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L’Egitto tra crisi e ambizione

In 3 sorsi – L’Egitto sta provando di tutto per riprendersi dalla profonda crisi economica derivata, prima, dalla pandemia di Covid-19, poi dal perpetrarsi della guerra russo-ucraina, cercando anche di rendere più salde le sue relazioni internazionali.

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1. UN’ECONOMIA IN GINOCCHIO

In un momento di condivisione come quello del Ramadan, la popolazione egiziana si è trovata a non poterlo vivere come gli altri anni. Infatti, la pandemia di Covid-19, prima, e lo scoppio della guerra russo-ucraina poi, hanno avuto un forte impatto sull’economia del Cairo, il cui tasso di inflazione nel febbraio di quest’anno ha sfiorato il 32%. Questo dato, che non si registrava così alto dal 2017, va di pari passo all’aumento dei costi del cibo, lievitati del 61,5%, la cui motivazione principale consiste nel blocco della fornitura di grano dall’Ucraina, il maggior fornitore egiziano. Le difficoltà che ne derivano sono facili da immaginare: l’impossibilità di comprare beni di prima necessità, come pane, uova o carne, si somma a quella di assicurare un’educazione dignitosa ai figli. Come se non bastasse, all’inizio del 2023 il valore della sterlina egiziana si è dimezzato rispetto a quello del dollaro statunitense, una svalutazione dovuta soprattutto all’effetto dello scoppio della guerra in Ucraina che ha portato molti investitori globali a lasciare il mercato egiziano.

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Fig. 1 – Il 2 marzo 2023 il Governo egiziano ha annunciato un aumento del prezzo del carburante

2. IL GOVERNO TRA SPRECHI E SACRIFICI

Alla luce di questi dati, per limitare gli effetti della crisi economica sulla popolazione, pare sia necessaria una helping-hand esterna. Un aiuto fondamentale è arrivato dal Fondo Monetario Internazionale (IMF), che nel dicembre 2022 ha erogato un prestito di 3 miliardi di dollari per risollevare l’economia egiziana e limitare la crescita del debito pubblico. L’obiettivo dell’IMF è anche quello di catalizzare verso il Paese nordafricano un totale di 14 miliardi di dollari da partner regionali e internazionali nel futuro prossimo. Questo aiuto, però, non è arrivato senza richieste. L’IMF vuole, infatti, che l’Egitto conceda maggior margine di movimento al settore privato, riducendo l’influenza dell’esercito nelle questioni economiche. Da parte sua, anche al-Sisi sta cercando di mettere a punto nuove politiche per risollevare il Paese. Dall’inizio di aprile, infatti, dovrebbero applicarsi aumenti a pensioni e salari, mentre, con l’approvazione del piano economico per l’anno fiscale 2023-2024, il Ministero della finanza ha previsto un aumento del 28% dei fondi destinati alle prestazioni sociali, rispetto al 17% dello scorso anno fiscale. D’altro canto, il Governo non ha rinunciato a una serie di dispendiosi megaprogetti. Si stima che la costruzione della “New Administrative Capital”, dove verranno spostati tutti gli uffici amministrativi del Governo, sia costata circa 59 miliardi di dollari, mentre, contemporaneamente, la costruzione della nuova linea ferroviaria ad alta velocità continua, incessantemente, nonostante la crisi.

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Fig. 2 – La Presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen incontra il Presidente egiziano Abdel Fattah Al-Sisi, Cairo, 15 giugno 2022

3. PROSPETTIVE INTERNAZIONALI

Al-Sisi sta cercando di sfruttare a proprio vantaggio anche le relazioni estere, prima fra tutte, quella con l’Unione Europea. Fin dal 2016, il Governo egiziano ha iniziato a bloccare tutte le navi in partenza per l’Europa usate per trasportare migranti. L’avvio di questa cooperazione ha previsto un finanziamento che si aggira intorno agli 11 milioni di euro a favore del Cairo, motivo per il quale alla fine di marzo 2023 è stato effettuato un incontro tra il vicepresidente della Commissione europea, Schinas, e il Ministro degli Esteri egiziano, Shoukry, con l’obiettivo tanto di rafforzare la diplomazia tra i Paesi, quanto la cooperazione economica tra UE ed Egitto, tramite una serie di progetti legati alla fornitura energetica con i Paesi del nord del Mediterraneo, al controterrorismo e alla sicurezza alimentare. Sempre in quest’ottica, a fine marzo, Bruxelles e il Cairo hanno firmato un accordo che prevede lo stanziamento di 40 milioni di euro per garantire la sicurezza alimentare in Egitto. Nello stesso periodo, al-Sisi ha deciso di unirsi alla New Development Bank dei BRICS, che gli permetterà di aggirare il problema di ottenere dollari statunitensi per l’import, in quanto i membri di quest’ultima utilizzano la propria valuta per gli scambi commerciali. A tal fine è fondamentale anche il riavvicinamento alla Turchia, il cui ripristino delle piene relazioni formali, sembra imminente. Da questa nuova vicinanza, il governo egiziano otterrebbe grandi benefici in termini commerciali. Le imprese turche, infatti, si sarebbero impegnate ad effettuare investimenti per un valore di 50 milioni di dollari sul suolo egiziano, fattore considerevole, vista, tra le altre cose, la necessità del Cairo di acquisire le valute estere di cui scarseggia.

Alessia Mazzaferro

Immagine di copertina: “Cairo market street, at dusk” by Sebastian Anthony is licensed under CC BY-ND

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Perchè è importante

  • La pandemia di Covid19 e la guerra russo-ucraina hanno avuto un forte impatto sull’economia egiziana, determinando un aumento esponenziale del costo della vita per i cittadini e le cittadine del Paese.
  • A fronte di ciò, il Governo di Abdel Fattah al-Sisi si barcamena tra gli aiuti del Fondo Monetario Internazionale (non senza interessi), e vari tentativi endogeni per limitare il peso della crisi sulla popolazione.
  • In ultimo, a livello internazionale, il Cairo sta tentando di rafforzare i rapporti di cooperazione con l’Unione Europea, tramite una serie di progetti legati alla sicurezza alimentare, alla fornitura energetica e al controterrorismo.

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Alessia Mazzaferro
Alessia Mazzaferro

Classe ’97, radici calabresi e cuore napoletano. È infatti a Napoli che ho preso la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, dedicandomi allo studio della lingua araba. Alla fine di questo percorso ho deciso di inseguire la mia passione per le relazioni internazionali e, sempre all’università L’Orientale di Napoli, ho conseguito la magistrale in Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa con curriculum Medio Oriente e Nord Africa. A termine del mio percorso universitario ho trascorso un periodo di tre mesi a Luxor, in Egitto, dove ho effettuato un tirocinio presso una scuola di lingue. Attualmente inseguo il mio sogno: diventare un analista geopolitico per professione.

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