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Migrazione: il punto della situazione in Italia e in Europa

In 3 sorsi Dopo la strage di Cutro a fine febbraio il Governo italiano ha reagito creando un nuovo reato per chi causa delitti in materia di immigrazione. Si riaccende quindi il dibattito sul tema della gestione della migrazione, un fenomeno ormai parte integrante della nostra società, che di fatto le scelte politiche non potranno fermare, ma solo reindirizzare. 

IL NUOVO DECRETO SULLA MIGRAZIONE

Dopo la strage che nella notte tra il 25 e il 26 febbraio ha causato la morte di 72 persone al largo della cittadina calabra di Cutro, i temi della migrazione, degli arrivi irregolari e delle politiche italiane ed europee a riguardo sono ritornati a occupare l’attenzione del dibattito italiano. Un Consiglio dei Ministri straordinario ha portato alla promulgazione di un decreto-legge, che introduce il nuovo reato di “morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina”, e che inasprisce le pene per chi favorisce l’immigrazione. Il decreto è sicuramente in linea con l’approccio del Governo, che punta a diminuire il più possibile il flusso degli arrivi, tra le altre cose collaborando con le Autorità libiche, dichiarando guerra agli scafisti e mettendo pressione perché l’Europa dia una risposta forte e comune su come affrontare il tema.
Quello della migrazione è in effetti un argomento spinoso per l’Europa, che fatica a raccogliere consenso tra tutti i Paesi dell’Unione sull’approccio più adatto da seguire. Dopo la tragedia, Ursula Von Der Leyen, Presidente della Commissione Europea, ha indirizzato una lettera alla premier italiana, a sua volta insistendo sull’importanza di una risposta europea, e della collaborazione con i Paesi nordafricani per prevenire le partenze, ma anche aprendo canali legali e sicuri per la migrazione. Il Vertice UE del 23 e 24 marzo, però, ancora una volta non ha portato svolte nelle negoziazioni.

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Fig. 1 – Giorgia Meloni durante la trasmissione “Porta a Porta”

LA MIGRAZIONE IN EUROPA, OGGI

I dati sulla migrazione in Europa sono particolarmente interessanti, in particolare alla luce di come la migrazione in Italia venga spesso ritratta come un’emergenza che non è
Secondo Frontex esistono cinque rotte principali per l’arrivo dei migranti in Europa: il Mediterraneo orientale (tra Turchia e Grecia), i Balcani occidentali, la rotta nei confini orientali (che comprende Ucraina, Bielorussia, Federazione Russa, tra gli altri), la rotta occidentale verso la Spagna e infine la rotta del Mediterraneo centrale, diretta in Italia.
Nonostante quest’ultima abbia registrato il maggior numero di arrivi negli ultimi anni, in generale gli arrivi irregolari in Europa sono drasticamente diminuiti dopo il 2015, e ancor di più durante la pandemia da Covid-19. Secondo il Report annuale del Centro di Studi Luca d’Agliano solo circa l’11% della popolazione residente in un Paese europeo nel 2021 era nata in un altro Stato. Inoltre, di questa parte di popolazione più della metà consisteva in persone che si sono mosse all’interno del continente: il 32% dei migranti provengono da Paesi interni all’Unione Europa, il 22% da un Paese europeo al di fuori dell’UE e il 19% da Nord Africa e Medioriente.
Un ultimo dato interessante ci dice che nel 2021 circa 5 migranti su 6 erano arrivati nel proprio Paese di destinazione già da più di cinque anni. Ecco perché, di fatto, la migrazione in Europa ha smesso da tempo di essere un’emergenza, trasformandosi in una parte integrante della nostra società.

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Fig. 2 – Migranti di origine pakistana sbarcano sulle coste greche

COSA ASPETTARSI DAL FUTURO 

I fattori che determinano i cambiamenti nei flussi migratori sono vari e complessi, il che rende difficile fare previsioni su come le rotte potrebbero cambiare nel futuro. Tipicamente vengono divisi in “push factors”, letteralmente “fattori di spinta”, tutti quelli che spingono le persone a scegliere o a essere obbligate a migrare, tra cui conflitti, violazioni dei diritti umani, povertà, disastri ambientali, mentre sono “pull factors” quelli che letteralmente “attraggono” i migranti verso una certa destinazione piuttosto che un’altra. Quest’ultimi includono le prospettive di una vita migliore, ma anche l’effettiva disponibilità di rotte migratorie, legali o non, la facilità di ottenimento dei documenti, i sistemi di accoglienza. 
Regole più stringenti nell’accoglienza e nei salvataggi nel mare italiano, aumentare le pene per i trafficanti e per scafisti, e in generale l’approccio duro del Governo italiano non potranno fermare la migrazione. La rete illegale del traffico dei migranti è indubbiamente teatro e causa di indicibile violenza e morte, ma purtroppo ha dimostrato di essere in grado di adattarsi velocemente, di spostarsi verso rotte nuove e più facili, e di non fermarsi davanti alle risposte rigide dei Governi. Questo tipo di misure potrebbe certamente portare a una diminuzione graduale degli arrivi in Italia, ma non potrà essere una soluzione o un strumento per fermare davvero il flusso migratorio. Sicuramente però potrà rendere ancor più difficile e rischioso, anche dal punto di vista legale, il viaggio di chi tenta di raggiungere il nostro Paese in cerca di un approdo sicuro e di una vita migliore in Europa.

Maia Correrella

LÉ James Joyce Search and Rescue Operation, 21st July 2016” by Óglaigh na hÉireann is licensed under CC BY

Dove si trova

Perchè è importante

  • Dopo l’ennesima strage in mare, il Consiglio dei Ministri italiano ha inasprito le pene per chi favorisce l’immigrazione e ha dichiarato guerra agli scafisti.
  • Seppure gli arrivi irregolari vengano spesso ritratti come parte di un’emergenza migratoria da fermare, la realtà è che dopo il picco del 2015 sono diminuiti drasticamente e la maggior parte della popolazione migrante in Europa proviene da Paesi interni al continente.
  • I fattori che determinano i flussi migratori si dividono in “fattori di spinta”, tra cui i conflitti, la povertà, il cambiamento climatico, e i “fattori di attrazione” tra cui anche l’effettiva disponibilità di rotte migratorie, legali o illegali.

 

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Maia Correrella
Maia Correrella

Nata nel 2000 nelle Marche, mi sono laureata in Business and Economics a Bologna, per poi scoprire che il mondo delle aziende e del management non è la mia strada. Mi sono presa un anno per fare esperienza, e sono finita a svolgere servizio civile a Ginevra, in Svizzera, grazie ad un’associazione che mi ha aperto le porte al mondo delle Nazioni Unite, dei diritti umani, e del portare nei palazzi istituzionali la voce dei più vulnerabili. Mi interesso soprattutto di migrazione, parità di genere, inclusione e rispetto delle minoranze. Mi piace ascoltare podcast sull’attualità e la geopolitica, e leggere, anche se ancora non ho trovato il mio genere.

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