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ASPIDES: lo scudo europeo contro gli Houthi

In 3 sorsi – ASPIDES, la missione europea lanciata ufficialmente il 19 febbraio, si distingue dagli altri dispositivi marittimi militari nel Mar Rosso e acque limitrofe per un’esplicita connotazione difensiva. Sarà sufficiente a garantire un transito sicuro dall’Asia all’Europa?

1. LO SCUDO EUROPEO A DIFESA DELLA LIBERTÀ DI NAVIGAZIONE

Il 19 febbraio il Consiglio degli Affari Esteri dell’Unione Europea ha ufficialmente lanciato l’operazione congiunta EUNAVFOR ASPIDES, in italiano “scudi”, per garantire un transito sicuro in Mar Rosso e nelle acque antistanti lo stretto di Bab el-Mandeb, protagoniste di un aspro scontro fra assetti del movimento yemenita Houthi e unità navali militari di alcuni paesi occidentali. Negli ultimi mesi, la rapida escalation e l’aggressività delle attività di Ansar Allah hanno indotto Stati Uniti, Inghilterra e alcuni alleati a condurre il conflitto tramite un profilo pre-empt, ovvero una serie di operazioni aeree contro lanciatori Houthi individuati prima che potessero fare fuoco. A questo si sono aggiunte alcune azioni di tipo prevent per la distruzione di depositi e sistemi antiaerei. Questa cornice di tensione sta avendo ripercussioni estremamente serie dal punto di vista commerciale e della sicurezza internazionale, costringendo diverse compagnie commerciali marittime a deviare il proprio percorso passando per il Capo di Buona Speranza, allungando i tempi di consegna delle merci, provocando un sensibile aumento dei prezzi per il consumatore finale e, non da ultimo, minando la prosperità economica di molteplici Stati europei con porti commerciali attivi. Di fronte a queste criticità, l’Unione Europea ha deciso politicamente di non sposare la strategia offensiva anglo-americana, ma di adottare una postura dall’esplicito carattere difensivo con un dispositivo ad hoc. ASPIDES si configura, quindi, in concreto, come un’operazione dal puro scopo defend, il cui obiettivo principale è quello di scortare le navi commerciali che transitano nell’area di operazione, affinché possano giungere a destinazione senza subire attacchi di qualsivoglia natura. Nel dettaglio: per questa operazione è stato stanziato un budget di 8 milioni di euro, il quartier generale è stato istituito a Larissa in Grecia, il suo comando operativo è stato affidato al commodoro greco Vasilios Griparis, mentre il comando delle forze in mare è stato assegnato al contrammiraglio italiano Stefano Costantino. In termini di asset militari, EUNAVFOR ASPIDES potrà contare su quattro fregate e un assetto aereo. Il mandato è stato stabilito di un anno solare, fatta salva la necessità di continuare a proteggere la porzione di acque internazionali soggetta a tensione.

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Fig. 1 – La fregata della Marina tedesca “Hessen” parte per il Mar Rosso

2. OPERAZIONE PROSPERITY GUARDIAN, OPERAZIONE ATALANTA E OPERAZIONE ASPIDES: UN PO’ DI CHIAREZZA

Considerata la valenza strategica delle acque internazionali comprese fra il Mar Rosso e il Golfo di Aden, l’implementazione dell’operazione ASPIDES si colloca all’interno di un contesto operativo già significativamente “affollato”. Nella stessa area, infatti, sono già presenti il dispositivo anglo-americano Prosperity Guardian e il dispositivo europeo EUNAVFOR ATALANTA. Il primo è stato implementato di recente con lo scopo specifico di affrontare la minaccia Houthi ed è stato co-protagonista di una serie di attività offensive con cui gli anglo-americani non solo non sono riusciti a contrastare le attività del movimento yemenita, ma se possibile lo hanno ulteriormente galvanizzato. Il secondo è nato nel 2008 con l’obiettivo di monitorare il fenomeno della pirateria e, in particolare, di contrastare le attività perpetrate contro le navi commerciali da pirati provenienti prevalentemente dalla Somalia. In questa cornice, gli assetti di ASPIDES dovranno necessariamente collaborare con quelli degli altri dispositivi sul campo, specialmente in termini di scambio di informazioni. Tale elemento, infatti, risulterà di capitale importanza per la valenza difensiva che connota l’operazione stessa. Eppure, la presenza simultanea di molteplici dispositivi con mandati diversi nella stessa cornice marittima potrebbe provocare una serie di equivoci pericolosi, anche e soprattutto da parte degli Houthi che – con molta probabilità – non hanno né l’interesse né la possibilità di discernere chi fa cosa e gli obiettivi specifici. In generale, nonostante si possa celebrare lo spirito d’iniziativa europeo che è riuscito a ideare e implementare un’azione congiunta in un teatro di crisi strategicamente rilevante, molti hanno sollevato serie perplessità riguardo la reale efficacia di ASPIDES e i rischi che essa possa comportare per gli assetti dei Paesi coinvolti.

