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Cosa sta succedendo a Ein el-Hilweh

Ristretto – Il campo profughi palestinese di Ein el-Hilweh in Libano è diventato un campo di battaglia per le diverse fazioni palestinesi che lo abitano; il premier libanese, Najib Mikati, minaccia di far intervenire l’esercito.

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Il campo profughi di Ein el-Hilweh si trova a sud della città libanese di Saida ed è il più grande campo profughi palestinese in Libano, ospitando oltre 63mila rifugiati.
Gli scontri sono iniziati nella giornata del 31 luglio, quando un uomo armato, non identificato, ha aperto il fuoco con l’obiettivo di uccidere un membro di un gruppo islamista rivale, e causando, invece, erroneamente, la morte di un suo compagno.
La violenza è continuata fino a che, nella giornata di domenica, è stato ucciso Ashraf al-Armouchi, comandante di Fatah, il movimento politico alla guida dell’Autorità Nazionale Palestinese. Al-Armouchi era incaricato della sicurezza all’interno del campo ed è stato assassinato insieme ad altri 4 membri del movimento. Gli scontri hanno causato la morte di 13 persone, mentre oltre 40 sono state ferite e circa 2mila sono fuggite, trovando rifugio all’interno delle scuole dell’UNRWA, l’agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, che, tuttavia, con l’inizio degli scontri ha sospeso i propri servizi all’interno del campo.
Il leader palestinese Mahmud Abbas ha accusato i gruppi islamisti di Jund al-Sham e Shabab al-Muslim dell’assassinio di al-Armouchi. Maher Shabaita, leader di Fatah nella regione di Saida, sostiene che l’obiettivo di questi gruppi sia quello di distruggere il campo profughi e renderlo un campo di militanti. In un’intervista, nella quale ha chiesto di rimanere anonimo, un comandante di Fatah ha sottolineato come ci fosse già un passato di conflitti tra questi e il movimento di Jund al-Shams. Nel 2017, infatti, a seguito dello scioglimento della Joint Security Force, che manteneva momentaneamente l’ordine nel campo, era iniziato un periodo di violenza intermittente tra Fatah e gli altri movimenti islamisti del campo.
Gli scontri sono continuati nonostante i due cessate-il-fuoco accordati nelle giornate di domenica e lunedì. Questo ha portato il Primo Ministro provvisorio libanese, Najib Miqati, a fare un appello al Presidente dell’Autorità Palestinese, Mahmud Abbas, affinché intervenga per porre fine alle ostilità sorte tra le fazioni palestinesi del campo. Miqati ha definito gli scontri una “palese violazione della sovranità libanese”, minacciando di far scendere in campo l’esercito per sedare la violenza.
Ein al-Hilweh, creato nel 1948, è uno dei 12 campi profughi del Libano e ha già un passato turbolento, essendo stato uno dei più colpiti durante la Guerra Civile Libanese, quando nel 1982 è rientrato nel mirino israeliano.
Fin dal 1969 il Governo libanese aveva ratificato un accordo che sanciva che l’esercito sarebbe rimasto fuori dal campo e la sicurezza dello stesso sarebbe ricaduta sotto la giurisdizione delle fazioni palestinesi che lo abitano.
L’eventualità di un’interferenza militare libanese è causa di grande preoccupazione, soprattutto se si riportano alla mente gli avvenimenti del 2007, quando l’esercito decise di intervenire contro l’espandersi dell’estremismo islamista nel campo di Nahr al-Bared, un villaggio vicino Tripoli, causando la quasi totale distruzione dello stesso. Nonostante questi timori, le possibilità che il Governo libanese abbia l’effettiva capacità di intervenire sembrano scarse. Il motivo principale risiede nella difficile situazione che il Paese sta affrontando: da una parte, la profonda crisi economico-finanziaria che ha colpito il Paese dei cedri nel 2019; dall’altra, la costante instabilità politica che ha provocato il fallimento del tentativo elettorale di maggio 2022, lasciando il Paese in mano a un Governo provvisorio.
Nel tentativo di calmare le acque, anche Nasrallah, alla guida del movimento di Hezbollah, ha invitato le parti a porre fine alla violenza, in una dichiarazione rilasciata nella giornata di martedì. Il movimento islamista, che controlla il sud del Libano, è un fervente oppositore di Israele e supporta la causa palestinese, ma in questa situazione di crescente violenza ha incoraggiato chiunque possa “fare pressione” a intervenire.

Alessia Mazzaferro

Immagine di copertina:Destruction at Nahr el Bared. Lebanon” by Foreign, Commonwealth & Development Office is licensed under CC BY-ND

Dove si trova

Perchè è importante

  • All’interno del campo profughi di Ein el-Hilweh in Libano, gli scontri tra le diverse fazioni palestinesi hanno causato 13 vittime e centinaia di sfollati, portando la questione all’attenzione del Governo libanese.

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Alessia Mazzaferro
Alessia Mazzaferro

Classe ’97, radici calabresi e cuore napoletano. È infatti a Napoli che ho preso la laurea triennale in mediazione linguistica e culturale, dedicandomi allo studio della lingua araba. Alla fine di questo percorso ho deciso di inseguire la mia passione per le relazioni internazionali e, sempre all’università L’Orientale di Napoli, ho conseguito la magistrale in Relazioni ed Istituzioni dell’Asia e dell’Africa con curriculum Medio Oriente e Nord Africa. A termine del mio percorso universitario ho trascorso un periodo di tre mesi a Luxor, in Egitto, dove ho effettuato un tirocinio presso una scuola di lingue. Attualmente inseguo il mio sogno: diventare un analista geopolitico per professione.

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