In 3 sorsi – In un contesto geopolitico incerto, la stabilità si costruisce anche rafforzando i
legami economici, poiché a questi l’UE condiziona la condivisione dei propri valori e
principi fondativi.
1. UN ACCORDO GEOECONOMICO
UE-Mercosur, sotto il profilo economico il più grande accordo di libero scambio al
mondo, è in realtà molto di più. Si tratta della creazione di un quadro istituzionale comune
per la condivisione di valori e obiettivi amplissimi: dalla lotta al terrorismo fino alla tutela
ambientale. Una esigenza resa ancora più stringente dai recenti sviluppi geopolitici: da un
lato le conseguenze economiche del conflitto russo-ucraino e della pandemia; dall’altro la
crescente competizione per le politiche protezionistiche statunitensi e l’inarrestabile ascesa
delle economie asiatiche, in particolare della Cina.
In questo scenario, l’accordo assume una rilevanza strategica fondamentale. Per i Paesi
latinoamericani rappresenta un passo significativo verso la realizzazione dell’obiettivo
comune: la promozione di sviluppo economico e modernizzazione, per sfuggire a quella che
gli economisti chiamano la trappola del sottosviluppo. Si stima, infatti, che nei prossimi 10
anni il PIL regionale potrebbe crescere in totale fino allo 0,4%. Ciò grazie alla possibilità di
attrarre investimenti, consolidare catene del valore regionali e, soprattutto, accrescere il
volume delle esportazioni di risorse e materie prime, che costituiscono ora per l’UE una fonte
necessaria e sicura, alternativa alla Russia. Così, ci si propone di restituire dinamismo
economico ai membri del Mercosur, contribuendo a ridurre dipendenza economica,
disuguaglianza endemica e povertà. Per converso, l’Unione Europea conquista sì un mercato
amplissimo (260 milioni di consumatori potenziali) per i propri prodotti, che gioveranno
di un’abolizione dei dazi in entrata pari al 91%, ma esporta anche valori, principi, standard tecnici e regolamentari, guadagnando così un partner geopoliticamente rilevante.
Fig. 1 – La Presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen, il Presidente del Brasile Luiz Inácio Lula da Silva (il secondo da destra), il Ministro degli Esteri brasiliano Mauro Vieira (a destra) e il Commissario europeo per il Commercio e la Sicurezza economica Maroš Šefčovič (a sinistra).
2. PIÙ FACILE A DIRSI CHE A FARSI
Lo scorso 17 gennaio ha segnato una tappa storica nel processo – lungo 25 anni – del
negoziato con il blocco sudamericano, arenatosi più volte per questioni agricole e
ambientali. Un esempio: nel 2019, la deforestazione massiccia dell’Amazzonia ad opera del
Governo Bolsonaro in Brasile aveva determinato una nuova fase di stallo. Per questo, il nuovo
accordo integra come elemento essenziale il rispetto degli obiettivi dell’Agenda 2030, pena la
sospensione. Inoltre, Francia e Irlanda si sono fatte portavoci delle rimostranze degli
agricoltori europei in ragione delle legislazioni sudamericane più lasche, che abbattono i
costi di produzione, rendendo i prodotti latinoamericani più competitivi. Una posizione
condivisa anche dall’Italia, che tuttavia a gennaio 2026 ha assunto un ruolo decisivo,
diventando l’ago della bilancia per raggiungere la soglia del “sì” – il 55% dei Paesi membri e
il 65% della popolazione dell’Unione – necessaria a sbloccare l’accordo. Da questo punto di vista sono state fondamentali le limitazioni all’accesso nel mercato interno di alcuni prodotti
sensibili: carne bovina, pollame e zucchero.
Fig. 2 – Proteste contro l’accordo UE-Mercosur degli agricoltori europei a Parigi
3. EFFETTO DOMINO
L’accordo, in controtendenza rispetto alla crescente frammentazione del commercio
internazionale in intese bilaterali e regionali, che rischiano di danneggiare l’economia globale
e alimentare una competizione permanente, risponde piuttosto alla convergenza tra
geopolitica e geoeconomia, come chiarito da Ursula Von Der Leyen nelle sue Political
Guidelines . Una visione riproposta anche nel recente accordo con UE-India. Se tuttavia
la rilevanza dell’accordo è indubbia, resta da attendere la revisione della Corte di Giustizia e, soprattutto, la ratifica di tutti gli Stati membri. Sarà infatti proprio la capacità di superare le resistenze di Francia, Polonia e Austria a determinare se l’accordo resterà un’ambizione strategica sulla carta o potrà tradursi in una concreta architettura di cooperazione interregionale.
Maria Alda Mileo
© European Union, 2026, CC BY 4.0, via Wikimedia Commons


