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Il fattore identitario nelle Forze Armate arabo-siriane

In 3 sorsi – L’islam è storicamente percepito in Siria come una questione securitaria. Per questo motivo, a tredici anni dall’inizio della guerra civile, lo scontro religioso è ancora il primo elemento che viene studiato per comprendere il ruolo delle Forze Armate nel regime di Bashar al-Assad.

1. LA MINORANZA ALAUITA

Gli alauiti – gruppo musulmano di derivazione sciita – sono stati per secoli una delle minoranze più povere e meno potenti della Siria. La loro posizione nel Paese cominciò a cambiare con la caduta dell’Impero Ottomano e la consegna di Damasco alla Francia. Parigi esercitò il proprio mandato sfruttando e favorendo le divisioni interne in virtù della già nota strategia “divide et impera”, dando agli alauiti maggiore autonomia rispetto al resto della società arabo-sunnita. Per affrontare il problema del dilagante nazionalismo arabo sunnita, le forza occidentali si impegnarono, inoltre, a riformare la composizione delle Forze Armate incentivando l’arruolamento di personale alauita e la creazione di specifiche truppe.
Come conseguenza, le relazioni tra il gruppo minoritario – rappresentante circa il 12% della popolazione e fedele al mandato straniero – e la maggioranza sunnita si inasprirono progressivamente. Quando nel 1946 le truppe francesi lasciarono la Siria, questa si trovò nella pericolosa condizione di avere una rappresentanza politica prevalentemente sunnita – ma profondamente divisa al proprio interno –  e un apparato militare composto sempre più da alauiti.  Agli inizi degli anni ’70, sfruttando i continui colpi di stato che indebolirono la classe politico-militare, il Partito Baathista di Hafiz al-Assad riuscì a salire al potere proclamando la vittoria di un nuovo nazionalismo arabo – secolarista e non legato al sunnismo – espressione della classe alauita destinata a governare fino allo scoppio della guerra civile nel 2011.

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Fig. 1 – Celebrazione di Hafez Al Assad

2. LE FORZE ARMATE NELLA VISIONE DEGLI ASSAD

La graduale affermazione degli alauiti nelle file delle Forze Amrate ha posto, quindi, le basi per il Governo autoritario di Hafeiz al-Assad, eretto a protettore dell’intero gruppo. Al-Assad trasformò le Forze Armate implementando la costituzione, già messa in opera dal mandato francese, di reti militari e di sicurezza, di gruppi speciali e autorità sostanzialmente assolute, in modo da trasformare l’intera istituzione militare in uno strumento governativo. L’ideologizzazione delle Forze Armate e la loro sottomissione al Partito Baath – partito secolarista e nazionalista arabo – vennero perfezionate dalle riforme costituzionali che riconoscevano la superiorità morale e politica del Partito di Assad.
La strategia di sicurezza interna perseguita dal Presidente Hafiz al-Assad e dal figlio Bashar dall’anno della sua salita al potere nel 2000, è stata quindi quella di sfruttare la forte polarizzazione religiosa principalmente tra alauiti e sunniti – limitandosi a garantire ai primi una condizione privilegiata – per ottenere fedeltà incondizionata dalle Forze Armate. Infatti, accomunando il destino del Governo a quello dell’identità alauita, ha dato la sicurezza al primo dell’appoggio militare in caso di un conflitto interno. Il conflitto iniziato nel 2011 si è appunto trasformato in poco tempo da conflitto politico a settario poiché, da un lato, la popolazione sunnita si sente “oppressa nella propria terra”, dall’altro, il gruppo minoritario – a lungo posto ai margini – gli alauiti, non vuole perdere la posizione privilegiata all’interno dell’apparato politico, militare ed economico.

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Fig. 2 – Un soldato siriano, affiliato al gruppo Hayat Tahir al-Sharm, gestisce il telecomando di un lanciarazzi montato su un pick-up, sparando alle forze del governo siriano nel nordovest di Aleppo, 1 Gennaio 2024.

3. LE RELAZIONI CIVILI-MILITARI POST 2011

Il conflitto tra alauiti e sunniti siriani è diventato oggetto della cronaca internazionale da quando la maggioranza sunnita – appartenente all’Esercito siriano libero e ad altri gruppi di opposizione – si è ribellata al regime cavalcando l’onda della primavera araba, rivendicando la democrazia, il rispetto dei diritti umani, nonché migliori condizioni economiche e denunciando la corruzione del Governo.
Come già anticipato, al momento dell’inizio della guerra civile le posizioni di vertice nelle Forze Armate di Assad erano ricoperte principalmente da ufficiali alauiti, i quali si sono subito schierati in maniera netta dalla parte del Governo percependo la rivolta come una minaccia allo stesso gruppo minoritario. Ad ogni modo, gli scarsi risultati delle Forze Armate siriane hanno costretto il regime ad assumere milizie straniere per sopperire alle mancanze strutturali delle forze militari, ponendo quindi il Governo di Assad in una condizione di dipendenza sempre maggiore verso questi gruppi armati esterni (c.d “milizificazione”).
In conclusione, la guerra ibrida che sta travolgendo la Siria nella sua complessa drammaticità sta andando verso la direzione dell’inasprimento della già presente radicalizzazione religiosa e delle tensioni inter-regionali, allontanandosi quindi dalla speranza di normalizzazione delle relazioni tra società, Governo e Forze Armate in un futuro post-conflittuale.

Bruno Bevilacqua

Immagine di copertina: “Azaz, Syria” by Christiaan Triebert is licensed under CC BY-NC


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Perchè è importante

  • Il ruolo privilegiato della minoranza alauita in Siria risale alla caduta dell’Impero Ottomano e alla gestione del mandato francese.
  • Oggi, lo scontro religioso è ancora all’ordine del giorno in Siria. Infatti, allo scoppio della guerra civile nel 2011, l’establishment militare alauita si è schierato dalla parte del regime, ritenendolo l’unico in grado di garantire la sopravvivenza del gruppo minoritario.

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Bruno Bevilacqua
Bruno Bevilacqua

Classe 1998, laureato in Giurisprudenza all’Università di Bologna e all’Università di Parigi-Nanterre, ora sono iscritto al master in “Security and International Relations” all’Università di Genova.
Appassionato di scrittura in maniera universale, mi dedico all’analisi geopolitica specialmente per ciò che riguarda la Turchia e l’area ex ottomana, mondo che ho cominciato ad amare dopo la mia prima esperienza in Anatolia.
Amante del trekking e di un buon libro, ho evidenti difficoltà a restare fermo.

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