sabato, 28 Gennaio 2023

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Migranti nel Mediterraneo centrale: l’emergenza che non c’è

In breve

  • Il Governo Meloni ha tentato, nelle scorse settimane, di bloccare lo sbarco dei naufraghi salvati dalle navi ONG nel Mediterraneo.
  • La vicenda ha riacceso il dibattito sui flussi migratori non solo in Italia, ma anche in Europa.
  • Nonostante gli appelli umanitari, il paradigma securitario pare essere ancora quello preponderante nella gestione delle migrazioni.

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In 3 sorsiIl blocco delle navi ONG Humanity 1, Ocean Viking, Geo Barents e Rise Above con a bordo un migliaio di naufraghi, ha riacceso i riflettori sulla gestione migratoria in Italia e in Europa tra securitizzazione e assenza di una visione umanitaria.

1. LA MIGRAZIONE RITORNA AL CENTRO DELL’AGENDA POLITICA EUROPEA

La vicenda del blocco delle navi ONG Humanity 1, Ocean Viking, Geo Barents e Rise Above conclusasi nella prima settimana di novembre ha riportato il tema dei flussi migratori al centro dell’agenda politica italiana e dell’Unione Europea. I Paesi frontalieri (Italia, Grecia, Malta e Cipro, con l’importante defezione della Spagna) hanno rivendicato il principio della responsabilità condivisa dei membri dell’UE, minacciando improbabili blocchi navali e selezioni “innaturali” dei naufraghi, come è successo nelle ultime settimane al porto di Catania, mentre gli Stati continentali dell’UE continuano a chiedere un controllo più efficiente di coloro che sbarcano (limitare gli spostamenti secondari, migliorare gli accertamenti di sicurezza e la condivisione dei dati attraverso la piattaforma Eurodac).

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Fig. 1- La nave Humanity 1 ferma al porto di Catania l’8 novembre 2022

2. IL CAOS DEL PARADIGMA SECURITARIO NEL MEDITERRANEO

Nonostante la retorica dell’invasione i dati ufficiali del Ministero dell’Interno dicono che nel 2022 sono sbarcati 93.629 migranti. Sono certamente numeri importanti, ma diventano meno eccezionali se comparati ai dati forniti da Frontex sulla rotta balcanica, che detiene il primato degli ingressi: ben 128.438 dall’inizio del 2022, a fronte di 275.500 ingressi totali avvenuti alle frontiere esterne dell’Unione. Questi dati, se paragonati a quelli di Paesi come il Libano e la Turchia, fanno dubitare sulla effettiva esistenza di una “emergenza” – parola spesso utilizzata per alimentare la propaganda politica – e fanno riflettere, invece, sulla presenza di un flusso costante che ha bisogno di essere governato come un fenomeno ormai privo del carattere di eccezionalità. Ciononostante, la strategia consolidata dell’Unione Europea e dell’Italia rimane ancorata al paradigma securitario e dunque alla gestione della migrazione come un problema di protezione delle frontiere. In quest’ottica l’UE ha intrapreso una serie di politiche volte a esternalizzare le frontiere europee, principalmente attraverso un principio di bargain con alcuni dei Paesi d’origine e di transito. La stipula di accordi con Stati come la Libia e la Tunisia non tiene però quasi mai in considerazione la debolezza istituzionale di questi ultimi. Nel caso della Libia, la totale assenza di Istituzioni in grado di controllare il territorio e le violazioni dei diritti umani operate della guardia costiera rendono qualsiasi accordo non efficace dal punto di vista quantitativo e criticabile dal punto di vista umanitario. Anche nel caso tunisino gli accordi siglati nel 2021 non sembrano aver retto alla profonda crisi economica e politica che il Paese sta attraversando. Nel 2022 infatti i tunisini sono secondi in termini di arrivi in Italia, senza contare i migranti sub-sahariani che giungono in Italia attraversando la Tunisia. Se il disegno dell’esternalizzazione delle frontiere risulta inefficace alla prova dei fatti, anche la strategia dei ricollocamenti non sembra senza problemi tenuto conto dell’esiguità di quelli effettuati sino ad oggi. Inoltre i limiti del Regolamento di Dublino, che sancisce la regola del Paese di primo approdo, contribuiscono ad alimentare la percezione di solitudine in Stati frontalieri come l’Italia. La necessaria riforma del Regolamento, tuttavia, è osteggiata principalmente dai Governi idealmente affini all’attuale esecutivo italiano, quali l’Ungheria e la Polonia, a dimostrazione dell’inefficacia del sovranismo nella costruzione di accordi basati sul principio di solidarietà previsto dai trattati.

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Fig. 2 – Proteste contro il blocco navale delle ONG al porto di Catania l’8 novembre 2022

3. IL MEDITERRANEO: DA PORTO SEMI-CHIUSO A PONTE DI COLLABORAZIONE

Se una rinnovata attenzione ai Paesi a sud del Mediterraneo rappresenta, nel lungo periodo, la vera svolta strategica per la questione migratoria, attraverso uno strutturato piano di cooperazione e di supporto economico-istituzionale ai Paesi d’origine e transito, rimane centrale intervenire nel breve periodo per governare i flussi migratori. Il primo passo potrebbe essere lo sviluppo di un percorso europeo di migrazione regolare, che preveda la nascita di un piano condiviso di quote annuali a livello dell’UE, sulla base delle necessità del mercato del lavoro europeo. Come peraltro già suggerito a livello internazionale nel Global Compact for Migration, e a livello europeo nel New Pact for Migration and Asylum promosso nel 2020. Questo nuovo pilastro rappresenterebbe la soluzione più sostenibile per governare i flussi migratori soprattutto se accompagnato ad accordi con i Paesi di origine sui rimpatri degli irregolari. È sicuramente fondamentale, inoltre, procedere alla revisione del Regolamento di Dublino, al fine di garantire una condivisione equa e sostenibile dei flussi. Infine, ma non meno importante, la creazione di corridoi umanitari europei, che non siano più solo iniziative estemporanee, non solo faciliterebbe il lavoro di organizzazioni come UNHCR e IOM in loco, ma ridurrebbe anche il rischio di viaggi della morte restringendo al contempo le entrate dei trafficanti di esseri umani.

Mariam Suheli Chrouda

Immagine di copertina:TwentyShoes – 16” by Tommi Boom is licensed under CC BY-SA

Mariam Suheli Chrouda
Mariam Suheli Chrouda

Sono Italo-tunisina e ho conseguito la laurea magistrale in Global Politics and Euro-Mediterranean Relations presso l’Università degli Studi di Catania, con una tesi sulle molteplici crisi e sui fenomeni politici che interessano la regione MENA. Sono appassionata di storia e politica, e mi piace esplorare questi ambiti per comprendere al meglio come giochino un ruolo determinante nell’evoluzione delle società che mi circondando.

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