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Gaza: le risposte del Sud-Est asiatico

Caffè LungoInsieme al resto del mondo, anche i Governi del Sud-est asiatico si sono pronunciati sulla drammatica situazione a Gaza in modo diverso a causa di due fattori fondamentali: i gradi di relazione che i Paesi hanno intrattenuto nel corso della storia con Israele e la vicinanza del conflitto israelo-palestinese alla politica dei Paesi a maggioranza musulmana.

SINGAPORE E FILIPPINE CONTRO HAMAS, VIETNAM E CAMBOGIA PREOCCUPATI

Probabilmente la condanna più netta nei confronti degli attacchi di Hamas è stata emessa da Singapore. Il Paese ha intrattenuto rapporti piuttosto stretti con Israele fin dalla sua indipendenza nel 1965.

Anche le Filippine hanno rilasciato una dichiarazione relativamente forte contro Hamas – forse non sorprendente data la loro vicinanza agli Stati Uniti, alleato storico di Israele.

Più soft il Governo vietnamita che ha invitato alla calma e alla moderazione, rifiutando uno schieramento netto. Il portavoce del Ministero degli Affari Esteri, Pham Thu Hang, ha dichiarato che Hanoi è “profondamente preoccupata” per l’escalation di violenza tra Hamas e Israele. Sulla stessa linea, il Ministero degli Esteri cambogiano ha rilasciato una dichiarazione in cui esprime profondo rammarico per il conflitto e condanna tutte le forme di violenza e atti terroristici.

L’approccio di Vietnam e Cambogia riconosce la gravità del conflitto, ma denota anche una scarsa rilevanza politica di questo nelle agende dei due Paesi.

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Fig. 1 – Il rappresentante permanente di Singapore all’ONU, Burhan Gafoor, parla al Palazzo di Vetro durante una sessione dedicata al conflitto a Gaza, 27 ottobre 2023

INDONESIA, MALESIA E IL CASO DEGLI OSTAGGI THAILANDESI

Le nazioni che invece si sono pronunciate con forza, sono quelle a maggioranza musulmana: Indonesia e Malesia, dove il sostegno pubblico alla causa palestinese è sempre stato diffuso (l’Indonesia nel 2011 costruì un ospedale nella Striscia). L’Indonesia si è detta profondamente preoccupata per l’escalation del conflitto ed ha esortato a porre immediatamente fine alla violenza israeliana per evitare ulteriori vittime. Il Governo ritiene l’occupazione dei territori palestinesi da parte di Israele la radice del conflitto, che deve essere risolta secondo i parametri concordati dalle Nazioni Unite.

Il Governo della Malesia si è detto profondamente preoccupato per la perdita di così tante vite. Il Paese ha denunciato l’ ipocrisia occidentale nel trattare con un regime (Israele) che pratica l’apartheid e viola palesemente i diritti umani e il diritto internazionale. Il Governo accusa Israele di occupazione illegale e condanna la sua conseguente politica di espropriazione.

Per ciò che invece riguarda la Thailandia, il Paese formalizzò le sue relazioni con la Palestina il 18 gennaio 2012 quando la riconobbe come Stato sovrano. Nonostante in queste settimane il Governo thailandese si sia definito neutrale, ha offerto le più sentite condoglianze al Governo e al popolo di Israele per la sfortunata perdita di vite e di feriti, ma ha aggiunto che intende promuovere una soluzione che permetta alla Palestina e a Israele di coesistere. L’obiettivo principale del Governo thailandese era quello di ottenere il rilascio di 30 cittadini thailandesi che sono stati presi in ostaggio da Hamas durante gli attacchi del 7 ottobre nel sud di Israele.  Ad agosto, più di 4.533 thailandesi lavoravano in Israele, dove molti erano o sono ancora impiegati come braccianti agricoli.

Per raggiungere questo scopo nelle ultime settimane Bangkok è stata impegnata in intensi colloqui diplomatici con esponenti di Hamas. Questi colloqui, svolti grazie alla mediazione dell’Iran, hanno portato al rilascio di alcuni ostaggi thailandesi da parte di Hamas.

