domenica, 3 Marzo 2024

APS | Rivista di politica internazionale

domenica, 3 Marzo 2024

"L'imparzialità è un sogno, la probità è un dovere"

Associazione di Promozione Sociale | Rivista di politica internazionale

L’Afghanistan e l’impasse degli aiuti umanitari

Analisi – L’Afghanistan, già in preda a una crisi umanitaria dopo il ritorno al potere dei Talebani nel 2021, sta affrontando le conseguenze del disastroso terremoto delle scorse settimane. Il sistema sanitario è al collasso, ma la comunità internazionale sembra non attivarsi come dovrebbe per fornire aiuti umanitari e assistenza. Quali sono gli ostacoli? Come sta reagendo a tutto questo il sistema amministrativo talebano e quale l’approccio nei confronti della cooperazione internazionale?

IL TERREMOTO E LE SUE CONSEGUENZE

La provincia di Herat, nella regione occidentale dell’Afghanistan, è stata colpita da un terremoto di magnitudo 6,3 il 7 ottobre scorso e da un altro della stessa entità nella prima mattinata dell’11 ottobre. Un terzo è avvenuto nella mattinata del 15 ottobre. Tutti e tre i terremoti sono stati seguiti da una serie di scosse di assestamento. Secondo le Autorità talebane, quasi 2.800 persone sono morte.
Diversi villaggi della provincia sono stati distrutti o completamente rasi al suolo. Il distretto di Zinda Jan ad oggi rimane il più colpito. I sopravvissuti dormono attualmente in tende accanto alle macerie delle loro case e i feriti sono ricoverati negli ospedali che però sono a corto di medicine e apparecchiature mediche.
Cinque tende mediche sono state allestite da Medici senza Frontiere — organizzazione attiva nel Paese da decenni — presso l’ospedale regionale di Herat. I talebani stanno affrontando una sfida umanitaria senza precedenti e con un parziale e debole sostegno della comunità internazionale.

Embed from Getty Images

Fig. 1 – Un accampamento di terremotati nei dintorni di Herat, 18 ottobre 2023

L’AFGHANISTAN E LA COMUNITÀ INTERNAZIONALE DOPO IL TERREMOTO

I sopravvissuti non hanno più nulla. Hanno bisogno di cibo, vestiti, tende e medicine. Il terremoto ha colpito aree molto remote e povere. Molti di loro sono rifugiati arrivati dall’Iran e dal Pakistan. “Abbiamo assolutamente bisogno dell’aiuto internazionale. Chiediamo a tutti i gruppi e le associazioni che si occupano di aiuti internazionali di aiutarci in questo momento per salvare le vite dei nostri connazionali. – Ha dichiarato un funzionario talebano. – Aiutateci con qualsiasi mezzo”.
L’Afghanistan ha infatti chiesto aiuto alla comunità internazionale. La Turchia e l’Iran hanno promesso di fornire aerei carichi con medicine e tende. Ciò però non basta. La speranza che le Nazioni Unite, i Paesi più ricchi del mondo e varie altre Organizzazioni collaborino con il popolo afghano e non usino i loro aiuti e la loro assistenza come strumento di pressione politica è ciò che in questo momento si augurano i vertici del Governo talebano.
Come si giustifica questa esigenza? L’attuale approccio della comunità internazionale nei confronti dell’Afghanistan — impegno di basso profilo e strategia minimalista — non è concepito a beneficio del Paese.
A seguito della reazione degli Stati occidentali dopo la presa del potere dei talebani nel 2021 – e cioè di totale chiusura e rifiuto verso il riconoscimento del Governo talebano – i principali donatori internazionali come Banca Mondiale e Fondo Monetario Internazionale, hanno bypassato lo Stato afghano e si sono serviti delle agenzie internazionali e delle ONG per fornire assistenza al Paese. Il Governo talebano era ed è ritenuto tutt’ora troppo poco credibile, poco trasparente e corrotto affinché si possa stabilire un dialogo diretto con esso.

Embed from Getty Images

Fig. 2 – I resti di uno dei villaggi distrutti dal triplice terremoto delle scorse settimane

I TALEBANI E GLI AIUTI UMANITARI: COME CONVOGLIARLI?

Nel Paese sono attive molte organizzazioni umanitarie, tra cui la Federazione Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa. Sono loro che oggi più che mai colmano il divario tra l’assistenza nel campo umanitario e le politiche allo sviluppo. Lo fanno sostenendo le istituzioni afghane attraverso un coinvolgimento attivo di giovani in attività di varia natura, come per esempio in gruppi di formazione professionale al fine di arginare la tentazione ad unirsi a gruppi estremisti. Ma il loro lavoro è sempre limitato in quanto manchevole di un appoggio statale. Le aree rurali non vengono raggiunte e spesso vengono abbandonate a loro stesse. Senza il supporto dell’apparato statale, il raggio d’azione di aiuti e fondi rimane assai limitato.
Come riuscire a convogliare gli ingenti aiuti umanitari e i fondi della Banca Mondiale (principale erogatore di fondi per scopi umanitari) o del fondo fiduciario multidonatori ARTF (distribuito alle agenzie delle Nazioni Unite e/o alle ONG internazionali e nazionali) è una delle domande cruciali che interessano il futuro dell’Afghanistan. Come sbloccare questo impasse se lo Stato afghano non viene ingaggiato dalla comunità internazionale perché non riconosciuto?
Se lo Stato non viene considerato partner attivo nella gestione dei fondi si sollevano alcune questioni fondamentali. La de-responsabilizzazione da parte dell’amministrazione talebana spingerebbe quest’ultima a non fornire servizi sociali di base che di solito sono coperti dallo Stato. In una situazione in cui il conflitto politico si perpetua, il rischio di una dipendenza economica ancora più forte di quella odierna è alto. La società diventerebbe sempre più dipendente dagli aiuti internazionali e umanitari e il Governo si sentirebbe legittimato a ridurre il suo intervento a favore della popolazione. Le strutture pubbliche indebolite eroderebbero la possibilità di uno sviluppo economico sostenibile e duraturo.

