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martedì 29 Novembre 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Italia chiama, Ungheria risponde: le reazioni dei quotidiani ungheresi alle nostre elezioni

In breve

  • I quotidiani ungheresi hanno dato ampio risalto alla vittoria elettorale di Fratelli d’Italia, cercando di capire quali potrebbero essere le conseguenze per le relazioni tra Budapest e Roma.
  • Le reazioni sono state però contrastanti: mentre i quotidiani filo-governativi vedono il successo del partito di Giorgia Meloni come una rivendicazione delle politiche di Orban, quelli dell’opposizione leggono invece tale risultato come una potenziale insidia per l’Unione Europea.
  • In generale le reazioni testimoniano la complessità dell’Ungheria orbaniana, sospesa tra identità occidentale e populismo anti-europeo.

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Caffè lungoLa vittoria di Giorgia Meloni è di rilevante interesse per Budapest, che spera di trarne legittimazione agli occhi dell’Europa. Ma c’è anche chi esprime diffidenza.

C’E’ CHI ESULTA…

Non solo l’applauso a tempo con l’inno di Mameli prima della partita di Nations League Ungheria-Italia. Nel Paese guidato da Viktor Orbán la vittoria delle elezioni italiane da parte della coalizione di centrodestra guidata da Fratelli d’Italia ha avuto una particolare risonanza.

Il quotidiano online Magyar Hìrlap (“La Gazzetta Ungherese”), vicino al partito di Governo Fìdesz del Premier Orbán, ha descritto fedelmente l’esito della tornata elettorale, riportando i dati del Ministero dell’Interno italiano in merito all’affluenza e all’assegnazione dei seggi, e sottolineando come la prima abbia toccato il minimo storico in epoca repubblicana e come si sia espressa in maniera differente tra le varie regioni. Ma non solo. Nell’articolo “Giorgia Meloni saprà gestire l’Italia in modo equilibrato”, le prime reazioni internazionali a essere riportate sono quelle proprio di Orbán e del Governo conservatore polacco. Vengono citate in primis le parole del Responsabile dell’Ufficio Stampa del Presidente del Consiglio, secondo cui “la comunicazione tra il Premier Viktor Orbán e i vertici dei partiti di destra italiani che dovrebbero formare un Governo è molto più intensa delle solite formule diplomatiche e garbate”. Sempre sulla base delle dichiarazioni dell’addetto stampa, Viktor Orbán avrebbe scritto a Giorgia Meloni che il successo del partito Fratelli d’Italia rappresenta la vittoria dei valori cristiano-conservatori che “costituiscono la base della nostra cooperazione e amicizia”. (…). Un altro articolo riporta nel titolo un’espressione utilizzata dall’europarlamentare socialdemocratico tedesco Udo Bullman, “l’Europa teme la “Orbanizzazione” dell’Italia”. L’autore eleva Orbán a modello politico per la Meloni. Scrive di come la destra nostrana abbia sempre difeso l’Ungheria al Parlamento Europeo e di come il sostegno italiano alla politica del Premier ungherese lo renda un attore sempre più decisivo e difficile da punire per l’UE, preoccupazione avanzata dal quotidiano tedesco Die Welt. Nel pezzo “Elezioni italiane: lo sporco può cominciare”, si legge che “sulla base di una valutazione malata, la CNN, ad esempio, predisse specificamente una svolta fascista e accennò persino a una politica che superava il fascismo di Mussolini. La qualificazione post-fascista è stata molto spesso citata nel programma della maratona della Rai per valutare i risultati elettorali, ovviamente solo dalla bocca dei vinti alle elezioni. (…) Da qua e là può venire un mare di sporcizia e di calunnia, soprattutto dopo che la maggioranza liberale di sinistra dell’Unione Europea, dopo aver elaborato la propria delusione, ha avviato la macchina della contropropaganda. Giorgia Meloni ha chiesto con forza la fine del fascismo una volta per tutte”. Articoli a parte sono dedicati alla reazione del Governo polacco, al commento del cardinal Camillo Ruini (“Gli intellettuali sono di sinistra, ma il Paese ha votato a destra”) e al sostegno rinnovato dalla Meloni nei confronti del Presidente ucraino Volodymir Zelensky. Articoli che rassicurano il lettore conservatore ungherese sulla bontà di una forza politica i cui obiettivi sono in linea con quelli del Governo del proprio Paese.

