UE-Australia: il libero scambio come risposta al disordine globale

Analisi – Il 24 marzo scorso l’Unione Europea e l’Australia hanno siglato un ampio pacchetto di accordi che abbraccia commercio, difesa e tecnologia. Annunciata durante la visita di Ursula von der Leyen a Canberra, l’intesa punta ad azzerare quasi completamente i dazi reciproci d’importazione e a rafforzare la cooperazione strategica. In un contesto di instabilità globale e di politiche protezioniste, l’accordo rappresenta un passo importante nella diversificazione delle relazioni economiche e nella difesa di un sistema basato su regole condivise.

IL LIBERO SCAMBIO TORNA UNA SCELTA GEOPOLITICA

La stretta di mano tra la Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, e il Primo Ministro dell’Australia, Anthony Albanese, a Canberra va ben oltre la chiusura di un negoziato commerciale. Rappresenta, di fatto, un forte segnale politico da parte di due potenze che puntano a rafforzare la reciproca cooperazione, a promuovere la stabilità internazionale e a sostenere un sistema globale basato su regole condivise, il tutto in un contesto globale diventato più frammentato e molto meno prevedibile. 
Dopo anni di trattative cominciate nel 2018, interrotte nel 2023 e riprese in un clima globale radicalmente mutato, Bruxelles e Canberra hanno deciso di scommettere su un accordo di libero scambio che promette di rivoluzionare i propri rapporti economici, ora che il commercio mondiale è attraversato da logiche di prevaricazione e guerre tariffarie. 
Non è un caso che von der Leyen, intervenendo davanti al Parlamento australiano (è stata la prima donna nella storia a rivolgersi a una seduta congiunta di deputati e senatori), abbia evidenziato che “nessuno di noi è immune agli shock, geopolitici ed economici”, evocando anche le ricadute della guerra in Iran, e abbia presentato l’intesa come una risposta alla necessità di rafforzare la resilienza europea. 
L’intenzione è mostrare un’UE più forte e “open for business”, ma con partner affidabili e politicamente affini. D’altronde, i dati sono chiari: nel 2024 l’Australia è stata il ventesimo partner commerciale dell’UE per gli scambi di beni, pari all’1% del commercio totale europeo, mentre l’Unione Europea si è confermata il terzo partner commerciale di Canberra. Il valore complessivo degli scambi di merci ha raggiunto 49,4 miliardi di euro, con un surplus europeo di 27,9 miliardi. 
Ma l’Australia offre anche un vantaggio particolare. A differenza di altri (più discussi) dossier commerciali, dal Mercosur all’India, quello con Canberra non porta con sé lo stesso carico di attriti politici o di diffidenze strutturali. Al contrario, l’Australia condivide con Bruxelles un’impostazione favorevole al commercio basato su regole, alla governance democratica e, sempre più, alla necessità di ridurre dipendenze eccessive, in particolare rispetto alla Cina. 
Certo, il negoziato non è stato immune da intense trattative e l’ultimo miglio si è giocato ancora una volta sui settori più sensibili (accesso al mercato per carne bovina e ovina australiana, zucchero, riso e alcuni latticini), ma il fatto che il compromesso sia arrivato tra due attori lontani geograficamente e sempre più vicini strategicamente ne rafforza il significato politico. Anche Albanese lo ha lasciato intendere, legando la trattativa sia ai dati commerciali sia ad una più ampia idea di identità e di legame con l’Europa: per l’Australia, ha detto, questo rapporto “is part of our strength”.

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Fig. 1 – Von der Leyen e il premier australiano Albanese

