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USA, le ultime sentenze di una Corte Suprema sempre più conservatrice

Caffè LungoLa Corte Suprema si è espressa in una serie di sentenze dal forte stampo conservatore, essendo costituita da una netta maggioranza di giudici scelti dai repubblicani. Sempre più polarizzata e politicizzata, le sue decisioni potrebbero avere conseguenze sulle prossime presidenziali.

L’ ORIENTAMENTO DELLA CORTE

Nelle scorse settimane la Corte Suprema degli Stati Uniti ha espresso delle sentenze i cui effetti si ripercuoteranno sulla vita di milioni di cittadini. La Corte si sta orientando sempre più su posizioni conservatrici e gli ultimi eventi sembrano confermarlo. Dei nove giudici che la compongono, in sei sono stati nominati dai repubblicani. A un anno dallo storico ribaltamento della sentenza sull’aborto Roe vs Wade, la Corte oggi mette in discussione altri temi molto divisivi, tra i quali i diritti civili, l’istruzione e le elezioni.

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Fig. 1 – La conferenza stampa davanti alla Corte Suprema dopo la decisione di dichiarare l’incostituzionalità dello Student Loan Forgiveness Plan

RAZZA, DEBITO UNIVERSITARIO ED ELEZIONI SOTTO IL TIRO DELLA CORTE

Lo scorso 29 giugno la Corte Suprema ha emanato una sentenza (votata da una maggioranza di sei giudici a tre) in cui veniva sancita l’incostituzionalità della Affirmative Action. Comunemente intesa come discriminazione positiva, per Affirmative Action si intendono tutti i programmi e le politiche pubbliche che garantiscono delle corsie preferenziali alle minoranze per l’accesso alle università. La Corte nello specifico ha definito illegali i programmi di ammissione dell’Università di Harvard e del North Carolina, istituti che da decenni garantivano il diritto allo studio a migliaia di studenti neri e di origini latinoamericane. Nel documento pubblicato emergono dei giudizi estremamente personali da parte dei giudici: Ketanji Brown Jackson, la prima donna nera nominata alla Corte Suprema, ha definito per esempio la sentenza “una tragedia per tutti”, e ha ribadito che ignorare la questione nelle leggi non farà scomparire le persistenti disuguaglianze razziali nel Paese. I giudici Sonia Sotomayor e Clarence Thomas, entrambi di origini umili, hanno ammesso pubblicamente che se non fosse stato per l’Affirmative Action dell’Università di Yale non avrebbero mai potuto aspirare al loro ruolo. Al contrario, secondo il Giudice Capo della Corte Suprema, John G. Roberts, “i programmi in questione non rispettano  le clausole di uguale protezione della Costituzione”. La sentenza potrebbe negare una forma di rappresentanza fondamentale per il Paese, inasprire le discriminazioni e avere ripercussioni sul mondo del lavoro. Ruoli manageriali e di rilievo negli ambiti dell’economia, della politica e della sanità rischiano di diventare accessibili in grande maggioranza a cittadini bianchi e di origine asiatica, poiché storicamente più facilitati a ottenere un’istruzione migliore. 

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Fig. 2 – Protesta a sostegno dei programmi dell’Università di Harvard garantiti dall’Affirmative Action

