La Russia osservatore privilegiato del nuovo conflitto mediorientale

In 3 sorsi La Russia è un osservatore interessato della guerra di USA e Israele contro l’Iran. Mosca ha nell’Iran un tradizionale alleato, tra l’opposizione agli Stati Uniti e gli interessi nel Mar Caspio. Il conflitto, però, alza i prezzi energetici, cruciali per l’economia russa. Al Cremlino conviene quindi una guerra lunga?

1. LA RUSSIA E LA NUOVA GUERRA IN IRAN

Il nuovo conflitto in Medio Oriente con il diretto intervento degli Stati Uniti contro l’Iran e un allargamento del conflitto ai Paesi del Golfo, le cui economie sono assai intrecciate con l’Occidente, vede la Russia come attore sullo sfondo, non protagonista ma interessato osservatore.
Il conflitto in Ucraina, molto dispendioso in termini umani ed economici, non consente al Cremlino di intervenire direttamente a favore dell’Iran, nonostante il Trattato di Cooperazione firmato nel 2025 tra i due Paesi. I russi sono consapevoli che la strategia americana non è ancora ben delineata e uno scenario di cambio di regime a Teheran appare difficile, viste le strutture della Repubblica Islamica, difficili da piegare per la mancanza di una dirigenza alternativa interna al Paese in grado di sfidare il potere costituito di Ayatollah e pasdaran.
Sebbene una sconfitta iraniana sia politicamente sgradita al Cremlino in quanto Paese tradizionalmente favorevole a Mosca, a maggior ragione dopo aver subito in Siria la caduta del fedele alleato Assad nel 2024, essa sarebbe pragmaticamente digerita nella considerazione che la priorità dell’agenda politica del Presidente Putin è il pieno recupero dell’influenza russa sui Paesi ex sovietici, in primis l’Ucraina.

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Fig. 1 – Fiori all’ambasciata iraniana di Mosca in ricordo dell’Ayatollah Ali Khamenei, ucciso all’inizio dell’attuale guerra in Medio Oriente, 2 marzo 2026

2. GLI EFFETTI POSITIVI DELLA GUERRA IN IRAN PER IL CREMLINO

La guerra Iran-Stati Uniti-Israele sta avendo effetti positivi per il Cremlino a causa del forte aumento dei prezzi degli idrocarburi, soprattutto quello del petrolio, che ha superato la quota di 100 dollari al barile. Questo aumento rappresenta una boccata d’ossigeno per le casse statali russe.
I tagli alla produzione dei Paesi del Golfo a causa della guerra spingono, inoltre, Paesi energivori come India e Cina a rivolgersi al Cremlino, che può compensare, in parte, i problemi delle sanzioni e dei controlli più frequenti sulle petroliere fantasma che trasportano il greggio russo, sebbene le esportazioni possano subire problemi a causa degli attacchi ucraini contro le infrastrutture energetiche, specie nel Mar Nero.
Per Mosca, inoltre, dal punto di vista logistico-militare, un’eventuale interruzione forzata della cooperazione con l’Iran non provoca troppi danni, visto che le tecnologie per la costruzione dei droni a basso costo Shahed, di cui la Russia ha fatto largo uso nel conflitto in Ucraina, sono già state replicate dall’industria bellica russa, con una produzione che rende il Paese meno vincolato alle forniture di droni iraniani.
In terzo luogo, la grande attenzione mediatica sul conflitto del Medio Oriente consente al Cremlino di poter operare gli attacchi in Ucraina in modo più discreto, sfruttando la distrazione dell’opinione pubblica occidentale verso l’Iran. Questo permetterebbe al Cremlino di agire in modo ancora più spregiudicato di quanto fatto finora.
Infine, la necessità per gli Stati Uniti e l’Europa di proteggere Israele e gli alleati del Golfo implica una maggiore fornitura di sistemi antimissilistici a tali Paesi, mettendo in discussione le forniture all’Ucraina e comportando il potenziale rischio, per i Paesi UE, di non avere scorte strategiche sufficienti per la propria difesa, considerato che ad oggi l’industria bellica europea non è in grado di tenere il passo della produzione con la Russia.

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Fig. 2 – Putin presiede una riunione al Cremlino sulle turbolenze dei mercati del petrolio e del gas globali dopo l’inizio dello scontro militare tra USA e Iran, 9 marzo 2026

3. MOSCA HA VANTAGGI DAL CONFLITTO, NONOSTANTE LE SCONFITTE POLITICHE IN MEDIO ORIENTE

La Russia, nonostante le dichiarazioni di facciata a ricordo della figura di Ali Khamenei e alcune forme di sostegno di intelligence ai servizi segreti iraniani, ha interesse che il conflitto in Medio Oriente possa continuare ancora per alzare i prezzi degli idrocarburi, senza arrivare al regime change, auspicato soprattutto da Israele, che potrebbe minare la presenza di una classe dirigente in Iran favorevole a Mosca.
Il Cremlino non ha la forza di imporsi come superpotenza in grado di trattare alla pari con Washington e di poter fermare conflitti in cui gli Stati Uniti hanno forti interessi. Questo è un cruccio per Putin, il cui sogno è riavere la Russia sulla scena mondiale con un ruolo similare all’URSS della Conferenza di Jalta, potenza allora di pari rango con gli USA.
L’impossibilità di reggere il confronto in Medio Oriente con gli americani, che hanno sostenuto la caduta di Assad e agiscono contro l’Iran in modo unilaterale, rimane una sconfitta politica per Mosca.
Tuttavia, un prolungamento del conflitto in Iran potrebbe portare a un aumento del malcontento della base elettorale di Trump, su forti posizioni isolazionistiche, un elemento che potrebbe giovare a Putin in future trattative con gli americani sul destino dell’Ucraina. Intanto, il logoramento a lungo termine resta la strategia seguita dal Cremlino per cercare di sconfiggere Kyiv, dopo il fallimento della rapida invasione del 2022.

Lorenzo Pallavicini

Iran threatens preemptive action” by SaFoXy is licensed under CC BY-ND

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Perchè è importante

  • La Russia osserva l’attacco di USA e Israele contro l’Iran, tradizionale alleato.
  • La guerra in Medio Oriente ha anche risvolti favorevoli a Mosca: al Cremlino conviene una guerra lunga?

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Chi lo ha scritto

Lorenzo Pallavicini
Lorenzo Pallavicini

Nato a Cuneo nel 1985, con esperienze politiche a livello locale e regionale in Piemonte,
viaggiatore con esperienza pluridecennale, autore di articoli di attualità locale e politica su
testate locali, da diverso tempo interessato alla scrittura a carattere geopolitico sulla situazione internazionale di diverse aree nel mondo, in particolare della realtà europea e della Federazione Russa e dei paesi ex membri dell’URSS e della galassia comunista.

 

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