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    Russia – Ucraina: schermaglie pericolose nel Mar d’Azov

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    RistrettoAlla fine, la tensione ha raggiunto il suo culmine. Dopo mesi di provocazioni e condanne reciproche è arrivato il pretesto che forse molti stavano aspettando.

    Stando alle prime notizie, ieri mattina tre navi ucraine avrebbero sconfinato nelle acque territoriali russe, violando gli artt. 19 e 21 della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare (Fonte FSB). Subito è scattata una rapida militarizzazione dello Stretto di Kerch: oltre alla Guardia costiera russa, si sono alzati in volo alcuni elicotteri d’assalto Ka-52 Alligator e due Su-25. Inoltre, altre imbarcazioni sono state impiegate per bloccare fisicamente il passaggio sotto il Krymskij Most e chiudere definitivamente il collegamento con il Mar d’Azov (ore 12.56 di Mosca). Dal satellite, risultano impiegate due navi-gru (Sebastopolec-1 e Zinovev) e il rimorchiatore Bystryj. La Marina ucraina a sua volta denuncia schermaglie al largo con alcune navi russe e lo speronamento di una sua imbarcazione. Alcune foto mostrano una delle vedette russe danneggiata su un fianco, ma non corrisponde a quella denunciata da Kiev. Successivamente il Governo ucraino ha anche accusato la Guardia costiera russa di avere sparato contro le proprie navi e di averle sequestrate, circostanza poi confermata ufficialmente dall’FSB. La situazione è quindi in continua evoluzione e va monitorata attentamente. LA NATO ha invitato le parti alla prudenza, mentre il Governo ucraino potrebbe presto dichiarare la legge marziale.

    L’unica certezza è che queste azioni sono frutto di un lungo e logorante periodo di schermaglie e rivendicazioni. Per Mosca, la chiusura totale del Mar d’Azov rappresenta una nuova ritorsione contro Kiev, che mette definitivamente in ginocchio l’economia costiera ucraina, soprattutto nei porti di Berdjansk e Mariupol, la cui floridità è ormai un lontano ricordo. Allo stesso momento, questa situazione è figlia di una legislazione mancante sulla gestione di questo specchio d’acqua, di cui sicuramente Mosca ha tratto vantaggio. Il Krimskij Most si sta rivelando strategico non solo per le comunicazioni terrestri, ma anche nel dispiegamento dei blocchi navali.

    Mattia Baldoni

    Phytoplankton bloom in the Black Sea” by “Phytoplankton bloom in the Black Sea” is licensed under “Phytoplankton bloom in the Black Sea

    Mattia Baldoni
    Mattia Baldoni

    Laureato in Sviluppo locale e globale presso l’Università di Bologna. Ha partecipato a progetti europei di cooperazione internazionale in Georgia (identità europea, processo di integrazione e questioni relative alle frontiere), Grecia e Bulgaria, e a una Summer School sul Partenariato orientale dell’UE a Baku (Azerbaijan). Attualmente è redattore capo per Osservatorio Russia e collaboratore di Il Caffè Geopolitico. I suoi interessi principali riguardano la politica russa e le relazioni internazionali in MENA, Caucaso e Asia centrale.

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