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Raid aerei USA e UK contro gli Houthi: successo tattico, fallimento strategico

Ristretto – Nelle prime settimane del 2024, Stati Uniti e Regno Unito, con il supporto di alcuni alleati, hanno lanciato molteplici operazioni aeree contro avamposti terrestri houthi in Yemen. Le attività aeree, implementate per compromettere e neutralizzare gli asset di Ansar Allah e per scongiurare ulteriori attacchi contro il commercio marittimo internazionale nel Mar Rosso, in corrispondenza dello stretto di Bab al-Mandeb e del Golfo di Aden, sembrano, però, non sortire l’effetto sperato.

Il 2024 sembra l’anno della moltiplicazione dei teatri di conflitto, dalla terra, al cielo, al mare, l’arena internazionale sembra non trovare né equilibrio, né pace. Già dalle prime settimane, infatti, la tensione internazionale legata allo scontro israelo-palestinese, ha proiettato la propria ombra anche in ambito marittimo, rendendo il Mar Rosso terreno di contese. In questo contesto la seconda settimana dell’anno si è chiusa con una vasta operazione lanciata da Stati Uniti e Regno Unito su diversi target terrestri, considerati strategici per il movimento sciita Ansar Allah, altrimenti conosciuto con il cognome del suo fondatore: Houthi. Stando a quanto riportato dal Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti, attraverso uno statement del Segretario della Difesa Lloyd J. Austin III, il primo raid aereo, destinato a inaugurare una lunga serie di operazioni aria-terra, è stato condotto per inviare un chiaro messaggio al gruppo yemenita, e cioè che gli Stati Uniti e i suoi alleati non sono disposti a tollerare nessun tipo di minaccia alla libertà di navigazione in acque internazionali. In generale tale operazione si colloca nel panorama delle contromisure, tra cui l’operazione multinazionale a guida americana Prosperity Guardian, per contrastare le attività offensive del gruppo yemenita nel tratto di acque internazionali che va dal Mar Rosso, attraversa lo stretto di Bab el-Mandeb e sfocia nel Golfo di Aden. Il raid aereo congiunto anglo-americano del 12 gennaio ha colpito diverse città: Sana’a, Saada, Dhamar, Taiz, Zabid e, soprattutto, la città portuale di Hodeidah, punto di partenza di molti degli attacchi con droni, missili balistici e natanti perpetrati ai danni di mercantili e navi militari che transitavano nelle acque adiacenti. Nelle intenzioni, la neutralizzazione di tali hot spot degli Houthi avrebbe dovuto assestare un duro colpo alle strutture di comando e controllo legate alle attività del movimento. Da un punto di vista puramente tattico e operativo, il raid ha certamente contribuito a minare le capacità degli Houthi, distruggendo depositi di munizioni e materiale. Tuttavia, l’obiettivo strategico sembra non essere stato raggiunto, dato che già domenica 14 gennaio un missile è stato lanciato contro un cacciatorpediniere statunitense nel Mar Rosso e un’altra unità commerciale americana presa di mira nel Golfo di Aden. Queste attività offensive sono del tutto coerenti con le dichiarazioni del portavoce del movimento, Yahya Sarea, che, a seguito dei bombardamenti del 12 gennaio, ha affermato che l’aggressione da parte di Stati Uniti e Gran Bretagna non sarebbe rimasta impunita. Perdere depositi e centri di comando e controllo, lungi dallo scoraggiare le attività di terrorismo marittimo, sembra aver galvanizzato gli appartenenti del gruppo e i suoi supporters, rendendo quasi inutile lo sforzo militare occidentale. L’insuccesso strategico, però, non ha fatto desistere Stati Uniti e Regno Unito, tanto che, a soli dieci giorni di distanza, i due Paesi sono tornati a colpire con le stesse modalità alcune delle strutture houthi in territorio yemenita. In questa scacchiera di tensione, in cui c’è molto da perdere, ognuno sta compiendo le proprie mosse. L’Europa si prepara a lanciare il 19 febbraio un’operazione indipendente nell’area. Gli Stati Uniti, che da tempo attribuiscono la paternità e il supporto a queste attività illecite all’Iran, continuano a implementare azioni tattico-cinetiche per contrastare un movimento che àncora le proprie azioni a un complesso tessuto di motivazioni ideologiche, non tenendo in considerazione elementi quali la narrazione strategica houthi, che, inevitabilmente, trae giovamento dalle continue incursioni anglo-americane. In tutto ciò, il commercio internazionale continua a “soffrire” dell’instabilità internazionale e di una gestione dei conflitti in cui tattica e strategia, accumunate dallo stesso obiettivo, non vanno però allo stesso passo.

Sara Cutrona

Immagine di copertina: “USS Theodore Roosevelt (CVN 71) conducts flight operations.” by Official U.S. Navy Imagery is licensed under CC BY

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Perchè è importante

  • La crescente tensione nel Mar Rosso e nell’adiacente Golfo di Aden ha spinto Stati Uniti e Regno Unito a sferrare una serie di attacchi aerei contro sedi della catena di comando e controllo degli Houthi in Yemen.
  • Militarmente l’obiettivo di minare la capacità operativa e tattica degli Houthi sembra parzialmente raggiunto. Strategicamente, la missione di deterrenza non sembra aver intaccato la spinta aggressiva del movimento yemenita.

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Sara Cutrona
Sara Cutrona

Attualmente lavoro come assistente di redazione presso la sede regionale RAI dell’Emilia-Romagna, a Bologna. Ho ottenuto la Laurea Magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche al Polo Didattico distaccato di Forlì dell’Università Alma Mater di Bologna, specializzandomi in politica e sicurezza internazionale. Durante il mio percorso accademico ho studiato in Spagna, Nuova Zelanda e negli Stati Uniti. Nel 2016 sono stata tirocinante presso l’Ambasciata d’Italia a Baghdad in Iraq. Nel 2019 ho ottenuto il Master di I livello in Management Politico, presso la LUISS School of Government e in collaborazione con ilSole24Ore. Dal 21 ottobre 2019 al 20 aprile 2022 ho prestato servizio come Ufficiale in Ferma Prefissata del Corpo di Stato Maggiore della Marina Militare Italiana, dove ho svolto gli incarichi di Liaison Officer con Unità straniere, political advisor, Ufficiale incaricato per la Pubblica Informazione. Nel 2022 ho conseguito un Master di II livello in Intelligence presso l’Università della Calabria. Fra i miei interessi di ricerca attuali: la guerra cognitiva, le operazioni di anti e counter terrorism; la cybersecurity, i processi politici e le relazioni inter-regionali dell’area MENA.

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