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La crisi della missione ONU in Mali: verso la fine del peacekeeping?

Caffè Lungo La missione delle Nazioni Unite in Mali è di fronte a un bivio: a dieci anni dal suo avvio gli obiettivi non sono stati raggiunti, la popolarità è bassa e il Paese è ancora instabile e in guerra. Bamako è in mano a una giunta militare golpista legata ai mercenari del gruppo Wagner e la guerra intra-jihadista si è intensificata. È la strada verso la sua conclusione?

RITIRI E TENSIONI DIPLOMATICHE

Il 5 febbraio la giunta di Bamako ha annunciato l’immediata espulsione di Guillaume Ngefa-Atondoko Andali, capo della Divisione per i Diritti Umani della missione Minusma (United Nations Multidimensional Integrated Stabilization Mission in Mali). Definito persona non grata, il funzionario è accusato di parzialità nella sua selezione dei testimoni per i briefing del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite in Mali. Questa decisione arriva in un momento già difficile per la missione delle Nazioni Unite, che ha visto negli ultimi mesi gli annunci del ritiro dei contingenti provenienti da Svezia, Gran Bretagna, Germania e Costa d’Avorio. Le motivazioni, per la maggior parte, sono legate alle accuse verso il Governo golpista del Mali presieduto da Assimi Goita di non essere più cooperativo e, di conseguenza, di mettere a repentaglio l’efficacia della missione e il raggiungimento dei suoi obiettivi. Bamako ha infatti ostacolato la rotazione delle truppe di peacekeeping, sospendendole per un mese a luglio e agosto, e ha limitato i movimenti del personale delle Nazioni Unite sul territorio, creando tensioni.

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Fig. 1 – I 49 soldati ivoriani appartenenti alla Minusma arrestati a luglio in Mali, dove sono stati condannati e poi graziati, durante una cerimonia di decorazione a Camp Gallieni ad Abidjan il 24 gennaio 2023

MISSION FAILED?

La missione delle Nazioni Unite in Mali, inaugurata il 25 aprile 2013 e subentrata alla Missione Africana di Supporto al Mali (Afisma) organizzata dall’Ecowas, è stata pensata con lo scopo del mantenimento della pace e della stabilizzazione del Paese a seguito della guerra civile scoppiata nel gennaio 2012. In dieci anni Minusma ha affrontato un complesso contesto di sicurezza e la mancanza di progressi nei negoziati politici e di pace ne ha minato l’efficacia. La missione ha lavorato con il Governo del Mali e i partner internazionali per sostenere il disarmo, la smobilitazione e la reintegrazione degli ex combattenti e per migliorare la sicurezza e lo Stato di diritto, ma sembra mai come oggi vicina alla conclusione. Anche il suo ruolo nella fornitura di aiuti umanitari e nella protezione dei civili è ormai complicato dall’insicurezza e dagli attacchi ai contingenti ora più esposti dalla fine dell’operazione francese Barkhane. La situazione è sempre più complessa, non solo per l’ostilità crescente del Governo Goita, ma anche per la continua insurrezione jihadista, le attività dei gruppi armati di autodifesa e la presenza di mercenari.

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Fig. 2 – Veduta aerea che mostra il campo per sfollati interni (IDP) di Faladie a Bamako, 9 novembre 2022

