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venerdì 20 Maggio 2022

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

Mali, l’influenza russa nel confronto strategico in Africa occidentale

In breve

  • Il 25 aprile il gruppo islamista JNIM ha dichiarato all’AFP di aver catturato un mercenario del Gruppo Wagner, formazione paramilitare legata alla Russia che pare abbia affiancato l’operazione del Governo maliano nel villaggio di Moura.
  • Bamako e Mosca sostengono che a Moura ci sia stata una operazione antiterrorismo legittima, mentre i Governi occidentali, Human Rights Watch e le formazioni jihadiste parlano di violenza indiscriminata sui civili.
  • In un conflitto ormai decennale e sempre più diffuso, la giunta militare presieduta da Assimi Goita si trova in un momento di grande difficoltà e la situazione in Mali vede una tendenza di netto peggioramento.
  • Come in altre zone dell’Africa, anche in Mali sta aumentando l’influenza russa, con continue forniture militari e una politica senza compromessi. Europa e Stati Uniti si stanno allontanando, con il rischio di offrire un momento favorevole ai gruppi islamisti.

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Analisi Il 25 aprile il gruppo islamista JNIM ha catturato un mercenario russo del Gruppo Wagner, che insieme alla giunta militare maliana si è reso responsabile di molteplici violazioni dei diritti umani. In una guerra civile decennale aumenta l’influenza russa a discapito di quella occidentale e il continuo peggioramento della situazione securitaria offre spazi di manovra all’insurrezione jihadista.

CATTURATO IN MALI UN MERCENARIO DEL GRUPPO WAGNER

Il 25 aprile il gruppo islamista JNIM (Jamaat Nusrat al-Islam wal Muslimin) ha dichiarato di avere come prigioniero un combattente del gruppo Wagner che combatteva i terroristi nel centro del Mali. “Nella prima settimana di aprile, [abbiamo] catturato un soldato delle forze russe Wagner nella regione di Segou, nel Mali centrale”, ha affermato JNIM in una dichiarazione inviata all’AFP. È la prima volta che un’alleanza legata ad al-Qaida, nonché la più grande rete jihadista del Sahel, annuncia la cattura di un mercenario del Gruppo Wagner, formazione legata al Cremlino e accusata di abusi in Siria, nella Repubblica Centrafricana e in altri Paesi africani. Il Governo del Mali, dominato dai militari, ha negato le accuse e ha affermato che i russi sono presenti solo come istruttori militari. Secondo JNIM la Wagner ha partecipato con l’esercito maliano a un attacco nella località di Moura, dove ha affrontato diversi membri del gruppo jihadista prima di circondare il villaggio per cinque giorni e uccidere centinaia di civili. I mercenari, sempre secondo gli islamisti, pare abbiano effettuato due operazioni anche nel Mali centrale, occasioni in cui i combattenti mujhaidin avevano sequestrato armi ai russi fuggiti. In questo senso la posizione sul massacro di Moura degli Stati Uniti, della Francia e della coalizione jihadista JNIM sembra in qualche modo coincidere.

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Fig. 1 – Manifestanti a Bamako ringraziano il Gruppo Wagner dopo il ritiro delle truppe francesi dal Mali

COSA È SUCCESSO A MOURA?

Per i fatti di Moura l’ONG Human Rights Watch (HRW) ha denunciato l’esecuzione sommaria di circa 300 persone, sia civili, sia sospetti membri di gruppi armati, durante un’operazione militare condotta da forze maliane e combattenti stranieri. Il presunto massacro, descritto in una dichiarazione da HRW come “la peggiore singola atrocità segnalata nel conflitto decennale del Mali”, è avvenuto durante un’azione iniziata il 27 marzo. In un rapporto Amnesty International ha affermato che i casi di crimini di guerra e violenze contro i civili sono aumentati dal 2018, in particolare nel Mali centrale dilaniato dallo scontro tra i militari e le formazioni jihadiste, che ora vede impegnati anche mercenari russi. Dal canto suo Mosca ha fornito copertura diplomatica al Mali per il massacro di Moura, definendo l’attacco come un’operazione antiterrorismo che ha “neutralizzato” combattenti jihadisti. La richiesta della missione della Nazioni Unite in Mali (Minusma) di visitare Moura per indagare sugli eventi non ha avuto risposta e la Russia, sostenuta dalla Cina, ha inoltre bloccato una proposta nel Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite per un’indagine indipendente sul massacro. Mosca e Pechino si confermano così allineate in un momento in cui il ritiro francese offre margini di manovra per l’aumento di influenza di queste due grandi potenze interessate a modificare lo status quo africano.

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Fig. 2 – Militari nigeriani impegnati nella missione ONU in Mali (Minusma)