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Fig. 2 – Grande manifestazione pro-Palestina a Giacarta, 2 dicembre 2023. L’Indonesia è uno dei Paesi del Sud-est asiatico più critici della campagna militare israeliana a Gaza

OIC

Tutti e tre questi Paesi, Thailandia, Malesia e Indonesia, non hanno definito gli attacchi di Hamas come terroristici, e nemmeno hanno nominato Hamas come il responsabile; piuttosto hanno ritenuto più coerente inserire gli attacchi del 7 ottobre scorso nel contesto più ampio dell’occupazione israeliana in Palestina.

Per ciò che concerne l’approccio all’interno delle organizzazioni internazionali, all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, il 27 ottobre scorso, otto Stati dell’ASEAN hanno votato a favore di una risoluzione per un cessate il fuoco tra Israele e Hamas. Poche settimane fa sempre l’Assemblea Generale ha votato una risoluzione per un cessate il fuoco immediato, osteggiata dagli USA.

All’interno dell’Organizzazione della Cooperazione Islamica (OIC) Indonesia e Malesia hanno intensificato le loro pressioni per un cessate il fuoco definitivo.

L’OIC denuncia un crescente sentimento islamofobico in vari Paesi del mondo, sottolineato in prima istanza dal Governo malese, il quale chiede di lavorare insieme per combatterlo, salvaguardando il diritto alle espressioni pacifiche di sostegno alla causa palestinese. L’organizzazione inoltre ritiene Israele, la potenza occupante, pienamente responsabile per quanto sta accadendo, e chiede alla comunità internazionale di intervenire con urgenza per costringere Tel Aviv a cessare immediatamente le sue continue aggressioni contro il popolo palestinese. Per far fronte al deterioramento della situazione umanitaria a Gaza, l’Indonesia ha già inviato aiuti attraverso l’Egitto, in linea con quanto annunciato l’11 ottobre, ovvero che avrebbe stanziato 1 milione di ringgit (211.423 dollari) in aiuti umanitari per i palestinesi.

In conclusione, è interessante notare come il sostegno alla causa palestinese nel Sud-est asiatico sia cambiato nel tempo. Se per esempio si prende come spartiacque la conferenza di Bandung il sostegno alla causa palestinese era molto sentito nei vari Paesi della regione. Man mano che Israele si è affermato come potenza nel panorama internazionale – grazie anche al supporto degli USA – il sostegno alla causa palestinese è diminuito. Oggi vediamo o un supporto limitato, circoscritto a ragioni culturali, o un allineamento ai Paesi arabi che hanno deciso di portare avanti il processo di normalizzazione con Israele, ragione per cui oggi nelle risoluzioni i Paesi ASEAN si astengono o rimangono politicamente neutrali.

Desiree Di Marco

Immagine di copertina: “End The Illegal Occupation of Palestine” by alisdare1 is licensed under CC BY-SA

Dove si trova

Perchè è importante

  • Le reazioni dei Paesi dei Paesi del Sud-est asiatico alla guerra a Gaza sono state estremamente variegate. Singapore e Filippine, ad esempio, hanno condannato duramente Hamas, mentre Vietnam e Cambogia hanno adottato una posizione più moderata.
  • I Paesi più critici di Israele sono Indonesia e Malesia, tradizionalmente vicini alla causa palestinese. La Thailandia ha invece cercato il dialogo con Hamas per ottenere la liberazione dei propri cittadini presi in ostaggio dall’organizzazione durante gli attacchi del 7 ottobre.
  • In generale, si nota un netto calo del sostegno alla causa palestinese nella regione. Ciò è dovuto in parte anche ai legami stretti con i Paesi arabi più desiderosi di normalizzare le relazioni con Israele.

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Desiree Di Marco
Desiree Di Marcohttps://europeanpeople.org/chi-siamo/

Nata a Roma nel 1995, ho scelto Roma, Milano, Vienna e Rabat come sedi per i miei studi. Sono laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali presso la LUISS Guido Carli di Roma e ho conseguito un Master di Primo Livello in “Middle Eastern Studies” preso ASERI (Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Milano). Ho ottenuto un diploma in Affari Internazionali Avanzati all’Accademia Diplomatica di Vienna e attualmente sto conseguendo la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali. Ho concluso due tirocini entrambi presso l’OSCE e le Nazioni Unite di Vienna lavorando presso l’Ambasciata di Malta e presso la Missione Permanente e l’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Afghanistan. La mia bevanda preferita è il caffè e non solo “the italian Espresso”!

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