Sempre nell’ambito dell’istruzione, il giorno dopo la Corte suprema ha sancito l’incostituzionalità dello Student Loan Forgiveness Plan di Biden (sempre con una maggioranza di sei a tre). Negli Stati Uniti è prassi indebitarsi con il Governo per poter frequentare l’università, dati i suoi costi notoriamente alti. La proposta di legge avrebbe cancellato all’incirca 400 milioni di dollari di debito, ma i giudici hanno stabilito che il disegno non era equo nei confronti di chi aveva già pagato e di chi avrebbe continuato a pagare. La sentenza rischia di avere, tra l’altro, anche serie conseguenze sull’economia del Paese, poiché se i cittadini non fossero costretti a pagare il debito universitario, riverserebbero i loro risparmi in altro, come acquisti immobiliari, investimenti, avvio di nuovi business e start-up. In un sistema del genere, l’istruzione universitaria costituirebbe allora un privilegio per pochi. Biden sta lavorando a un nuovo piano che dovrebbe aiutare 800mila studenti, numero significativo, ma non equiparabile ai 26 milioni previsti all’inizio.
Nonostante la maggioranza conservatrice, però, il 27 giugno la Corte si è espressa contro una mozione presentata da alcuni repubblicani del North Carolina. Questi hanno tentato di affermare la cosiddetta “teoria dello Stato indipendente”, secondo cui il potere legislativo di ogni Stato dovrebbe dettare autonomamente le regole e le procedure delle elezioni, sia statali che presidenziali. Sempre secondo questa impostazione, anche se una Assemblea legislativa, nel dirimere una controversia elettorale o nello stabilirne le regole, violasse la Costituzione del proprio Stato, la Corte locale non potrebbe intervenire. Con la sentenza Moore vs Harper, la Corte ha rifiutato tale approccio, dichiarando che non intende sottrarre le legislature statali dall’ordinario controllo della giustizia federale. L’ex Presidente Trump, dopo aver perso le elezioni nel 2020 e aver iniziato la battaglia per sovvertirne l’esito, si è impegnato a difendere questa teoria, che allora era stata formalizzata dal suo precedente avvocato John Eastman. Qualora la Corte l’avesse resa valida, il potere legislativo statale avrebbe potuto letteralmente rifiutare i risultati delle elezioni e nominare i propri Grandi Elettori, sostituendoli a quelli votati dai cittadini e innescando serie conseguenze sulle prossime presidenziali.

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Fig. 3 – Cartelli esibiti durante una manifestazione contro le ultime sentenze della Corte Suprema

LA FIDUCIA NEI CONFRONTI DELLE ISTITUZIONI

La Corte Suprema originariamente era stata pensata come un organo super partes rispetto alle contese politiche e ideologiche tra i due partiti. Da diversi anni, però, si sta progressivamente politicizzando e la popolazione lo sta percependo. La fiducia nei suoi confronti sta calando sia da parte dei repubblicani, scontenti di alcune decisioni troppo poco conservatrici, sia da parte dei democratici, per il motivo opposto. Rispetto all’anno scorso, quando il ribaltamento della Roe vs Wade aveva causato un malcontento generale, le ultime interpretazioni hanno ottenuto maggior consenso da parte della popolazione. Un sondaggio condotto da ABC News stima che il 52% degli statunitensi supporta la decisione della Corte di non considerare la razza un criterio preferenziale per l’ammissione al college, mentre soltanto il 32% la disapprova. Il 45% invece è d’accordo nel bloccare lo Student Loan Forgiveness Program di Biden, mentre il 40% è contrario. Nonostante il sostegno alle ultime sentenze della Corte, però, gran parte dei cittadini (il 53%) ritiene che le opinioni dei giudici si basino sulle loro visioni politiche. I pronunciamenti della Corte avranno comunque un forte impatto sulle prossime presidenziali, poiché quelli dibattuti saranno alcuni dei temi su cui i candidati si contenderanno.
In definitiva, per quanto tenti di rimanere al di fuori delle logiche di potere, la Corte Suprema interviene su questioni molto politiche (quali elezioni o Primo e Secondo emendamento) e i giudici stessi vengono nominati e confermati da organi politici (il Presidente e il Senato). È evidente, quindi, che implicazioni politiche saranno sempre presenti nella sua attività.

Iolanda Cuomo

Foto di copertina: “2022.06.24 Roe v Wade Overturned – SCOTUS, Washington, DC USA 175 143211” by tedeytan is licensed under CC BY-SA

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Perchè è importante

  • La Corte Suprema degli USA oggi presenta una netta maggioranza conservatrice e le sue ultime decisioni lo confermano.
  • Affirmative Action e Student Loan Forgiveness Plan sono stati definiti incostituzionali.
  • Fallisce il tentativo repubblicano di controllare le elezioni tramite la “teoria dello Stato indipendente”.

 

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Iolanda Cuomo
Iolanda Cuomohttps://ilcaffegeopolitico.net/author/iolanda-cuomo

Campana, classe 1999. Sono una studentessa di ” International Relations/ Security and Diplomacy” presso l’Università Federico II di Napoli con una sterminata passione per la lettura e la storia. Da sempre appassionata di dinamiche internazionali, nel 2022 ho frequentato il corso di analisi geopolitica della Scuola di Limes. Dal 2022 collaboro per il Desk Nord America del Caffè.

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