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giovedì 7 Luglio 2022

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RDC, cresce la tensione con il Ruanda sul Nord Kivu

In breve

  • I rapporti tra RDC e Ruanda sono sempre più roventi, mentre il gruppo M23 continua la propria insurrezione.
  • Tre domanda al giornalista e africanista Matteo Giusti su ruolo del Ruanda nella crisi, coinvolgimento dell’Uganda e prospettive di breve termine.

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Caffè LungoI ribelli di M23 avanzano nel Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo, sostenuti anche dal Ruanda. Kinshasa e Kigali si accusano reciprocamente di provocazioni lungo la frontiera, con il rischio di un peggioramento della crisi. Sul tema il Caffè ha intervistato il giornalista e africanista Matteo Giusti.

Da due settimane il Nord Kivu, nella Repubblica Democratica del Congo (RDC), è di nuovo alle prese con l’avanzata del gruppo M23, che è arrivato a minacciare il capoluogo regionale, Goma. L’offensiva dei ribelli ha condotto anche a un peggioramento delle relazioni tra Kinshasa e il Ruanda, Paese storicamente a sostegno del movimento ribelle insieme all’Uganda. Una decina di giorni fa Kigali aveva accusato il vicino di aver lanciato dei razzi oltreconfine, una posizione alla quale la RDC aveva reagito convocando l’ambasciatore ruandese e sospendendo i voli della compagnia di bandiera RwandAir nel proprio territorio. Le Autorità congolesi hanno poi catturato due soldati ruandesi che tentavano di valicare la frontiera, rilasciandoli il 1° giugno. Nonostante gli inviti a distendere i toni da parte del Presidente dell’Unione Africana, il senegalese Macky Sall, tra i due Paesi la crisi resta acuta, al punto che il 31 maggio il ministro degli Esteri ruandese, Vincent Biruta, ha dichiarato che Kigali è pronta a vendicarsi qualora le Forze Armate congolesi proseguissero con le provocazioni. L’attacco di M23 per il momento è stato bloccato, anche grazie all’intervento dei caschi blu della MONUSCO, ma secondo Human Rights Watch ci sarebbero almeno 70mila persone tuttora sfollate nei dintorni di Goma. Sull’argomento il Caffè ha raggiunto Matteo Giusti, giornalista e africanista, collaboratore di Limes, RaiNews e RadioRai, Il Manifesto e Radio Immagina, da poco in libreria con La Loro Africa, come l’Europa ha perso il continente africano.

Qual è l’obiettivo del Ruanda? Il fattore etnico è senz’altro presente, con Kigali che sostiene il gruppo M23 a maggioranza tutsi e Kinshasa più vicina agli hutu delle Forze Democratiche per la liberazione del Ruanda, ma basta per spiegare il contesto?
Il Ruanda vuole giocare un ruolo egemonico nella regione dei Grandi Laghi e lo fa destabilizzando tutti gli Stati confinanti, soprattutto la Repubblica Democratica del Congo. Il suo obiettivo è creare un cuscinetto senza legge nelle regioni dell’est del gigante africano, così da poter saccheggiare le enormi ricchezze presenti. Kinshasa ha cercato di trattare con il Ruanda, ma la sua debolezza e lontananza dalle zone in questione non gli permette di riuscire a mantenere il controllo. All’inizio il fattore etnico, sulla scia del genocidio del Ruanda, era determinante ma oggi è solo una scusa, perché non è vero che i tutsi congolesi sono perseguitati dal Governo centrale e il movimento M23 sta combattendo perché non soddisfatto di quello che ha ottenuto dagli accordi di pace. 

Nei giorni scorsi si era parlato di un intervento congiunto di Ruanda e Uganda nella RDC. Quanto c’è di vero e quanto è realizzabile un’operazione militare del genere?
I due comandi militari hanno avuto una serie di incontri, soprattutto per avvertirsi reciprocamente. L’Uganda e già in Congo, su invito del Governo, per dare la caccia agli islamisti delle Allied Democratic Forces (ADF) e approfitterà di questa situazione per chiudere tutte le questioni ancora in sospeso. Il Ruanda ufficialmente nega di essere entrato in Congo, ma i suoli militari catturati mentre combattevano al fianco dell’M23 sono più che una smentita. I due Paesi agiscono in zone diverse per ritagliarsi zone di influenza esclusive. Più a sud anche l’esercito del Burundi ha sconfinato per dare la caccia a una milizia che vuole rovesciare il suo Governo e questi significa che anche il Burundi è parte in causa del conflitto. 

Alcuni osservatori ritengono improbabile che la crisi tra la RDC e il Ruanda si tramuti in un conflitto vero e proprio, altri sottolineano come invece i due Paesi stiano già combattendo per procura. In ogni caso la tensione è presente e sembra destinata a permanere. Qual è il tuo punto di vista sui prossimi sviluppi?
Come dicevo credo che il conflitto possa coinvolgere direttamente o indirettamente diversi Stati. RDC, Uganda, Ruanda e Burundi militarmente, altri Paesi come mediatori o in appoggio degli uni o degli altri. L’Angola si sta già adoperando per mediare, mentre Kenya e Tanzania guardano con preoccupazione quello che sta succedendo ai propri confini. Sarà una guerra lunga anche se a bassa intensità e come al solito la vittima sarà la popolazione.

Beniamino Franceschini

Photo by Kudra_Abdulaziz is licensed under CC BY-NC-SA

Beniamino Franceschini
Beniamino Franceschini

Classe 1986, vivo sulla Costa degli Etruschi, in Toscana. Laureato in Studi Internazionali all’Università di Pisa, sono specializzato in geopolitica e marketing elettorale. Mi occupo come libero professionista di analisi politica (con focus sull’Africa subsahariana), formazione e consulenza aziendale. Sono vicepresidente del Caffè Geopolitico e coordinatore del desk Africa. Ho un gatto bianco e rosso chiamato Garibaldi.

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