In 3 sorsi – Madrid, grazie all’eccezione iberica, ha sfidato la crisi energetica europea slegando l’elettricità dal gas. Un successo per i consumatori che nasconde però delicati paradossi ambientali e distorsioni transfrontaliere.
1. L’ANOMALIA IBERICA E L’ORIGINE DELLA CRISI ENERGETICA
L’architettura del mercato elettrico europeo, basata sul sistema del prezzo marginale – in cui l’ultima e più costosa fonte necessaria a soddisfare la domanda fissa il prezzo per tutte le altre – ha storicamente garantito l’efficienza degli scambi. Nel caso spagnolo, questo meccanismo implica che un maggior numero di ore di elettricità generata tramite rinnovabili (a costo marginale quasi nullo) favorisca ulteriormente l’abbassamento del prezzo finale. Tuttavia, con l’esplosione del conflitto in Ucraina, tale sistema si è trasformato in un boomerang: il prezzo vertiginoso del gas naturale ha iniziato a dettare il costo dell’intera bolletta. In questo scenario la Spagna si trovava in una posizione strutturalmente peculiare, forte di un’elevata capacità di generazione da fonti rinnovabili. Sebbene la differenza rispetto ad altri Paesi UE non fosse in realtà così abissale (nel 2022 le rinnovabili iberiche coprivano il 42% del mix contro una media europea del 39%), la combinazione tra lo sganciamento dal prezzo del gas e le maggiori ore di generazione pulita è risultata determinante. Caratterizzata da una bassissima interconnessione con la rete continentale, la penisola iberica era una “isola energetica” per la quale subire passivamente tariffe decuplicate risultava insostenibile. Questa asimmetria ha spinto Madrid a negoziare una deroga alle regole comuni con Bruxelles.
Embed from Getty ImagesFig. 1 – Il Primo Ministro spagnolo Pedro Sanchez
2. L’ECCEZIONE IBERICA E I SUOI DIVIDENDI
Il fulcro della strategia spagnola si è concretizzato a metà del 2022 con l’approvazione formale della cosiddetta “eccezione iberica”. Madrid e Lisbona hanno ottenuto il via libera per imporre un tetto massimo (price cap) al prezzo del gas utilizzato esclusivamente per la produzione di energia elettrica, impegnandosi a compensare le aziende per la differenza tra questo limite e il reale prezzo di mercato. I risultati a breve termine hanno certificato l’efficacia economica della misura. Disaccoppiando in modo artificiale il costo dell’elettricità dalle fiammate del metano, i prezzi all’ingrosso dell’energia in Spagna sono crollati. Questa manovra si è tradotta in un potente scudo sociale: ha abbattuto le bollette di quasi il 25% per milioni di famiglie nel mercato tutelato e ha garantito competitività alle imprese. A livello macroeconomico, come certificato dalle analisi del Banco de España, l’intervento ha permesso alla Spagna di assorbire lo shock energetico e frenare la corsa dell’inflazione in modo molto più incisivo rispetto ai partner europei.
Embed from Getty ImagesFig. 2 – Un parco eolico in Spagna
3. I COSTI DI UNA SOLUZIONE A BREVE TERMINE
Se il risparmio immediato rappresenta l’indubbio successo politico dell’eccezione iberica, le dinamiche di mercato rivelano profonde criticità. L’alterazione artificiale dei prezzi ha generato innanzitutto un paradosso transfrontaliero: l’elettricità spagnola a basso costo ha stimolato un massiccio aumento delle esportazioni verso la Francia. Di fatto l’intervento statale iberico ha finito per sussidiare indirettamente i consumatori d’oltralpe. Sul fronte della sostenibilità, le conseguenze sono state in netta controtendenza rispetto agli obiettivi climatici: i prezzi ribassati hanno disincentivato il risparmio energetico e reso economicamente vantaggioso bruciare maggiori quantità di gas per produrre elettricità da esportare, causando un’impennata temporanea delle emissioni. Infine, permane il nodo del rischio normativo. Interventi statali così invasivi alterano la libera concorrenza e rischiano di allarmare i capitali esteri, indispensabili per finanziare lo sviluppo degli asset rinnovabili spagnoli. L’eccezione iberica si conferma dunque un salvagente formidabile per superare la tempesta, ma solleva interrogativi sulla necessità di una riforma strutturale dell’intero mercato elettrico.
Emanuele Manfredo Fioravanzo
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