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lunedì 24 Gennaio 2022

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Gruppo Wagner in Mali: l’Europa teme l’influenza russa

In breve

  • Nel nuovo scramble for Africa il gruppo paramilitare russo Wagner continua a far parlare di sé. Ma qual è la sua genesi?
  • Le Nazioni Unite e il Parlamento europeo hanno recentemente condannato l’operato delle compagnie militari private, con chiaro riferimento a Wagner come emanazione diretta di Mosca in Africa.
  • Intanto il Cremlino intensifica la cooperazione militare in Mali configurando probabili nuovi equilibri per l’intera regione.

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In 3 sorsi La presenza del gruppo Wagner in Africa centrale e occidentale rappresenta una minaccia per gli interessi francesi ed europei. Grazie a report, foto e video l’identità e l’operatività è ormai chiara. Cosa significa il continuo dispiegamento di mercenari dal punto di vista della strategia di Mosca? Questa nuova presenza in Mali porterà a diversi equilibri nella regione?

1. IL GRUPPO WAGNER NELLA GUERRA IBRIDA

Il “nuovo” scramble for Africa. La Russia sta continuando a estendere la propria influenza sul continente africano tramite accordi bilaterali, soft power e presenza militare ibrida. È in questo contesto che l’attività di Evgenij Prigozhin, imprenditore legato a Putin, è diventata sempre più rilevante. Prigozhin, proprietario di Concord Management and Consulting Company già nella lista delle sanzioni americane per le interferenze con le elezioni presidenziali del 2016, è considerato l’anello di congiunzione tra il gruppo Wagner e il Cremlino. Al vertice operativo di questa compagnia militare privata ci sarebbe Dimitrij Utkin, colonnello dell’intelligence russa fino al 2013 e dirigente della compagnia Concord di Prigozhin. Durante la guerra nel Donbass una rete di mercenari si costruisce intorno alla figura di Utkin, già attivo nella Slavonic Corps Limited, società militare privata presente nel 2013 in Siria con legami diretti con l’esercito del Presidente Assad. Poco dopo l’esperienza siriana nasce il gruppo Wagner – chiamato così dal nome de guèrre di Utkin – che oggi svolge varie attività in diversi Paesi africani, tra cui l’addestramento di forze locali, la protezione delle élites e la messa in sicurezza di siti produttivi. La sua presenza in Africa è stata documentata in Libia (legata a Haftar e ai ribelli ciadiani), Sudan, Guinea Bissau, Mozambico, Madagascar e non solo. Spesso in Stati che vivono una costante instabilità politica, ma sono ricchi di risorse naturali di importanza strategica.

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Fig. 1 – Un peacekeeper della missione Onu MINUSCA, una guardia di sicurezza russa privata e un membro della guardia presidenziale accompagnano il Presidente della Repubblica Centrafricana Faustin Archange Touadera (non visibile), 27 dicembre 2020

2. CRIMINI DI GUERRA E PLAUSIBLE DENIABILITY

Dal 2018 si è iniziato a parlare di questa compagnia come un serio problema per le dinamiche geopolitiche del continente africano, soprattutto dal punto di vista francese. L’arrivo, in quell’anno, di mercenari russi nella Repubblica Centrafricana ha comportato la sospensione della collaborazione militare con la Francia determinando nuovi equilibri in un Paese molto ricco di risorse inutilizzate. Per le Nazioni Unite i mercenari russi sono colpevoli di crimini di guerra e, secondo molti, responsabili dell’imboscata del 30 luglio 2018 che ha portato all’uccisione di tre giornalisti russi che stavano indagando sulle attività del gruppo. Recentemente, con una risoluzione, il Parlamento Europeo ha sanzionato l’operato del gruppo Wagner definendolo legato alle Istituzioni russe e dissuadendo i Paesi dal richiederne i servizi. In Russia le compagnie militari private sono illegali. Tuttavia nella loro illegalità i mercenari di queste compagnie svolgono de facto il ruolo di ausiliari e permettono di prendere parte alle operazioni militari senza dover impegnare le Forze Armate regolari, dissimulando il proprio coinvolgimento. Questa strategia, nota come plausible deniability, è stata utilizzata in passato in varie operazioni da parte di diversi Paesi – Stati Uniti e Russia su tutti – per assicurare la propria influenza e un più favorevole posizionamento geostrategico a basso costo. Questo è quanto sta avvenendo in Africa con i mercenari russi: laddove inizia la cooperazione militare e si diffondono voci di contratti con società di sicurezza privata, poco dopo aziende russe ottengono diritti di estrazione per diamanti, oro, petrolio e gas – spesso realtà legate a Prigozhin.

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Fig. 2 – Il ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov (destra) e il suo omologo maliano Abdoulaye Diop (sinistra) nell’incontro presso il Ministero degli affari esteri russo, 11 novembre 2021

3. BAMAKO-MOSCA: LE RAGIONI DELLA COOPERAZIONE MILITARE

Il più recente avvicinamento militare tra Mali e Russia e il ricorso al gruppo Wagner – per addestramento e protezione – è il risultato del progressivo allontanamento di Bamako da Parigi, a seguito del colpo di Stato del 24 maggio 2021 e della chiusura della missione Barkhane. Da un lato il ritiro francese preoccupa l’establishment maliano, che necessita di forniture e mezzi militari esterni per riuscire a mantenere il potere e tenere a bada l’insurrezione jihadista; dall’altro il Governo di transizione, guidato da Choguel Maïga e presieduto dal colonnello Assimi Goïta, ricerca oggi popolarità alimentando la retorica antifrancese e filorussa di una parte della società civile. Da parte russa il ministro degli Esteri Lavrov in un recente incontro con l’omologo maliano Diop ha riconfermato l’importanza della cooperazione tra i due Paesi, negando i legami con i contractors e ribadendo la libera sovranità del Mali riguardo a decisioni di questo tipo. Come sedicente sostituto più affidabile per la lotta alle insurrezioni, Mosca punta a sfruttare le risorse naturali offrendo in cambio minore ingerenza negli affari interni. Una situazione di questo tipo a pochi mesi dalle promesse elezioni maliane preannuncia il configurarsi di nuovi equilibri con probabili ricadute regionali.

Daniele Molteni

Photo by mel_88 is licensed under CC BY-NC-SA

Daniele Molteni
Daniele Molteni

Nato in provincia di Como, ha conseguito la laurea triennale in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee e quella magistrale in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Milano, con tesi relative alla Responsibility to Protect e al terrorismo internazionale. Le sue aree di interesse sono Africa e Medio Oriente, con un particolare focus su questioni legate a sicurezza e rule of law. Dal 2018 è redattore di La Beula, rivista culturale indipendente della Brianza comasca, e in passato ha scritto per alcune Onlus specializzate in politica internazionale e diritti umani. È appassionato di cinema d’autore e libri, principalmente saggistica e reportage.

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