DENTRO LA TEMPESTA

Il contesto securitario nel Sahel si sta deteriorando ormai da tempo, ma ha visto negli ultimi due anni un peggioramento sostanziale. La violenza è aumentata, anche a causa delle azioni indiscriminate dei mercenari del gruppo Wagner controllati da Evgeny Prighozin e legati a Mosca. Presenti nel Paese da dicembre 2021 e accusati del massacro di Moura, questi mercenari definiti senza scrupoli – e le cui fila si sarebbero allargate a seguito di un reclutamento massivo nelle prigioni della Russia, da parte dello stesso Prighozin, ora bloccato, – stanno esacerbando la già preoccupante crisi del Mali e del Sahel in generale. In cambio dell’accesso alle riserve di materie prime dello Stato, l’azione per conto del Cremlino dei mercenari incaricati di combattere i jihadisti più che portare sicurezza potrebbe vedere un aumento della popolarità delle fazioni legate ad al-Qaeda e allo Stato Islamico nel Paese. Seppure in lotta tra loro, queste ultime, tanto Nusrat al-Islam (JNIM) quanto lo Stato Islamico nel Sahel (IS Sahel) godono già di un certo grado di popolarità in alcune zone del Paese tra il Liptako-Gourma, Menaka, Gao e Kidal. Mentre l’IS Sahel ha intensificato gli attacchi contro i rivali jihadisti, Ihad Ag Ghali, leader di JNIM, ha intrapreso un’iniziativa diplomatica nel nord per assicurarsi l’appoggio dei capi tuareg e contemporaneamente sostituire il Governo nei territori dove il controllo è limitato o nullo.

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Fig. 3 – Manifestanti con uno striscione con la scritta “Grazie Wagner”, il nome della società di sicurezza privata russa presente in Mali, a Bamako, 19 febbraio 2022

UN’OCCASIONE DI RIFLESSIONE

Il 7 febbraio il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha visitato Bamako e incontrato il suo omologo Abdoulaye Diop in seguito alla richiesta della giunta di sostegno nella lotta contro l’estremismo violento. Letto insieme alla notizia ripresa in apertura, questo fatto simbolicamente mostra la natura dei rapidi cambiamenti strategici e di alleanze in atto in Mali. Il Paese, anche grazie all’azione dei mercenari di Prighozin, sembra sempre più nelle mani di Mosca e dai tratti antieuropei e antioccidentali. Nella quasi indifferenza dell’opinione pubblica occidentale, nel Sahel si stanno riconfigurando alleanze che influenzeranno le sorti degli equilibri internazionali messi in discussione dalla guerra in Ucraina. La crisi dell’ordine internazionale liberale post Guerra Fredda è una realtà e la “fine della Storia” per molti è a sua volta conclusa. Al contrario, per lo stesso Francis Fukuyama (che l’ha teorizzata) ha solo subito un arresto, ma le democrazie liberali prevarranno. In questo contesto il modello di peacekeeping e Nation-building portato avanti negli ultimi trent’anni dal blocco euroamericano potrebbe comunque non essere più attuale nonostante le necessità di pace e rispetto dei diritti umani nel mondo, e ciò a causa della natura politica (e spesso ancora ideologica) dei conflitti, difficilmente pacificabili.

Daniele Molteni

Photo by Peggy_Marco is licensed under CC BY-NC-SA

Dove si trova

Perchè è importante

  1. La giunta militare al potere in Mali continua a ostacolare la locale missione dell’ONU (Minusma).
  2. A dieci anni dal suo avvio, la Minusma sembra ancora lontana dal raggiungimento degli obiettivi prefissati.
  3. Nel frattempo aumenta l’instabilità in Mali, stretto tra la penetrazione russa e lo scontro interno al mondo jihadista.
  4. I nuovi equilibri emersi dal conflitto in Ucraina potrebbero confermare la crisi del modello di peacekeeping internazionale emerso nel post Guerra Fredda.

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Daniele Molteni
Daniele Molteni

Nato in provincia di Como, ha conseguito la laurea triennale in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee e quella magistrale in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Milano, con tesi relative alla Responsibility to Protect e al terrorismo internazionale. Le sue aree di interesse sono Africa e Medio Oriente, con un particolare focus su questioni legate a sicurezza e rule of law. Dal 2018 è redattore di La Beula, rivista culturale indipendente della Brianza comasca, e in passato ha scritto per alcune Onlus specializzate in politica internazionale e diritti umani. È appassionato di cinema d’autore e libri, principalmente saggistica e reportage.

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