TUTTE LE DIFFICOLTÀ DELLA GIUNTA MILITARE IN MALI

Vaste aree del Mali sono da tempo al di fuori del controllo del Governo a causa del brutale conflitto iniziato nel 2012 ed estesosi ai vicini Burkina Faso e Niger. La Francia, intervenuta in Mali nel 2013, ha deciso a febbraio di ritirare le proprie forze dal Paese dopo una lotta decennale contro i jihadisti. Dal maggio del 2021 Bamako è guidata da una giunta militare che ha preso il potere con un colpo di Stato e che inizialmente aveva promesso di ripristinare un’amministrazione civile, ma non è riuscita a rispettare l’impegno nei confronti dell’Organizzazione regionale dell’Africa occidentale, l’ECOWAS, di procedere con le elezioni nel febbraio di quest’anno. A seguito del mancato rispetto degli impegni del Governo maliano sono seguite aspre sanzioni e una spaccatura con l’ECOWAS. Il massacro di Moura si ascrive all’interno del conflitto di lungo corso tra l’esercito maliano e le formazioni islamiste, del quale sempre più sono i civili a fare le spese, con violenze indiscriminate motivate da odio interetnico e alimentate dalla più recente contesa geopolitica all’interno della guerra civile. Il numero di attacchi nel Sahel è aumentato nel 2021 del 70%, con oltre 2mila incidenti, rispetto al 2020, secondo un rapporto pubblicato a gennaio dall’Africa Center for Strategic Studies. Due gruppi estremisti, il Front de Libération du Macina (FLM), parte di JNIM, e l’Islamic State in the Greater Sahara (ISGS), sono stati responsabili della maggior parte degli attacchi. Infine un altro recente rapporto di debunking dell’Africa Center for Strategic Studies mette a confronto le affermazioni della giunta maliana sul proprio operato con una realtà dei fatti che raffigura un peggioramento della situazione nel Paese dal punto di vista della democrazia, dei diritti umani, dei rapporti di forza nel conflitto in corso e dell’influenza straniera.
Nel settembre 2020 il Governo di transizione del Mali ha accettato l’arrivo di un migliaio di mercenari del Gruppo Wagner per condurre operazioni di addestramento, protezione e antiterrorismo. Già nel 2019 il Paese aveva ricevuto quattro elicotteri d’attacco russi MI-171 con armi e munizioni, che sarebbero stati consegnati come “donazione” il 9 gennaio 2021, all’interno di una convenzione di cooperazione militare Mali-Russia. La vicinanza di Bamako a Mosca fornisce oggi alla giunta militare un partner in grado di combattere i movimenti islamisti antigovernativi senza sottostare a eccessive regole d’ingaggio. “Wagner non è una forza antiterrorismo. Wagner è uno strumento del Governo russo per cercare di portare avanti i propri obiettivi di politica estera. – Ha affermato Joseph Siegle, direttore dell’Africa Center for Strategic Studies. – Sono lì per mantenere la giunta al potere perché la giunta serve agli interessi di Mosca nel sostituire la Francia e l’UE”. Riguardo ai fatti sul campo, immagini raccolte da un sorvolo dell’intelligence francese la scorsa settimana e condivise con Foreign Policy mostrano circa una dozzina di uomini bianchi in tuta da combattimento – ritenuti mercenari del Gruppo Wagner – che spalano sabbia su una pila di corpi parzialmente sepolti nei pressi del sito dell’ex base militare francese a Gossi: le accuse francesi di un’operazione false-flag per screditare l’azione antiterrorismo di Parigi sono state seguite da accuse della giunta del Mali alla Francia di violare lo spazio aereo e spiare il territorio.

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Fig. 3 – La cerimonia d’insediamento del Presidente maliano, il colonnello Assimi Goita, nel giugno 2021, a poche settimane dal golpe che lo ha portato al potere

L’INFLUENZA RUSSA E I NUOVI RAPPORTI DI FORZA

La decisione di divulgare rapidamente le immagini da parte francese arriva in un momento di declassificazione e condivisione da parte degli Stati Uniti circa valutazioni dell’intelligence sulle attività russe in Ucraina, nel tentativo di esporre i piani di Mosca e privarla della capacità di operare nell’ombra. Come in Ucraina anche in Mali si temono infatti operazioni false-flag da parte di elementi legati al Cremlino. A collegare i due scenari c’è anche la scelta della Russia di sostenere l’offensiva militare in Ucraina ritirando truppe, mercenari e combattenti stranieri da altre zone di conflitto, tra cui Siria, Libia e Repubblica Centrafricana, ma mantenere intatto in Mali il numero di truppe e mercenari, rafforzando la propria presenza, come testimoniano le recenti consegne di elicotteri d’attacco Mi-35M e sistemi radar aerei avanzati. Considerando il contesto ci si può aspettare che la Russia intensifichi la campagna di influenza in Africa come reazione all’isolamento internazionale dopo l’invasione dell’Ucraina, proprio mentre la partenza francese solleva preoccupazioni sul ruolo occidentale in Mali e sulle missioni di peacekeeping dell’ONU, laddove il personale meglio addestrato proviene dall’Europa. Resta l’incognita su quanto il Governo maliano e i mercenari russi riusciranno a difendersi dalla minaccia jihadista, che pare uscire rafforzata dal ritiro europeo. Un ritiro totale occidentale, considerando che gli aiuti e le forze russe sul campo non potranno sostituire quelle europee e statunitensi nell’arginare la minaccia jihadista, è un’occasione per gruppi come JNIM per sfruttare i vuoti di potere e di controllo a discapito di un Governo militare che oggi, nonostante la presenza russa, risulta più debole che in passato.

Daniele Molteni

Photo by Kaufdex is licensed under CC BY-NC-SA

Daniele Molteni
Daniele Molteni

Nato in provincia di Como, ha conseguito la laurea triennale in Scienze Internazionali e Istituzioni Europee e quella magistrale in Relazioni Internazionali all’Università degli Studi di Milano, con tesi relative alla Responsibility to Protect e al terrorismo internazionale. Le sue aree di interesse sono Africa e Medio Oriente, con un particolare focus su questioni legate a sicurezza e rule of law. Dal 2018 è redattore di La Beula, rivista culturale indipendente della Brianza comasca, e in passato ha scritto per alcune Onlus specializzate in politica internazionale e diritti umani. È appassionato di cinema d’autore e libri, principalmente saggistica e reportage.

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