In 3 sorsi – Peng Shuai è la tennista cinese che ha riempito le pagine dei quotidiani internazionali nelle ultime settimane. Il Governo cinese viene accusato da altri Paesi e associazioni umanitarie di aver confinato la tennista, costringendola a sporadiche apparizioni online. Pechino, d’altra parte, risponde a sua volta accusando la comunità internazionale di politicizzare della vicenda.
1. CHI È PENG SHUAI
Peng Shuai, classe 1986, è una tennista cinese di fama internazionale e vincitrice di due titoli Grand Slam. Negli ultimi mesi, tuttavia, abbiamo imparato a conoscerla non per la sua eccezionale carriera agonistica, ma per il suo presunto rapimento da parte del Governo cinese. La controversia ha inizio il 2 novembre scorso, giorno in cui la tennista denuncia in un lungo post, pubblicato sul suo account Weibo, di essere stata vittima di violenze sessuali da parte dell’ex vicepremier del Partito Comunista Cinese (PCC) Zhang Gaoli. Peng Shuai spiega che lei e Zhang Gaoli hanno avuto per diversi anni una relazione extraconiugale segreta, ormai conclusa da anni. Il post continua accusando Zhang di averla invitata, circa tre anni prima, a giocare a tennis con lui e sua moglie, per poi aggredirla sessualmente a casa sua. Il post è stato cancellato dal social in meno di 30 minuti, ma ciò non ha impedito al contenuto di diventare virale, trasformandolo in una pubblica accusa contro un alto funzionario del PCC. Nel frattempo si sono perse per giorni le tracce di Peng Shuai, cosa che ha insospettito la comunità internazionale e fatto temere per la sorte della tennista. Il 17 novembre la CGTN (un network televisivo di proprietà dello Stato cinese) ha pubblicato su Twitter un messaggio di Peng in cui afferma di stare bene, così da smentire l’ipotesi di scomparsa. Apparentemente a conferma di ciò la tennista ha recentemente dichiarato durante un’intervista di non essere mai stata sorvegliata e di non aver mai mosso accuse contro l’ex vicepremier.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Peng Shuai durante l’Australian Open del gennaio 2020
2. LA REAZIONE INTERNAZIONALE
Nei giorni successivi al primo post la vicenda ha abbattuto le barriere della censura cinese e ha assunto sempre più i caratteri di una questione diplomatica. Anzitutto il segretario stampa della Casa Bianca Jen Psaki ha espresso una certa preoccupazione per la tennista, chiedendo al Governo cinese di fornire “prove indipendenti e verificabili” sul suo stato. Nel frattempo, Washington ha annunciato il boicottaggio delle Olimpiadi di Pechino 2022 come segno di protesta contro il “genocidio e i crimini contro l’umanità in corso nello Xinjiang in Cina e per altre violazioni dei diritti umani”. Anche l’UE ha espresso in una nota ufficiale la propria solidarietà alla tennista: Bruxelles si è quindi unita alle crescenti richieste internazionali per garantire a Peng la piena libertà. Diverse organizzazioni umanitarie hanno anche espresso il loro dissenso per come il Governo cinese si sta occupando della situazione e per come a livello internazionale non si stia facendo abbastanza a sostegno di Peng Shuai. Human Rights Watch, ad esempio, ha accusato il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) di negligenza riguardo alla violazione dei diritti umani della tennista cinese. La Presidente della Commissione degli atleti CIO, Emma Terho, ha infatti recentemente dichiarato di aver parlato in videochiamata con Peng, constatandone il buono stato di salute, e lo stesso CIO ha riconfermato la propria strategia di diplomazia silenziosa.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Zhang Gaoli, ex vicepremier del Partito Comunista Cinese, accusato di violenza sessuale da Peng Shuai
3. LA REAZIONE CINESE
Ad oggi le Autorità cinesi non hanno riconosciuto le accuse di Peng contro Zhang e non sembrano essere in corso indagini sul caso. Il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Zhao Lijian, ha accusato la comunità internazionale di propaganda maliziosa e di politicizzazione della vicenda. Zhao ha quindi invitato a non renderla una “questione diplomatica”. Intanto la WTA, l’associazione che si occupa del tour di tennis professionistico femminile, ha annunciato l’immediata sospensione di tutti i suoi tornei in Cina e Hong Kong a supporto della libertà di Peng Shuai e per “i rischi che giocatori e staff potrebbero affrontare”. La decisione della WTA ha provocato la dura reazione dei media cinesi: secondo tali media la WTA starebbe inscenando uno spettacolo sproporzionato e dichiaratamente a supporto dell’attacco occidentale al sistema cinese. A livello di dichiarazioni pubbliche, però, l’approccio cinese è di mantenere la calma e una certa riservatezza. David Bandurski, direttore del China Media Project, parla di una strategia su due fronti: da una parte il completo silenzio sul tema a livello nazionale e dall’altra la critica verso i media internazionali di politicizzazione dello sport.
Alessia Sauda
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