regioni di Guayas, Cotopaxi e Azuay. Oltre allo scarso controllo per impedire il commercio illegale di armi all’interno dei penitenziari, il problema maggiore resta quello del sovraffollamento. L’Ecuador registra 40mila detenuti nel sistema penitenziario, di cui circa 8.500 nel carcere di Litoral, il quale secondo i dati del Servicio de Atencion a Privades de Libertad ne avrebbe potuti contenere solo 5mila.

Valerio Caccavale

Photo by Ricardo Ortiz is licensed under CC0

Valerio Caccavale
Valerio Caccavale

Nato a Genova il 27 Novembre 2001. Frequenta la Facoltà di Scienze Politiche Internazionali di Genova. Tra un esame e l’altro scrive di politica e non solo. Ha collaborato con alcune testate giornalistiche sportive e di attualità. Segue e vive con passione le vicende internazionali con un occhio particolare per l’area dell’America Latina.

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