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L’Eurozona resiliente: una crescita stabile?

AnalisiI Paesi dell’Eurozona sembrano aver ripreso a crescere nell’ultimo periodo. Le molteplici crisi a cui Italia, Germania e Francia sono state esposte negli ultimi mesi hanno messo in luce le differenze strutturali che caratterizzano le economie dell’Eurozona. La risposta alle sfide future deve tenere conto di queste differenze.

L’EUROZONA NELLA TEMPESTA PERFETTA

A metà febbraio la Commissione Europea ha pubblicato le proprie previsioni macroeconomiche invernali, rivedendo in positivo le stime di crescita per l’Eurozona. I Paesi dell’area euro sembrano aver mostrato una risposta inaspettata alla “tempesta perfetta” causata dalla crisi energetica e dall’inflazione nella scia della ripresa post-Covid. Tuttavia l’impatto della crisi è ancora molto forte e i problemi che le principali economie dell’Eurozona si trovano ad affrontare sono molteplici.

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Fig. 1 – Il Palazzo del Berlaymont, sede della Commissione Europea

STESSA MONETA, ECONOMIE DIVERSE

Solo pochi mesi fa, in autunno, i rischi di una recessione sembravano inevitabili, ma la resilienza dei nuclei famigliari e delle imprese ha stupito anche gli osservatori di Bruxelles. Allo stesso tempo, il costo dell’energia, causa dello shock inflattivo che ha portato alla crisi odierna, ha iniziato a scendere e la stessa inflazione sembra aver superato il suo picco e essersi avviata in una fase di discesa.
Nonostante questi segnali positivi, l’interpretazione della durabilità di questa crescita e su come uscire dall’ancora incombente crisi rimane un discorso aperto. La crisi inflattiva ha colpito in modo diverso i principali Paesi dell’eurozona. Francia, Germania e Italia hanno potuto compensare molto diversamente l’impatto del carovita a seguito dei differenti livelli di spazio fiscale disponibili e del diverso impatto che le politiche di contrazione monetaria da parte della BCE hanno sulle finanze pubbliche dei diversi Paesi.

IL DELICATO EQUILIBRIO ITALIANO NELLE MANI DELLA BCE

A gennaio l’Italia tremava per il rischio di vedere le proprie possibilità di finanziamento sui mercati ridotte da un eventuale ulteriore rialzo dei tassi di interesse da parte della Banca Centrale Europea. Il livello del debito pubblico, ormai da record dopo la crisi pandemica, e gli interessi che gravano su questo rendono l’Italia estremamente vulnerabile ad azioni di contrazione monetaria come il rialzo dei tassi. A metà marzo, l’annuncio di un possibile rialzo ulteriore aveva fatto schizzare i livelli dello spread a 196 punti, nonostante la politica fiscale relativamente restrittiva messa in atto dal Governo di Giorgia Meloni finora (contrariamente alle aspettative pre-elettorali). Nonostante la BCE compensi questi rialzi con l’acquisto di bond sul mercato secondario (tramite il cosiddetto anti-fragmentation tool), l’impatto di un’ulteriore stretta monetaria troppo repentina potrebbe essere fatale per il delicato equilibrio delle finanze pubbliche italiane.

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Fig. 2 – Il Commissario all’Economia Paolo Gentiloni

LA SVOLTA ECONOMICA TEDESCA: UN CAMBIAMENTO STABILE O DI BREVE DURATA?

La Germania, che fino a qualche mese fa sembrava sull’orlo di tornare a essere il “malato d’Europa” come a inizio anni Duemila, ha mostrato negli ultimi mesi una solidità imprevista. Il Governo tedesco è intervenuto massivamente nell’economia per combattere l’inflazione, sperimentando interventi economici che fino a poco tempo fa erano percepiti come poco ortodossi e allontanandosi dalle idee fiscali conservatrici che per anni hanno dominato la discussione interna. La crisi energetica e inflattiva hanno creato problemi nuovi che richiedono soluzioni innovative: l’azione delle Banche centrali non è sufficiente, ma serve un massiccio intervento dello Stato nell’economia con controlli sui prezzi dell’energia, nazionalizzazione di aziende energetiche (come Uniper) e introduzione di tasse sugli extra profitti. Questa trasformazione dell’approccio tedesco ha portato a un’espansione del bilancio pubblico consistente negli ultimi mesi, nonostante la presenza del ministro delle Finanze liberale Lindner, possibile grazie al grande spazio fiscale accumulato dalla Germania negli anni passati.