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Fig. 2 – La portaerei italiana ITS Giuseppe Garibaldi

3. LA REAZIONE HOUTHI, LE MINACCE ALL’ITALIA E LE CRITICITÀ DI UNA CRISI PIÙ IDEOLOGICA CHE TATTICO-OPERATIVA

L’Operazione ASPIDES era già stata annunciata all’inizio del mese, scatenando una forte reazione da parte degli Houthi che, sin da subito, hanno dichiarato di considerare l’implementazione di tale operazione un atto ostile. Non solo: il 5 febbraio scorso, in un’intervista rilasciata a Repubblica, il leader del movimento yemenita Mohamed Ali al-Houthi ha affermato che l’unico elemento che farà cessare le ostilità in acque internazionali è la fine dei bombardamenti e delle attività offensive israeliane su Gaza. Più volte ribadita dai quadri del movimento yemenita, l’interconnessione fra ciò che sta succedendo a Gaza e le operazioni di disturbo al traffico marittimo in Mar Rosso pare essere messa in secondo piano dai Paesi occidentali che continuano ad utilizzare per la risoluzione dei conflitti contemporanei una strategia poco attinente a quella che, in gergo, viene definita la “bigger picture”. In questo senso è assolutamente ragionevole supporre che la soluzione a questa crisi non risieda tanto nel dispiegamento di assetti militari, quanto nell’utilizzo di altri canali di risoluzione dei conflitti, come quello politico e diplomatico. Un altro fattore di preoccupazione sono le considerazioni che lo stesso leader yemenita ha fatto nei confronti dell’Italia che, come detto, detiene il comando delle forze in mare di ASPIDES. Mohamed Ali al-Houthi ha dichiarato infatti che l’Italia diventerà un bersaglio, a similitudine di come vengono percepiti tutti gli assetti occidentali presenti in quella porzione di acque internazionali. Di fronte a una sempre maggior militarizzazione del Mar Rosso, gli Houthi non sembrano voler indietreggiare, facendosi portatori di un messaggio ideologico che europei e anglo-americani faticano a comprendere, aumentando il livello di profondità della crisi a scapito del commercio internazionale che continua a soffrire, con ripercussioni ingenti per i consumatori. Di certo, la crisi in Mar Rosso conferma il trend securitario degli ultimi vent’anni (almeno) per cui non è più possibile considerare le criticità internazionali come punti disgiunti, ma sia necessario, invece, adottare nella loro risoluzione un approccio di ampio spettro, in grado di valorizzare le interconnessioni esplicite e latenti fra i vari teatri di scontro. Lezione che ancora, a quanto pare, fatica a essere appresa.

 Sara Cutrona

Immagine di copertina: “The Dwight D. Eisenhower Carrier Strike Group operates with the Italian and Hellenic navies.” by Official U.S. Navy Imagery is licensed under CC BY

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  • L’Operazione ASPIDES costituisce la risposta europea alla minaccia posta dagli Houthi nel Mar Rosso. Importante iniziativa congiunta, ma inadeguata per risolvere una crisi le cui motivazioni sono riconducibili altrove.
  • Da alcuni decenni a questa parte la sicurezza internazionale non può più essere garantita tramite degli assetti militari, ma deve essere affrontata con un approccio olistico che tenga conto delle ragioni ideologiche, della parcellizzazione dei teatri di scontro e della complessità del mondo contemporaneo. La crisi nel Mar Rosso ne è un esempio.

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Sara Cutrona
Sara Cutrona

Attualmente lavoro come assistente di redazione presso la sede regionale RAI dell’Emilia-Romagna, a Bologna. Ho ottenuto la Laurea Magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche al Polo Didattico distaccato di Forlì dell’Università Alma Mater di Bologna, specializzandomi in politica e sicurezza internazionale. Durante il mio percorso accademico ho studiato in Spagna, Nuova Zelanda e negli Stati Uniti. Nel 2016 sono stata tirocinante presso l’Ambasciata d’Italia a Baghdad in Iraq. Nel 2019 ho ottenuto il Master di I livello in Management Politico, presso la LUISS School of Government e in collaborazione con ilSole24Ore. Dal 21 ottobre 2019 al 20 aprile 2022 ho prestato servizio come Ufficiale in Ferma Prefissata del Corpo di Stato Maggiore della Marina Militare Italiana, dove ho svolto gli incarichi di Liaison Officer con Unità straniere, political advisor, Ufficiale incaricato per la Pubblica Informazione. Nel 2022 ho conseguito un Master di II livello in Intelligence presso l’Università della Calabria. Fra i miei interessi di ricerca attuali: la guerra cognitiva, le operazioni di anti e counter terrorism; la cybersecurity, i processi politici e le relazioni inter-regionali dell’area MENA.

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