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lunedì 24 Gennaio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

La crisi nelle Isole Salomone

In breve

  • Negli ultimi giorni di novembre le Isole Salomone sono state protagoniste di alcune rivolte interne che hanno provocato moltissimi danni e alcuni decessi fra la popolazione civile.
  • Secondo alcuni esperti una delle principali ragioni dello scoppio dei tumulti è stata la decisione del Governo di aderire alla “One-China policy”, riconoscendo come legittimo il Governo di Pechino e interrompendo i rapporti con Taiwan.
  • In risposta alla rivolta, l’Australia e le Isole Fiji hanno inviato contingenti militari al fine di riportare l’ordine nell’arcipelago.

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In 3 sorsi A fine novembre le Isole Salomone sono state teatro di gravi disordini dovuti alla posizione del Governo nei confronti della Cina. Secondo i rivoltosi l’appoggio a Pechino ha contribuito a peggiorare la qualità della vita nell’arcipelago. L’Australia, attore fondamentale nell’area, ha inviato un contingente in missione di peacekeeping per provare a sedare le rivolte e riportare l’ordine.

1. LE CAUSE DEI DISORDINI

Le rivolte sono iniziate nel corso dell’ultima settimana di novembre e hanno avuto luogo principalmente nella capitale dell’arcipelago, Honiara. Numerosi manifestanti, arrivati in maggioranza dall’Isola di Malaita, si sono recati sull’isola di Guadalcanal, che ospita la città, inneggiando contro il Primo Ministro Manasseh Sogavare e chiedendone le dimissioni. La principale ragione di tale crisi è riconducibile a una scelta diplomatica presa nel 2019 dal Governo guidato dal Primo Ministro Sogavare. La scelta riguardava l’interruzione delle relazioni diplomatiche con Taiwan, iniziate nel 1983, in favore di Pechino, per trarne vantaggi in termini economici. Inizialmente la decisione è stata ben accolta, nella speranza di ricevere generosi finanziamenti da Pechino, ma ultimamente questa tendenza ha subito una brusca inversione: il Governo di Honiara è stato infatti accusato da parte dei manifestanti di aver voltato le spalle a Taiwan dopo aver ricevuto delle tangenti per aderire alla “One China Policy” e, di conseguenza, di aver “svenduto” l’arcipelago ai cinesi.

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Fig. 1 – La nave australiana HMAS Armidale si appresta ad attraccare nel porto di Honiara, 1° dicembre 2021. Canberra e altri Paesi del Pacifico hanno inviato truppe nelle Isole Salomone per ristabilire l’ordine

2. L’INTERVENTO ESTERNO

Le proteste hanno avuto gravi ripercussioni sull’arcipelago: secondo quanto riferito dalla polizia locale, ci sono stati fino ad ora circa cinque morti e numerosi feriti. Una stima della Banca centrale dell’arcipelago ha rivelato che le recenti scorribande e i danni connessi sono costati circa 25 milioni di euro, che potrebbero vanificare gli sforzi di ripresa economica del Paese. Venuta a conoscenza di questa situazione, l’Australia, appellandosi a un accordo bilaterale firmato nel 2007 con il Governo di Honiara (che le consente di intervenire in caso di minacce alla sovranità nazionale), ha inviato un contingente militare al fine di ristabilire l’ordine. Quest’ultimo è venuto meno quando, nel corso delle proteste, i manifestanti hanno cercato di appiccare il fuoco al palazzo che ospita il Parlamento, alla casa del Primo Ministro Sogavare e al quartiere di Chinatown, nel quale vive il maggior numero di residenti cinesi. Al fine di limitare i danni, il 26 novembre il Governatore David Vunagi, in accordo con il Governo, ha deciso di imporre un coprifuoco di 36 ore.

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Fig. 2 – Il Primo Ministro Sogavare insieme al principe Carlo, che ha visitato le Isole Salomone nel novembre del 2019

3. LE REAZIONI DELLA COMUNITÀ INTERNAZIONALE

Nel contesto del conflitto la comunità internazionale è rimasta tutt’altro che immobile: l’Australia, e successivamente anche le Isole Fiji, hanno deciso di intervenire direttamente per cercare di riportare l’ordine, sebbene il ripristino sia tutt’altro che semplice. Taiwan, principale oggetto del recente dibattito internazionale, si è detta “tradita” dalla scelta dell’arcipelago di voltarle le spalle. In chiave anticinese tutti gli attori protagonisti dell’area sono concordi che le Isole Salomone abbiano un ruolo chiave nel contenimento della Cina nel Pacifico. Perdere un avamposto così importante rappresenta una grandissima minaccia per Taipei, primario desiderio del Governo cinese. Intanto, alla notizia dei disordini a Chinatown, la Cina ha risposto mostrando grande apprensione e ha chiesto al Governo di Honiara di adottare tutte le misure necessarie per salvaguardare la sicurezza dei cittadini cinesi. Nel prossimo futuro sarà necessario osservare se i contingenti militari riusciranno a riportare la pace e se il cambio di paradigma nell’arcipelago peserà questione sino-taiwanese. Nel frattempo, il Primo Ministro Sogavare è sopravvissuto a una mozione di sfiducia parlamentare e ha fatto sapere che le autorità faranno tutto il necessario per rintracciare i colpevoli delle rivolte, che saranno sanzionati adeguatamente.

Niccolò Ellena

Photo by David_Peterson is licensed under CC BY-NC-SA

Niccolò Ellena
Niccolò Ellena

Mi chiamo Niccolò, sono nato a Firenze e ho 25 anni. Dopo la Laurea in Lingue e Culture straniere presso l’Università degli Studi di Firenze e dopo aver trascorso un semestre a Wenzhou, in Cina, mi sono trasferito a Milano, dove vivo tutt’ora. Ad oggi sono laureando magistrale in Lingue per le Relazioni Internazionali presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore. Al momento, oltre a collaborare con il Caffè Geopolitico per l’area asiatica, sto svolgendo un tirocinio presso l’Istituto Affari Internazionali (IAI) di Roma.

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