Il Guatemala in lotta contro il crimine organizzato

In 3 sorsi Il Presidente del Guatemala, Bernardo Arévalo, ha annunciato misure di sicurezza eccezionali a seguito di pesanti scontri all’interno delle carceri.

1. UN MESE DI SCONTRI ALL’INTERNO DELLE CARCERI

In questi giorni i disordini e le violenze legate al narcotraffico e alle gang criminali stanno mettendo a dura prova diversi Paesi dell’America Latina. Oltre al Messico, infatti, anche il Guatemala sta vivendo momenti di grande tensione. A gennaio, alcuni detenuti, facenti parte di una nota banda criminale chiamata Barrio 18, avevano organizzato delle massicce rivolte in tre carceri situate nella capitale Città del Guatemala, prendendo in ostaggio 46 persone e uccidendo 8 agenti di polizia. A seguito di questi scontri il Governo di Bernardo Arévalo aveva decretato, il 18 gennaio, lo stato d’assedio per 30 giorni e tre giorni di lutto nazionale. La misura, secondo il Presidente guatemalteco, ha portato alla cattura di 91 membri della gang e alla restituzione del controllo dei centri penitenziari al Governo. Per sostenere la lotta contro il crimine organizzato, Arévalo ha annunciato, martedì 17 febbraio, lo stato di prevenzione in tutto il Paese. Secondo la legge guatemalteca, lo stato di prevenzione è valido per un massimo di 15 giorni e a, differenza dello stato d’assedio, gli arresti non possono essere effettuati senza l’ordine di un giudice.

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Fig. 1 – La Polizia Guatemalteca all’ingresso del Centro di Detenzione di Città del Guatemala

2. L’ETERNA LOTTA CONTRO LE BANDE CRIMINALI

Gli eventi scoppiati all’interno dei penitenziari del Guatemala si inseriscono in una crisi che affligge il Paese da anni. Nonostante l’impegno dichiarato dal Presidente Arévalo nel contrastare la corruzione, i cartelli della droga e le gang di strada più note del continente, tra cui Mara Salvatrucha (MS13) e Barrio 18, hanno consolidato una fitta rete di alleanze, penetrando anche all’interno delle Istituzioni democratiche. La revoca dei privilegi carcerari avviata nell’ottobre 2025 con l’approvazione di una legge anti-gang ha però innescato una reazione violenta da parte dei vertici di queste organizzazioni, culminata con gli incidenti degli ultimi mesi all’interno delle carceri. Le radici di questa eterna lotta contro le bande criminali, del resto, risalgono a diversi decenni fa. A partire dagli anni Novanta, a seguito delle deportazioni di membri condannati negli Stati Uniti, le gang MS13 e Barrio 18 si sono presto radicate nel cosiddetto Triangolo del Nord, costituito da Guatemala, Honduras ed El Salvador, dove hanno ampliato nel corso del tempo la propria influenza attraverso estorsioni, traffici illegali e controllo territoriale. La portata di questo fenomeno è confermata anche dai dati. Secondo Insight Crime, il Guatemala ha registrato nel 2024 oltre 25mila casi di estorsione, mentre nel 2025 il tasso di omicidi è cresciuto quasi del 10%. Il Paese ha registrato 3.139 omicidi nel 2025, un aumento di 270 rispetto all’anno precedente, con gran parte della violenza attribuita a omicidi legati alle gang.

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Fig. 2 – Gli agenti di polizia pattugliano il quartiere Alamedas a Città del Guatemala davanti a un murales del Barrio 18

3. LA CORRUZIONE DEL SISTEMA GIUDIZIARIO

Oltre al problema delle gang, il Governo di Arévalo deve confrontarsi anche con la complessa questione della giustizia. Da anni, infatti, il sistema giudiziario, incluso l’Ufficio del Procuratore Generale, è segnato da grandi fragilità e da una corruzione dilagante. In una recente intervista rilasciata a Deutsche Welle (DW), lo stesso Presidente Arévalo ha denunciato apertamente l’esistenza di “un’élite politico-criminale che continua a nascondersi nell’apparato giudiziario e che genera impunità”. Un segnale ulteriore di questa impunità sarebbe emerso anche dopo la cattura di alcuni dei responsabili degli incidenti avvenuti all’interno delle carceri. Per l’omicidio degli agenti, infatti, la Procura, guidata da Consuelo Porras, ha accusato i responsabili solo di possesso illegale di arma da fuoco, partecipazione a gruppi illeciti e possesso di stupefacenti. Alla luce di questi avvenimenti, il rischio è che il Paese scivoli nuovamente nella spirale di corruzione che aveva segnato il Guatemala prima delle elezioni generali del 2023. Nel frattempo, la nomina dei nuovi magistrati della Corte Costituzionale, avvenuta il 12 marzo, non ha convinto il Governo di Arévalo. Solo due dei cinque magistrati titolari, infatti, sono legati al suo programma politico. Vale la pena sottolineare, tuttavia, che per la prima volta nella sua storia la Corte sarà composta prevalentemente da donne, segno di una svolta istituzionale. Il lavoro di questi magistrati, insieme all’elezione del procuratore generale che entrerà in carica il prossimo 17 maggio sarà decisivo per la stabilità e l’efficienza dell’apparato democratico del Paese. Se da un lato preoccupa l’impunità e la corruzione della classe politica, dall’altro cresce il rischio di una svolta securitaria nella lotta al crimine, sul modello delle politiche più dure adottate negli ultimi anni dal Governo di Nayib Bukele in El Salvador.

Valerio Caccavale

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Indice

Perchè è importante

  • A seguito di pesanti scontri all’interno delle carceri del Guatemala, che hanno portato alla morte di 8 agenti di polizia, il Governo di Bernardo Arévalo aveva imposto lo stato d’assedio per oltre un mese.
  • Le gang criminali del Paese, Barrio 18 e Mara Salvatrucha, responsabili delle recenti violenze nei penitenziari, hanno acquisito sempre più potere nel corso degli anni anche grazie alla fragilità delle Istituzioni democratiche.

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Valerio Caccavale
Valerio Caccavale

Nato a Genova il 27 Novembre 2001. Frequenta la Facoltà di Scienze Politiche Internazionali di Genova. Tra un esame e l’altro scrive di politica e non solo. Ha collaborato con alcune testate giornalistiche sportive e di attualità. Segue e vive con passione le vicende internazionali con un occhio particolare per l’area dell’America Latina.

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