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domenica 25 Settembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

La risposta USA all’attacco russo nel primo mese di guerra

In breve

  • Immediata la condanna USA a seguito della preannunciata invasione dell’Ucraina da parte di Putin.
  • Le misure adottate in risposta all’attacco russo prevedono per il momento aspre sanzioni economiche, in particolare contro il settore energetico, bancario e tecnologico di Mosca.
  • Approvati anche ingenti aiuti militari e misure umanitarie in favore dell’Ucraina.

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In 3 Sorsi Gli USA hanno subito condannato l’aggressione della Russia all’Ucraina e hanno adottato sanzioni senza precedenti. Escluso l’intervento armato della NATO, Washington sta fornendo supporto militare e umanitario all’Ucraina, cercando di colpire l’economia e i centri di potere di Mosca.

1. L’INVASIONE PREANNUNCIATA

Dopo i numerosi avvertimenti di Washington circa l’intenzione di Putin di invadere l’Ucraina su larga scala, tale monito si è concretizzato nella notte tra il 23 e il 24 febbraio, quando il Presidente russo ha annunciato l’inizio di operazioni militari speciali – di fatto un’invasione. La “guerra premeditata”, così definita e condannata da Biden, dimostra che Putin ha scelto di intraprendere la strada di “una guerra catastrofica piuttosto che la diplomazia”. Nonostante la Russia avesse sempre negato il piano di invasione dell’Ucraina, già nei mesi precedenti, Putin aveva preannunciato l’adozione di “misure tecnico-militari” rispetto alla mancata assicurazione formale che l’Ucraina non avrebbe aderito mai alla NATO. La situazione sembrava in stallo, almeno fino al momento in cui Putin ha riconosciuto l’autodichiarata indipendenza delle due repubbliche di Donetsk e Lungansk, nell’Ucraina orientale. Da lì ha avviato l’invasione di tutto il Paese, con l’assedio e il bombardamento di varie città e siti in Ucraina.

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Fig. 1 – Il Presidente degli Stati Uniti Biden commenta l’invasione militare “non provocata e ingiustificata” dell’Ucraina il 24 febbraio 2022

2. LA REAZIONE ECONOMIA: GAS E SWIFT

Per il momento la reazione degli Stati Uniti all’aggressione di Putin vede principalmente due strumenti: le sanzioni contro la Russia e gli aiuti militari a favore dell’Ucraina. Biden ha subito annunciato sanzioni economiche dure ed estese, che puntano a tagliare fuori la Russia dal mercato finanziario occidentale, con l’auspicio di intaccare così anche diversi meccanismi della macchina bellica russa. Il pacchetto adottato comprende sanzioni economiche di diversa natura: sanzioni individuali pensate per esercitare pressione sull’élite russa – ma che in modo inedito colpiscono direttamente anche Putin e il Ministro degli Esteri Lavrov, – la chiusura dello spazio aereo statunitense per tutti gli aerei russi e divieti di esportazione su beni tecnologici. Inoltre rilevante è stata la decisione, approvata dagli USA e dagli alleati occidentali, di escludere alcune banche russe dalle comunicazioni del sistema bancario internazionale (lo SWIFT) – allontanando di fatto la Russia dalle interazioni economiche con il resto del mondo. Per questo viene considerata la misura più dure adottata in ambito finanziario, almeno sino all’approvazione delle sanzioni contro la Banca Centrale russa. In seguito gli USA hanno deciso di bloccare totalmente le importazioni energetiche – gas e petrolio – provenienti dalla Russia, al fine di colpire uno dei maggiori introiti per il bilancio russo – pari al 36% del budget federale, – essenziale quindi per sostenere lo sforzo bellico del Cremlino. L’ultima settimana ha visto mosse ulteriori. Dopo il “triplo vertice” a Bruxelles (con i summit NATO, Consiglio Europeo e G7), gli USA hanno avviato sanzioni contro alcuni aziende militari russe e 300 membri della Duma. Infine il 30 marzo Washington ha annunciato nuove misure contro aziende e individui accusati di aiutare il Cremlino a raggirare l’attuale schema di sanzioni occidentali. In particolare gli USA bersagliano nuovamente il settore tecnologico russo, colpendo Mikron, la maggiore azienda russa di semiconduttori. Secondo le stime dell’Amministrazione, le sanzioni contro il settore tecnologico russo sono state più efficaci del previsto, abbattendo del 99% l’export USA nel settore rispetto all’anno scorso. Si può quindi dire che si stia entrando in una seconda fase di sanzioni, cercando di migliorare l’effettivo enforcement di tutte le misure adottate finora.

