utenti ip tracking
giovedì 7 Luglio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Il piano europeo per l’indipendenza energetica dalla Russia

In breve

  • La Commissione ha presentato il piano per una completa indipendenza energetica dalla Russia entro il 2027, che comprende sia nuove misure che una revisione di strumenti già esistenti.
  • Sono previste nuove risorse finanziarie per più di 200 miliardi di euro, oltre all’utilizzo di 225 miliardi di prestiti del piano di recupero pandemico non richiesti e altre fonti di finanziamento minori.
  • Il piano è ambizioso e danneggerà Mosca. L’azione degli Stati membri sarà fondamentale per la sua riuscita.

Dove si trova

Ascolta l'articolo

Caffè LungoL’obiettivo di REPowerEU è l’autonomia da Mosca ed è basato su misure di breve e medio periodo, per 210 miliardi di euro di investimenti addizionali previsti da qui al 2027. 

TRA NUOVE MISURE E STRUMENTI GIÀ ESISTENTI

Il piano dell’Europa per l’indipendenza energetica dalla Russia (REPowerEU), annunciato dalla Commissione Europea il 18 maggio, dovrebbe essere nelle intenzioni di Bruxelles lo strumento non soltanto per garantire l’autonomia da Mosca, ma anche per confermare la leadership europea nella transizione verde, nonché un primo passo verso la realizzazione di una vera e propria Unione energetica. Intenzioni ambiziose, anche se forse limitate dalla mancanza di coraggio (o più probabilmente da un certo realismo) nell’approntare un meccanismo finanziario simile a quello del piano di ricovero pandemico, basato sull’indebitamento comune.
Il progetto, in estrema sintesi, è articolato su due blocchi di misure, a breve e a medio termine, che ruotano attorno a quattro principi: risparmio, diversificazione delle fonti, accelerazione della transizione verso fonti rinnovabili, investimenti e riforme.
Tra le misure proposte si segnalano l’innovativa Piattaforma comune dell’energia per l’acquisto comune di gas naturale, gas liquido e idrogeno (camera di coordinamento delle iniziative, in pratica una sorta di “gruppo d’acquisto” finalizzato a ottimizzare la ricerca delle fonti di approvvigionamento e a calmierare i prezzi), l’invito a modificare i Piani nazionali di ripresa e resilienza finanziati dalla Recovery and Resilience Facility di Next Generation EU per orientarli verso una maggiore autonomia energetica (ci saranno per questo raccomandazioni specifiche per ogni Stato membro), l’intento di spingere per l’installazione di milioni di pompe di calore e per la realizzazione di impianti solari ed eolici (semplificando e velocizzando le procedure autorizzative nelle aree considerate non a rischio ambientale, aspetto questo criticato dalla grande rete europea delle ONG verdi EEB, peraltro molto positiva sul resto del piano) oltre che lo sviluppo dell’idrogeno (investendo sulla tecnologia e definendo un nuovo quadro regolamentare), l’incremento dal 40 al 45% entro il 2030 della percentuale di energia prodotta utilizzando le rinnovabili (aggiornando le misure già previste dal piano Fit for 55).

Embed from Getty Images

Fig. 1 – Frans Timmermans, vicepresidente della Commissione Europea

LE RISORSE FINANZIARIE

In termini di risorse l’investimento previsto dalla Commissione è di 210 miliardi di euro addizionali da qui al 2027. Una cifra importante, anche se non enorme, data l’importanza della posta in gioco e la rapidità necessaria del cambiamento, la cui effettiva operatività andrà verificata nella realtà – intanto REPowerEU sarà discusso al prossimo Consiglio Europeo di fine maggio.
Per quanto riguarda in particolare le risorse derivanti da Next Generation EU, ci sono ancora 225 miliardi di prestiti della RFF disponibili, che possono essere richiesti dagli Stati che non abbiano sfruttato appieno le risorse loro destinate o anche da chi, come l’Italia, ha già richiesto il cento per cento delle risorse. Inoltre nuove sovvenzioni a fondo perduto per un valore di 20 miliardi saranno finanziate dalle aste del sistema di scambio delle emissioni ETS (il che è forse in contrasto con l’intento di accelerare l’abbandono delle energie fossili, ma rappresenta indubbiamente un meccanismo di finanziamento già pronto e disponibile).
C’è da dire che se a inizio 2022 le importazioni di prodotti fossili dalla Russia erano stimate a 100 miliardi di euro l’anno, dall’invasione dell’Ucraina sono già state ridotte in maniera sensibile: al momento attuale si ritiene che la dipendenza dal gas russo (il più importante dei prodotti acquistati dall’Europa) sia già scesa dal 40 al 26 per cento.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – Ursula von der Leyen alla presentazione del Piano REPowerEU

EFFETTI ECONOMICI E POLITICI

Naturalmente un ruolo cruciale nell’implementazione del piano sarà svolto dai vari Stati, a ciascuno dei quali toccherà utilizzare al meglio le proprie possibilità, usufruendo degli strumenti messi a disposizione dall’Unione. Vedremo.
Complessivamente si tratta di un pacchetto importante, che manca forse in quello che avrebbe potuto essere un vero scatto in avanti, sia in termini di risorse che di metodo: il finanziamento per mezzo della creazione di eurobond. Non è detto che questo non sarà il prossimo passo nella direzione di un’autentica Unione dell’energia, al momento indubbiamente non ci sarebbe il consenso unanime necessario per procedere, né forse i tempi indispensabili per una discussione intergovernativa che possa portare a un accordo.
Dal punto di vista politico, oltre che economico, il piano della Commissione conferma che il futuro dell’Unione sarà ben lontano dalla Russia, a prescindere dai tempi, sperabilmente rapidi, in cui si riuscirà a metter fine alla guerra in Ucraina. Questo sarà obiettivamente un colpo per Mosca, isolata e privata di entrate economiche fondamentali, non facilmente rimpiazzabili, anche ipotizzando una completa sostituzione dei compratori occidentali da parte cinese o di altri Paesi terzi, dati i tempi e i costi necessari per la realizzazione di nuove e diverse infrastrutture, oleodotti e quant’altro.

Paolo Pellegrini

Photo by NakNakNak is licensed under CC BY-NC-SA

Paolo Pellegrini
Paolo Pellegrini

Nato a Terni nel 1967, laureato in Giurisprudenza, sono un funzionario della Commissione europea. Prima di diventare un euroburocrate ho svolto vari lavori ed attività, tra cui l’editore e l’istruttore di paracadutismo sportivo, ma la cosa di cui sono più fiero è l’essere stato, per un breve periodo della mia vita, operaio metalmeccanico.

Ti potrebbe interessare
Letture suggerite