IL CONTENUTO DELL’ACCORDO: DAZI, INDICAZIONI GEOGRAFICHE E NUOVI SPAZI PER IMPRESE E CONSUMATORI 

Sul piano strettamente commerciale, l’accordo rimuove oltre il 99% dei dazi sulle esportazioni europee verso l’Australia, apre ulteriormente il mercato dei servizi, facilita l’accesso agli appalti pubblici australiani e introduce regole più favorevoli sui flussi di dati e sugli investimenti, con effetti benefici per le imprese, da quelle più grandi fino alle PMI. 
Per i produttori europei il beneficio più immediato sarà l’abbattimento dei dazi australiani su vino, spumante, cioccolato, biscotti, pasta, prodotti ortofrutticoli e altre preparazioni alimentari, mentre per i formaggi è prevista una liberalizzazione graduale in tre anni – questo renderà più economici sugli scaffali australiani una vasta gamma di prodotti europei. Il settore lattiero-caseario potrebbe essere uno dei maggiori beneficiari, con un potenziale incremento dell’export fino al 48%. Anche l’automotive europeo ottiene risultati importanti, con l’eliminazione del dazio residuo del 5% sulle auto europee e l’aumento a 120mila dollari australiani della soglia della luxury car tax per i veicoli elettrici. Una modifica, quest’ultima, che potrebbe esentare circa il 75% delle auto elettriche europee. 
Accanto alla riduzione delle barriere tariffarie, il fulcro politico del compromesso sta nelle indicazioni geografiche, tema simbolico e delicatissimo in un Paese come l’Australia, segnato da forti comunità di origine europea. 
L’accordo protegge 165 indicazioni geografiche agroalimentari e oltre 230 relative a bevande alcoliche, oltre a modernizzare l’intesa sul vino estendendo la tutela a tutte le IG vitivinicole dell’UE. Nel caso del prosecco, per esempio, i produttori australiani potranno continuare a usare il nome per il mercato interno, ma dovranno rinunciarvi nelle esportazioni entro dieci anni, mentre per altri prodotti, come feta o parmigiano, il compromesso è più sfumato e prevede eccezioni o regimi transitori per gli operatori già presenti sul mercato. 
Il nodo più ostico dei negoziati ha riguardato il comparto agroalimentare, terreno delicato per entrambe le parti. I negoziatori europei, memori delle enormi difficoltà incontrate per l’accordo con il Mercosur, hanno accettato di ampliare in modo calibrato le quote per l’ingresso di prodotti australiani come carne bovina, ovina e caprina, zucchero, riso e alcuni latticini, pur mantenendo un sistema di quote e salvaguardie per proteggere i produttori europei in caso di impennate delle importazioni o cadute anomale dei prezzi.
L’intesa prevede anche un capitolo dedicato alle materie prime critiche, un ambito in cui le due parti sono complementari. Da una parte, l’Australia è un “big producer” di litio, manganese e altri minerali fondamentali per batterie, turbine e tecnologie per la difesa; dall’altra, l’Europa è un “big user” dei minerali critici, rappresentando un grande mercato di sbocco e un investitore potenziale nella loro raffinazione e trasformazione. Pertanto, l’eliminazione di quasi tutti i dazi all’importazione sui minerali critici australiani nell’Unione Europea contribuirà a stabilizzare le catene di approvvigionamento globali, nonché a ridurre annose dipendenze (in particolare dalla Cina).

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Fig. 2 – L’accordo UE-Australia è un passo importante per Bruxelles per diversificare le proprie partnership economiche

