utenti ip tracking
lunedì 24 Gennaio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Brexit, la partita finale si gioca nell’Ulster

In breve

  • Il protocollo dell’Irlanda del Nord è motivo di contestazione: il Regno Unito ha minacciato di ricorrere a soluzioni unilaterali appellandosi all’articolo 16.
  • I punti più spinosi riguardano la giurisdizione della Corte di Giustizia europea e gli scambi commerciali di alcuni beni primari.
  • Dopo una presa di posizione decisa da parte dell’UE sembra ci sia stata una nuova pacificazione fra i due attori.

Dove si trova

Ascolta l'articolo

In 3 sorsiIl protocollo dell’Irlanda del Nord è al centro delle ultime discussioni sulla Brexit e una intesa fra Regno Unito e UE sembra ancora lontana. 

1. IL PROTOCOLLO E LA RICHIESTA DI MODIFICHE

Dopo mesi di trattative per la Brexit sembra che Unione Europea e Regno Unito siano ancora lontane dal trovare un accordo definitivo: ad aggiungere ulteriori tensioni ad un quadro già di per sé complesso è arrivata la questione nordirlandese. L’Irlanda del Nord, da sempre motivo di tensioni fra la Repubblica d’Irlanda (membro UE) e la Gran Bretagna, è diventato oggetto di scontro quando quest’ultima ha cominciato a protestare per alcuni passaggi del Protocollo, che regola le relazioni post-Brexit. 
Il documento impedisce di avere un confine vero e proprio sull’isola, diminuendo i controlli sulle merci che entrano in Irlanda dall’Ulster. Quest’ultima però deve seguire alcune regole del mercato europeo, un particolare che ha portato a varie proteste nella regione.
Le preoccupazioni sono aumentate a seguito dell’iniziale riduzione nell’offerta di alcuni prodotti base (come le salsicce e la benzina), a seguito dell’aumento dei controlli. Tuttavia rimane fondamentale per entrambe le parti evitare un conflitto economico diretto, che potrebbe riaccendere le contese tra unionisti e separatisti che sono state risolte con gli Accordi del Venerdì Santo (Good Friday Agreements) nel 1998. 

http://gty.im/1236689586

2. L’ARTICOLO 16, LA CORTE DI GIUSTIZIA E RYANAIR

L’evento che aveva suscitato nuovi timori si era verificato a fine ottobre, quando durante un intervento in Parlamento il ministro per la Brexit David Frost aveva dichiarato che, se non fossero state trovate soluzioni, ci si sarebbe affidati all’applicazione dell’articolo 16.
L’articolo in questione garantisce la possibilità alle parti di adottare misure unilaterali nel caso di “gravi difficoltà economiche, sociali o ambientali”. Rimane però incerto quanto una misura di salvaguardia possa consentire alla Gran Bretagna di sottrarsi alle sue responsabilità (si teme che questo meccanismo venga sfruttato non solo nell’ambito specifico, ma su tutto l’accordo). 
Il vicepresidente della Commissione Europea Sefcovic dal canto suo si è detto deluso dal mancato impegno del Regno Unito nella risoluzione della disputa. Si ritiene che l’attivazione dell’articolo 16 avrebbe delle “gravi conseguenze”, per questo la Commissione ha proposto un pacchetto di misure che ridurrebbero la burocrazia doganale e i controlli, garantendo un modello totalmente nuovo di scambio delle merci.
Inoltre il ruolo della Corte di Giustizia europea è divenuto motivo di disputa: Londra vorrebbe che essa non avesse alcun potere sulla questione, mentre l’UE non è disposta a rinunciarvi, visto che l’Irlanda del Nord segue le regole del mercato europeo.
A questo quadro si è aggiunta la decisione di Ryanair (annunciata venerdì 19 novembre) di lasciare la Borsa di Londra, a seguito delle regole che riguardano la proprietà delle quote e dei costi amministrativi post-Brexit. 

Embed from Getty Images

3. A NATALE SIAMO TUTTI PIÙ BUONI (FORSE)

A livello economico è stato osservato un aumento nel commercio tra Irlanda e Irlanda del Nord, sebbene quello tra Gran Bretagna e Irlanda sia diminuito: le esportazionidal Regno Unito alla Repubblica sono infatti calate drasticamente a causa dei maggiori controlli alla dogana.
Tutto ciò, insieme alla recente minaccia dell’Unione di far saltare l’accordo di libero scambio, ha indotto Johnson a fare un passo indietro e riconsiderare l’attivazione dell’articolo 16. Uno scontro diretto fra i due attori provocherebbe dei danni ingenti a livello commerciale, in un momento in cui la Gran Bretagna sta già affrontando l’inflazione, l’aumento di casi da Covid-19 e la carenza di alcuni prodotti nei supermercati.
Rimane dunque la speranza di trovare un accordo prima di Natale (come spera il Ministro degli Esteri irlandese Simon Coveney): Frost vorrebbe arrivare a un “accordo negoziato” per garantire più stabilità all’Irlanda del Nord. Forse la presa di posizione dell’Europa, che imita i metodi di Johnson, ha sbloccato lo stallo presente e potrà portare a una risoluzione definitiva. Rimane ancora incerto però quanto tempo richiederà il processo.

Livia Scalabrelli

Belfast City Hall” by Gunn Shots ! is licensed under CC BY

Livia Scalabrelli
Livia Scalabrelli

Studentessa universitaria classe ‘99, laureata in Diplomatic and International Sciences presso l’Università di Bologna; frequento la laurea magistrale Crossing the Mediterranean: towards investment and integration, corso offerto congiuntamente dall’Università Ca’Foscari di Venezia e la Université Paul-Valéry 3 di Montpellier.
Ho vissuto in Portogallo e in Argentina e ho concluso degli scambi più brevi in Danimarca e nel Regno Unito. Per lavoro mi sono occupata di marketing e advertising ma le mie passioni rimangono la scrittura, la geopolitica, le relazioni internazionali.

Ti potrebbe interessare
Letture suggerite