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Fig.2 – Biden, il Segretario di Stato Blinken, il Vice Segretario alla Difesa Hicks e il Capo di Stato Maggiore Milley durante la firma del decreto per fornire aiuti di sicurezza e sostegno all’Ucraina

3. GLI AIUTI MILITARI

Alle sanzioni si aggiungono ingenti aiuti militari all’Ucraina. Inizialmente Biden ha approvato un primo pacchetto di aiuti che consiste nell’invio di armi, per un valore complessivo di circa 350 milioni di dollari, al fine di rafforzare la difesa ucraina. Tra il materiale inviato ci sono armi di piccolo taglio, giubbotti antiproiettile e sistemi antiaerei. Il 16 marzo è stato poi annunciato un ulteriore pacchetto per “aiutare l’Ucraina nella difesa del Paese contro l’invasione non provocata e ingiustificata della Russia”. A livello tattico le armi inviate, che includono missili anticarro e altre armi difensive per un valore di 800 milioni di dollari, implementano in modo significativo il sistema difensivo ucraino contro le forze meccanizzate russe. Secondo il Presidente Biden e il Segretario di Stato Blinken c’è tuttavia bisogno di un’azione “coordinata e unitaria” della NATO. Difatti, nonostante il rafforzamento del fronte NATO nell’Europa dell’Est, nel quadro dei Paesi dell’Alleanza che confinano con l’Ucraina, la questione continua a essere complicata: gli USA e gli alleati non potrebbero intervenire direttamente nel conflitto, senza generare un’ulteriore inasprimento ed espansione delle ostilità – particolarmente rischiosa considerato in gioco ci sono potenze nucleari. Il vertice NATO del 24 marzo ha poi segnalato il perdurare della compattezza nel campo occidentale, almeno in questa fase. Pertanto, nonostante le preoccupazioni sulle ritorsioni interne che le sanzioni economiche e gli aiuti militari e umanitari potrebbero avere, queste continuano a rimanere per gli USA il principale strumento di contrasto della Russia. In effetti sembra che l’escalation della crisi in Ucraina stia generando una relativa convergenza di vedute al Congresso circa le misure adottate. Addirittura, in un raro momento di bipartisanship, l’elettorato rimane favorevole a una risposta dura contro Mosca: il 56% degli statunitensi chiede anzi contromisure ulteriori, anche se danneggiano l’economia nazionale. Un supporto ancora più elevato si registra sugli aiuti umanitari e militari a Kiev. Tuttavia – aprendo un attimo il capitolo midterm – non si può dire che la situazione stia giovando a Biden in chiave elettorale, dato che la sua popolarità rimane ai minimi.

Serena Caridi, Antonio Pilati

Foto di copertina: “The White House, Washington DC” by pom’. is licensed under CC BY-SA

Serena Caridi
Serena Caridi

Il mio forte interesse per le relazioni internazionali mi ha spinto ad intraprendere il corso di laurea, che ho recentemente completato, in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso l’Università di Bologna.

Sono appassionata di storia e delle relazioni tra Stati Uniti e Russia, paesi in cui ho avuto modo di vivere e studiare.

Adoro viaggiare e scoprire nuove culture.

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