VERSO UNA PARTNERSHIP DI SICUREZZA E DIFESA UE-AUSTRALIA

Se l’accordo commerciale rappresenta la spina dorsale dell’intesa tra Unione Europea e Australia, il vero fiore all’occhiello è la firma di una Security and Defence Partnership, conclusa il 18 marzo 2026 dall’Alta Rappresentante/vicepresidente dell’UE Kaja Kallas, dal Vice Primo Ministro e ministro della Difesa australiano Richard Donald Marles e dal ministro degli Affari Esteri Penny Wong. L’iniziativa si inserisce nella più ampia strategia europea di cooperazione con le regioni dell’Indo-Pacifico, lanciata nel 2021 proprio con l’ambizione di consolidare l’impegno e la presenza europea in un’area di estrema importanza economica.
Il partenariato siglato con l’Australia non è un’alleanza militare in senso stretto, né un impegno vincolante sul piano della difesa collettiva, fungendo piuttosto da cornice politica e operativa pensata per cooperare su cybersicurezza, minacce ibride, antiterrorismo, tecnologie emergenti, spazio, sicurezza marittima e difesa economica. L’idea è quella di trasformare una relazione già esistente tra leader, ministri ed esperti in una struttura più stabile e continuativa, capace di coordinare meglio le risposte a sfide comuni, non più confinate a una singola regione.
Il partenariato si inserisce infatti in una cornice più complessa, in cui sia l’UE che l’Australia stanno progressivamente ridefinendo la propria postura nello scacchiere globale. Entrambe le potenze, coscienti del pericolo delle dipendenze nei settori chiave e sempre più consapevoli delle inaffidabili politiche statunitensi, hanno necessità di fondare nuove alleanze e di poter contare su nuovi partner, soprattutto per la difesa e la sicurezza. Infatti, la cooperazione prevista dall’accordo non si limita agli scambi di informazioni, ma può estendersi a missioni e operazioni nell’ambito della Politica di Sicurezza e di Difesa Comune, incluse esercitazioni, formazione e sviluppo di capacità. 
Allo stesso tempo, grande attenzione è riservata alle minacce “invisibili”, come la manipolazione dell’informazione, le interferenze straniere e le vulnerabilità tecnologiche. Non è secondario, inoltre, il fatto che il partenariato apra la strada a una cooperazione più stretta sulle tecnologie emergenti, inclusa l’intelligenza artificiale, e sul coordinamento nei forum multilaterali, rafforzando la convergenza tra Europa e Australia anche sul piano normativo e regolatorio.
Il partenariato può diventare molto più di una dichiarazione di intenti se saprà tradursi in progetti concreti, anche perché offre alle imprese australiane una possibile porta d’accesso al grande sforzo europeo di riarmo e si lega all’avvio di nuovi negoziati per l’associazione dell’Australia a Horizon Europe, il principale programma europeo per ricerca e innovazione. 
Resta però l’ultimo, decisivo passaggio: la ratifica. I testi negoziati, sia l’accordo commerciale sia il partenariato, dovranno essere pubblicati e finalizzati sul piano giuridico, poi sottoposti al Consiglio dell’UE per la firma e la conclusione, ottenere il consenso del Parlamento europeo e completare il processo di ratifica in Australia. Si tratta di un percorso che richiederà tempo, verosimilmente almeno uno o due anni prima che tutte le disposizioni siano pienamente operative.

CONCLUSIONI

L’accordo commerciale tra UE e Australia può essere letto come uno dei segnali più evidenti del tentativo dell’Unione Europea di proseguire la strategia di diversificazione delle partnership anche nell’ottica di ridurre la dipendenza dall’alleato statunitense, ormai non più così fidato. Non è un caso che, nel giro di pochi mesi, la Presidente von der Leyen abbia portato avanti nuove intese con partner strategici come l’India e abbia addirittura spinto per l’applicazione provvisoria del tanto dibattuto accordo con il Mercosur. In questo senso, sembra quasi prendere forma il monito di Jean Monnet secondo cui l’Unione Europea si costruisce proprio nelle crisi. Dalla tensione commerciale globale fino alla più recente crisi energetica, l’Unione sta mostrando una crescente capacità di costruire alleanze anche in ambiti tradizionalmente sensibili, come l’agricoltura e la difesa. Le capacità regolatorie dell’UE e il suo impegno dichiarato contro la strumentalizzazione delle dipendenze economiche dovranno essere accompagnati da politiche coerenti e attuazione efficace. Ancor di più, la vera prova sarà la capacità dei 27 Stati membri di muoversi in modo coeso, trasformando una visione comune in azione politica concreta.

Filomena Ratto

Photo by 12019 is licensed under CC BY-NC-SA

Indice

Perchè è importante

  • Il 24 marzo 2026, l’Unione Europea e l’Australia hanno siglato a Canberra un vasto accordo che azzera quasi tutti i dazi commerciali e stabilisce una partnership strategica su difesa, tecnologia e materie prime critiche.
  • L’intesa permette all’UE di diversificare le proprie catene di approvvigionamento e ridurre la dipendenza economica dalla Cina e dagli Stati Uniti, rafforzando la resilienza europea attraverso un’alleanza con un partner politicamente affine nell’Indo-Pacifico.

 

 

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Chi lo ha scritto

Filomena Ratto
Filomena Ratto

Napoletana di origine, laureata in Giurisprudenza e ora di base a Bruxelles. Appassionata di diritto europeo e delle dinamiche della politica commerciale dell’UE. Amo leggere e sperimentare in cucina… magari con una buona tazza di caffè (geopolitico, ovviamente).

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