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mercoledì 25 Maggio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

La guerra in Etiopia continua

In breve

  • La recente scarcerazione di alcuni oppositori politici fa sperare in una distensione dei rapporti tra il Presidente Abiy Ahmed e il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrai.
  • Le condizioni dei rifugiati interni continuano ad aggravarsi a causa del blocco degli aiuti umanitari e di continui attacchi da parte di entrambe le fazioni in lotta.
  • Il Presidente Abiy Ahmed accusa il direttore dell’OMS di cattiva condotta nei confronti del Governo etiope.

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In 3 sorsi – Nelle scorse settimane il Governo centrale etiope ha acconsentito al rilascio di numerosi oppositori politici, tuttavia continua a bloccare gli aiuti umanitari nelle zone di conflitto del Tigrai e a sferrare attacchi nei campi dei rifugiati. Allo stesso tempo, accusa le organizzazioni internazionali di interferire nella politica interna.

1. SPERANZE PER UNA PACE?

A oltre un anno dallo scoppio del conflitto in Etiopia, nonostante la prosecuzione degli scontri, si cominciano a percepire i primi segnali di una tanto desiderata distensione tra le due linee di combattimento: il Fronte Popolare di Liberazione del Tigrai (TPLF) e l’esercito del Governo, con a capo il Premio Nobel Abiy Ahmed.
A gennaio sono stati infatti rilasciati dal Governo numerosi oppositori politici membri del Congresso Federalista Oromo (CFO) e giornalisti che erano stati arrestati lo scorso luglio.
Il Segretario Generale dell’ONU Antònio Guterres ha accolto con favore la liberazione dei prigionieri e ha incoraggiato le due parti a intraprendere un dialogo per avviare il processo di riconciliazione. Guterres spera inoltre che venga facilitato anche l’accesso umanitario per garantire assistenza e rifornimenti alimentari alla popolazione.
Tuttavia, nonostante alcune rare tregue e i recenti gesti di pacificazione da parte del Governo, la regione del Tigrai si trova “sull’orlo di un disastro umanitario”, come ha denunciato il direttore regionale del World Food Program (WFP), mentre diverse organizzazioni internazionali stanno abbandonando Paese a causa dei continui attacchi da parte di droni.

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Fig. 1 – Manifestazione a sostegno del Tigrai di fronte all’ambasciata statunitense a Pretoria, in Sudafrica

2. FAME CATASTROFICA PER I CIVILI

Circa 400mila abitanti della regione del Tigrai stanno soffrendo quella che le agenzie umanitarie definiscono “catastrophic hunger”, ovvero la fase che precede il livello più grave di denutrizione.
In totale, al momento, circa 5milioni di persone soffrono la fame.
Lo scorso 17 gennaio sono state distribuite le ultime scorte di cereali, legumi e petrolio nel Tigrai e ora “dobbiamo scegliere chi ha fame per evitare che un altro muoia di fame”, ha denunciato il direttore regionale del World Food Program.
Sebbene il Presidente Abiy Ahmed continui a sostenere che il Governo si sta impegnando nell’assicurare cure e rifornimenti a tutti i civili del Paese, sono molte le organizzazioni non governative a denunciare i posti di blocco che ostruiscono l’arrivo dei camion degli aiuti umanitari nei campi per rifugiati. Negli ultimi mesi il Governo ha anche sospeso i permessi di Medici Senza Frontiere e del Norwegian Refugee Council, accusandoli di intromettersi negli affari interni del Paese.
Ad aggravare la situazione di penuria alimentare si aggiunge anche la siccità, causata dalla mancata stagione delle piogge.
La buona notizia delle scarcerazioni dei prigionieri politici è dunque accompagnata, purtroppo, da troppe testimonianze di crimini di guerra e condizioni di sopravvivenza estreme, come già riportato in un report dell’Ufficio dell’ONU per gli Affari Umanitari (OCHA) dello scorso dicembre. Il documento denuncia i continui attacchi indiscriminati e le esecuzioni extragiudiziali contro civili, i numerosi esempi di distruzione delle loro terre, gli spostamenti forzati di migliaia di cittadini e i frequenti abusi sessuali per “degradare e deumanizzare le vittime”.

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Fig. 2 – Il Presidente Abiy Ahmed in visita alle truppe etiopi sul fronte del Tigrai

3. TENSIONI TRA L’ETIOPIA E LE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI

Dopo diverse accuse da parte del Governo etiope nei confronti di organizzazioni internazionali per aver interferito nella politica interna, il Presidente Abiy Ahmed ha accusa esplicitamente l’Organizzazione Mondiale di Sanità (OMS) di “cattiva condotta” e di diffusione di “disinformazione dannosa che compromette la reputazione, l’indipendenza e la credibilità dell’OMS”. Le critiche giungono in seguito al commento del direttore Tedros Adhanom Ghebreyesus, che aveva definito “inimmaginabile che un Governo neghi ai propri cittadini per più di un anno cibo e medicine”.
Anche l’Unicef ha criticato il Governo centrale per i recenti attacchi aerei contro i campi di sfollati, nonostante il Presidente continui a negare di colpire civili.
Al momento le organizzazioni internazionali si uniscono in un appello alle parti in conflitto per un dialogo volto a cessare gli scontri e a organizzare corridoi umanitari per i milioni di rifugiati interni.

Alessandra De Martini

Hiking in Tigray, Ethiopia” by Rod Waddington is licensed under CC BY-SA

Alessandra De Martini
Alessandra De Martini

Classe 1996, mi sono laureata in Investigazione, Criminalità e Sicurezza internazionale presso l’Università degli Studi Internazionali di Roma. Sono appassionata di geopolitica, ma amo anche imparare nuove lingue e viaggiare. Durante il percorso universitario, ho cercato di combinare le mie passioni partecipando all’Erasmus, ad alcuni programmi di studio all’estero e ad un progetto di volontariato in Colombia. Nel tempo libero mi piace leggere thriller, fare jogging ma soprattutto giocare con il mio cagnolino!

 

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