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Fig. 3 – Il Cancelliere tedesco Olaf Scholz (a destra) e il ministro delle Finanze Christian Lindner

LA BATTAGLIA DELLE PENSIONI IN FRANCIA: RIDURRE IL DEBITO O SOSTENERE L’ECONOMIA?

In Francia la crisi pandemica ha portato a un incremento del debito pubblico massiccio, conducendo il Paese al quarto posto nell’eurozona per indebitamento pubblico (113,4%). La Francia ha ampiamente approfittato della sospensione delle regole fiscali europee per intervenire a sostegno di famiglie e imprese durante la crisi della Covid-19, ma la sua stabilità finanziaria e l’accesso ai mercati dipendono in larga parte dalla capacità di dimostrare sforzi nel voler riportare la spesa pubblica a livelli inferiori. La necessità di intervenire durante la crisi energetica ha quindi messo il Governo francese in una posizione delicata, nella quale da un lato era chiara la necessità di intervenire e dall’altro si voleva evitare un’ulteriore espansione della spesa pubblica. L’intervento per rispondere alla crisi energetica è stato comunque consistente grazie a controlli sui prezzi dell’energia e del cibo, anche se puntigliato da considerazioni sulla necessità di ridurre la spesa pubblica. Questa difficile posizione spiega anche la tenacia di Macron nel portare avanti l’impopolare riforma pensionistica (volta a rialzare l’età pensionabile dai 62 ai 65 anni) come gesto simbolico per dimostrare la volontà di affrontare il problema dell’indebitamento pubblico e la fedeltà alla propria agenda, seppur con grande costo politico. Tuttavia l’effettivo impatto di questa riforma sulle casse dello Stato è stato messo in discussione da vari organismi indipendenti, tra cui il think-tank Rexecode, che ha sottolineato come il rialzo non contribuisca in modo effettivo a risolvere i problemi di sostenibilità del debito francese a medio termine.

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Fig. 4 – Una manifestazione in occasione del 1° maggio a Parigi

LEZIONI PER IL PATTO DI STABILITÀ E CRESCITA

Le proiezioni di crescita della Commissione Europea ci fanno ben sperare che la crisi inflattiva ed energetica abbia superato il suo picco, ma il diverso impatto che gli shock economici degli ultimi anni hanno avuto sulle tre principali economie dell’eurozona dovrebbe contribuire a una discussione sulla strategia di governance economica per il prossimo futuro. L’attuale discussione sulle riforme del Patto di stabilità e crescita, ad esempio, che dovrebbe giungere a una soluzione prima del 2024, dovrebbe tenere in conto di come un approccio “one size fits all” alle regole fiscali potrebbe essere estremamente dannoso per economie che si muovono a velocità molto diverse, seppure tra di loro intrinsecamente legate.

Camilla Locatelli

Photo by Hans is licensed under CC BY-NC-SA

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Perchè è importante

  • La Commissione Europea ha rivisito in positivo le stime di crescita per l’Eurozona, scongiurando per il momento i rischi di recessione. Le principali economie di Italia, Francia e Germania si trovano ad affrontare problemi molto diversi.
  • L’Italia, per via del grande debito pubblico, resta allerta per possibili nuovi rialzi dei tassi d’interesse da parte della BCE.
  • La Germania attraversa un periodo di grande cambiamento nell’approccio alla politica economica, lasciando maggior grande spazio per l’intervento statale nel gestire la crisi energetica. La Francia è attraversata da grandi tensioni tra una poco popolare riforma delle pensioni e la necessità di ridurre il debito pubblico.

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