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Fig. 1 – Giorgia Meloni e Viktor Orban durante la manifestazione Atreju 2019, tenutasi a Roma nel settembre 2019

…E CHI SI PREOCCUPA

Il quotidiano online Népszava, vicino al Partito Socialista Ungherese, una delle numerose forze politiche che compongono l’opposizione, ha definito senza peli sulla lingua “post-fascista” lo schieramento guidato da Giorgia Meloni. Nell’articolo “Il futuro gabinetto italiano si suiciderebbe politicamente se andasse contro l’UE”, si parla di “un terremoto” che “si è verificato in Italia (…). Finora, in Europa occidentale non c’è mai stato un Governo guidato da un partito di destra di ispirazione post-fascista. Una forza politica che ha già dimostrato il suo populismo nazionale militante e antieuropeo. (…) La grande domanda è come la nuova coalizione potrà collaborare con la Commissione europea, se sceglierà la pericolosa strada del populismo o della cooperazione con Bruxelles.” Secondo l’autore, “il ruolo della sinistra è un fallimento”, in quanto i suoi partiti “non sono stati in grado di elevarsi al di sopra degli interessi e delle lamentele individuali” e rimane forte il sospetto che il retaggio oscuro di Fratelli d’Italia, di cui viene tracciata la storia a partire dal MSI, non sia stato del tutto abbandonato dai suoi esponenti e dalla sua leader, nella cui voce “c’è qualcosa di inquietante che non è segno di una politica europea pacifica. Il quotidano ungherese evidenzia inoltre il rapporto esistente con il Premier Orbán e con il Governo polacco di Mateusz Morawiecki, considerato comunque non sufficiente a ribaltare gli indirizzi prevalenti nell’Unione. Viene ovviamente riportata la notizia dell’appoggio rinnovato a Zelensky, una buona notizia per entrambi i “fronti” dello schieramento ungherese, in quanto tutti e due filo-NATO. Infine, in maniera quasi speculare all’articolo di Magyar Hìrlap, Népszava intitola un pezzo “Il Vaticano non è contento della vittoria della Meloni”: l’attenzione si concentra sulla differenza di vedute tra Papa Francesco e la Meloni soprattutto in materia di immigrazione, citando un passaggio dell’autobiografia della possibile futura Premier e sottolineando la refrattarietà dei vertici ecclesiastici, a dire dell’autore simpatizzati del PD, a esprimersi dopo l’esito delle elezioni,

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Fig. 2 – Orban durante la sua recente visita in Vaticano, aprile 2022

UNA REAZIONE COMPLESSA

Dalla rassegna di questi due quotidiani si evince l’importanza degli affari internazionali per gli ungheresi in relazione all’opinione della Chiesa Cattolica, che ha sempre avuto una grande influenza sul Paese, e alla guerra contro la Russia, tramite cui si delinea l’appartenenza della comunità nazionale al blocco occidentale in termini politici, economici e culturali, in particolar modo dopo la quarantennale esperienza nel Patto di Varsavia come satellite di Mosca. Diversi però sono gli approcci all’Unione Europea, l’appartenenza alla quale non viene comunque messa in discussione.

Federico Macrina

Photo by Hermann is licensed under CC BY-NC-SA

Federico Macrina
Federico Macrina

Nato a Roma nel 1999, mi sono laureato nel dicembre 2021 in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all’Università La Sapienza con 110 e lode, mentre ora frequento il corso di Media, Comunicazione digitale e Giornalismo. Grande appassionato di calcio, geopolitica e musica e aspirante giornalista, ho collaborato con la testata online RadioGoal24, collaboro attualmente con la società editrice Edipress e gestisco in coppia la pagina Instagram di giornalismo sportivo @_iltaccuino. Faccio inoltre le consegne per una pizzeria del mio quartiere e svolgo tutorato di studio ai disabili nell’ambito di una borsa di collaborazione con La Sapienza.

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