Embed from Getty Images

Fig. 3 – Il valico di frontiera di Torkham tra Afghanistan e Pakistan, settembre 2023

UN ESEMPIO VINCENTE: SIDA

Sida, un’associazione umanitaria che ha deciso di sostenere la popolazione locale senza però ingaggiare direttamente l’apparato amministrativo afghano, lotta continuamente per operare sul terreno. Per quanto riguarda lo sviluppo economico Sida fornisce sostegno allo UN Special Trust Fund for Afghanistan (Fondo fiduciario speciale delle Nazioni Unite per l’Afghanistan). Il fondo fornisce alla popolazione l’accesso ai servizi sociali di base e alle opportunità di sostentamento, sostiene le donne imprenditrici, investe in un’agricoltura intelligente dal punto di vista climatico e crea posti di lavoro.
Il sostegno di Sida aiuta anche il sistema ONU a gettare le basi per progetti a lungo termine in modo congiunto e coordinato con altre 17 organizzazioni delle Nazioni Unite che collaborano attraverso il fondo, istituito dal Programma di sviluppo delle Nazioni Unite (UNDP).
Sida agisce attraverso vari canali. Per esempio sfrutta le conoscenze e il network degli attori locali per fare campagne a favore dei diritti umani, assistere giornalisti e insegnati perseguitati, ma anche tramite piattaforme digitali. Nel 2020 è stata lanciata una piattaforma sviluppata dalla società civile afghana con il suo sostegno. La piattaforma raccoglie domande e richieste di tutti gli afghani, fa ricerca e può condurre indagini indipendenti. La piattaforma lavora anche per presentare i risultati ai Talebani e al pubblico in generale, per evidenziare i bisogni, le difficoltà e le preoccupazioni della popolazione.
Esempi vincenti come quello di Sida potrebbero anche verificarsi qualora la comunità internazionale riconoscesse il Governo afghano e desse un segnale di apertura nei confronti di questa amministrazione. La garanzia dei diritti umani è di fondamentale importanza, ma la comunità internazionale deve prevedere una cooperazione con lo Stato amministrativo talebano. Diversi Ministeri afghani (Finanze, Istruzione, Sviluppo rurale e Sanità) potrebbero essere impegnati costruttivamente prima che la loro inattività provochi un’ulteriore disintegrazione istituzionale. L’obiettivo sarebbe iniziare a creare una storia politica e di sviluppo vera, che l’Afghanistan potrebbe finalmente iniziare a perseguire.

Desiree Di Marco

Photo by 12019 is licensed under CC BY-NC-SA

Dove si trova

Perchè è importante

  • Nelle scorse settimane l’Afghanista è stato colpito da un triplice terremoto, che ha provocato migliaia di morti e sfollati.
  • Gli aiuti internazionali sono pochi e faticano ad arrivare nelle zone del sisma. Il tragico evento ha posto nuovamente il problema dell’assistenza umanitaria al Paese dopo il ritorno al potere dei talebani.
  • Il mancato riconoscimento internazionale del Governo talebano rende infatti difficile una politica di aiuti efficaci alla popolazione e rischia di alimentare un’ulteriore disgregazione dello Stato afghano.
  • Associazioni come Sida offrono un modello vincente di approccio al problema. Ma è comunque necessario che la comunità internazionale consideri forme di cooperazione con il Governo di Kabul.

Vuoi di più? Iscriviti!

Scopri che cosa puoi avere in più iscrivendoti

Desiree Di Marco
Desiree Di Marcohttps://europeanpeople.org/chi-siamo/

Nata a Roma nel 1995, ho scelto Roma, Milano, Vienna e Rabat come sedi per i miei studi. Sono laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma e ho conseguito un Master di Primo Livello in “Middle Eastern Studies” preso ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano). Ho ottenuto un diploma in Affari Internazionali Avanzati all’Accademia Diplomatica di Vienna e attualmente sto conseguendo la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali. Ho concluso due tirocini entrambi presso l’OSCE e le Nazioni Unite di Vienna lavorando presso l’Ambasciata di Malta e presso la Missione Permanente e l’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Afghanistan. La mia bevanda preferita è il caffè e non solo “the italian Espresso”!

Ti potrebbe interessare