In 3 sorsi – La caduta del regime di Assad spinge la Cina a un pragmatismo politico che deve tenere conto di interessi economici e di delicati equilibri geopolitici. I futuri sviluppi relativi agli impegni economici e politici cinesi nel Paese avranno un impatto non solo sul partenariato strategico Damasco-Pechino, ma anche su Mosca e Teheran. Chi parteciperà attivamente al processo di ricostruzione del Paese?
1. LA CINA IN SIRIA: INTERESSI ECONOMICI E STRATEGICI
Le relazioni tra Siria e Cina sono segnate sia da sviluppi, in particolare nel contesto della Belt and Road Initiative (BRI), sia dalla complessità , considerata la portata del conflitto siriano. L’adesione formale della Siria alla BRI fu nell’interesse economico e politico comune di entrambi i Paesi. Da un lato, il Governo siriano, da tempo sottoposto a sanzioni aveva urgente bisogno di un nuovo modello di cooperazione che non fosse interessato a “interferire” negli affari interni. D’altra parte, per il Governo cinese, la posizione geografica della Siria sulla costa orientale del Mar Mediterraneo è molto importante perché vicina a Turchia, Israele e Giordania, partner strategici, e porta d’accesso per l’Iraq da cui proviene oltre il 10% del petrolio cinese. Nel 2022, il commercio Cina-Siria ha totalizzato 415,98 milioni di dollari, con Damasco che ha esportato soprattutto sapone e oli essenziali e Pechino macchinari, attrezzature elettriche e tessuti. Nel novembre 2024 abbiamo assistito a un aumento delle esportazioni cinesi verso la Siria dovuto principalmente all’incremento delle esportazioni di pompe d’aria (768 milioni di dollari), ferro piatto rivestito (749 milioni di dollari) e macchine per maglieria (698 milioni). Le importazioni dalla Siria invece sono aumentate grazie all’incremento delle importazioni di saponi (15,8 milioni di dollari), prodotti di bellezza (2,34 milioni di dollari) e acqua aromatizzata (1,48 milioni di dollari).
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Il viceambasciatore della Cina all’ONU, Geng Shuang, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza sulla Siria, 17 dicembre 2024
2. LE IMPLICAZIONI DELLE SANZIONI AMERICANE
L’entrata in vigore del Caesar Act statunitense nel 2020 (volto a colpire sia aziende legate alle infrastrutture, alla manutenzione militare e alla produzione di energia, sia individui legati all’ex Presidente al-Assad), ha avuto un forte impatto negativo sulla fiducia delle aziende cinesi. In risposta alle sanzioni occidentali, nel settembre 2023 il Presidente Bashar al-Assad visitò la Cina per la prima volta dall’inizio della crisi siriana, al fine di rafforzare da una parte i legami politici e dall’altra restaurare la fiducia perduta delle aziende cinesi. Di fatto, anche la formale adesione della Siria alla BRI ha rinvigorito le relazioni di cooperazione tra Damasco e Pechino. Come esempio, infatti, nel gennaio 2024 il Gabinetto siriano ha autorizzato una società cinese a realizzare un progetto fotovoltaico da 36 MW entro un tempo massimo di 24 mesi, per un valore di oltre 489 miliardi di sterline siriane.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Bashar al-Assad e sua moglie Asma durante una visita di Stato in Cina nel 2004
3. IL TANTO AGOGNATO ACCESSO AL MARE
La Siria post-Assad vede sicuramente Mosca e Teheran indebolite dal punto di vista geopolitico e miliare. Per entrambi i Paesi la Siria di Assad ha rappresentato un perno per le ambizioni geopolitiche: per l’Iran, la Siria è stata un ponte utile a convogliare armi e rifornimenti a Hezbollah, mentre per la Russia – che ora sta ritirando le truppe per spostarle in Libia – Damasco accomodava le proprie basi in funzione anti-NATO. Con il declino dei due maggiori concorrenti della Cina, le imprese cinesi avrebbero teoricamente una strada aperta per partecipare al processo di ricostruzione del Paese, insieme agli Stati del Golfo.
Oltre ai settori dell’energia e delle infrastrutture, però, la Cina cerca da tempo un accesso strategico ai porti siriani. Sotto il Governo di Assad, Pechino voleva assicurarsi i diritti di gestione dei porti di Latakia o Tartous. Ora, con il cambiamento delle dinamiche di potere, le aziende cinesi potrebbero avere l’opportunità di acquisire una partecipazione in uno di questi due porti, collegandolo con il porto greco del Pireo, il porto libanese di Tripoli e la zona economica franca del Canale di Suez. Ciò rafforzerebbe il dominio della Cina sulle rotte logistiche e commerciali del Mediterraneo orientale.
Desiree Di Marco
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