In 3 Sorsi – La stretta delle Autorità del Bahrain sui dissidenti appartenenti alla comunità sciita è stata alimentata dal conflitto in Iran. Ma le sue radici affondano nella Primavera Araba e nella strategia perseguita da Manama per controllare il dissenso. Nell’ottica di un approccio multilivello che associa alle misure detentive quelle consistenti nelle sparizioni forzate e nella revoca della cittadinanza.
1. BAHRAIN E MONDO SCIITA: AUMENTANO LE MISURE DI REPRESSIONE
La guerra condotta da Israele e Stati Uniti contro l’Iran, per concludere la quale sono in corso da mesi negoziati tra Washington e Teheran mediati dal Pakistan, ha prodotto una serie di effetti che esulano dallo specifico contesto bellico. Oltre al piano economico, con le conseguenze derivanti dall’interruzione del transito nello Stretto di Hormuz, a spiccare sono anche gli effetti relativi ai rapporti tra le comunità sciite e i Paesi arabi di loro residenza.
In questo senso, un caso emblematico di come le frizioni tra Governi possano incidere sull’approccio adottato nei confronti di una particolare comunità nazionale è rappresentato dal Bahrain. Il Regno mediorientale è stata oggetto di attacchi da parte di Teheran, che ha colpito diversi edifici a Manama, compreso il quartiere di Juffair, nel quale staziona la 5ª Flotta della Marina degli Stati Uniti. In risposta alla condotta dell’Iran – motivata attraverso il riferimento alla presenza di militari statunitensi sul territorio – il Bahrain ha adottato una strategia multilivello fondata su due pilastri: campagna diplomatica volta alla condanna degli attacchi iraniani in sede ONU e intensificazione dello scontro con la comunità sciita. Sotto quest’ultima prospettiva, muovendosi in continuità con misure detentive e punitive già predisposte negli scorsi anni, Manama ha fatto ricorso ad arresti, “sparizioni forzate” e revoche della cittadinanza di dissidenti sciiti sulla base dell’accusa di “legami con le Forze dei Guardiani della Rivoluzione” (IRGC).
Fig. 1 – Sua Maestà Hamad bin Isa Al Khalifa, Re del Bahrain, al Palazzo dell’Eliseo venerdì 6 febbraio 2026 a Parigi, Francia
2. L’ACCUSA ‘OMBRELLO’ SU CUI SI FONDA LA STRATEGIA DEL BAHRAIN
Il riferimento alla sussistenza di “legami con le IRGC”, utilizzato dal Bahrain per rafforzare la stretta sui dissidenti sciiti nel Paese, rappresenta una formulazione che consente di fondare accuse di carattere penale e decisioni sulla cittadinanza su presupposti vaghi ed evanescenti. In questo quadro, infatti, vengono fatti rientrare anche i post pubblicati sui social network per omaggiare figure percepite come “nemiche” dalle Autorità del Bahrain. Come accaduto a un cittadino sciita, che ha raccontato ad Amwaj.media di essere stato privato della cittadinanza bahreinita per aver postato l’immagine dell’ex Guida Suprema Sayyid Ali Khamenei – esprimendo le proprie condoglianze per la sua morte causata dagli attacchi congiunti di Israele e Stati Uniti, – senza che la decisione sia stata preceduta da un procedimento o da un atto formale volto a motivarne l’adozione.
A delineare ulteriormente un quadro che vede la comunità sciita come il bersaglio individuato da Manama per rafforzare il controllo sul Paese c’è la circostanza per la quale gli individui privati della cittadinanza siano stati spesso definiti come “di origine non bahrainita”. Una scelta di forma e di sostanza, solo alimentata dal conflitto in Iran: le sue radici, infatti, affondano nelle Primavere Arabe e nella precisa reazione prescelta da Manama per “controllare” il dissenso.
Fig. 2 – Il Ministro degli Esteri del Bahrain, Abdullatif bin Rashid Al Zayani, parla dopo che il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite ha votato una risoluzione che chiede lo sblocco dello Stretto di Hormuz, durante una riunione del Consiglio di Sicurezza ONU su Iran e Medio Oriente presso la sede ONU a New York, il 7 aprile 2026
3. LE PROSPETTIVE FUTURE
La possibilità che si ripeta quanto avvenuto nel periodo seguente alle Primavere Arabe è un’opzione plausibile. Come all’epoca, infatti, è probabile che il Bahrain riduca progressivamente il livello dello scontro in coincidenza con il verificarsi di una serie di eventi che possano giustificare l’idea di un allentamento della tensione nella regione mediorientale. Una circostanza, quest’ultima, che Manama identifica nel caso di specie nel ripristino dello status quo ante in Iran, con il significativo ridursi dei rischi di una destabilizzazione nazionale in grado di mettere in crisi la tenuta del regime.
In questa prospettiva, emerge il ricordo di quanto avvenuto dopo la repressione adottata in reazione alle Primavere Arabe: il Bahrain, dopo aver revocato la cittadinanza ad oltre 500 cittadini sciiti per ragioni connesse a presunti intenti di sovvertimento dell’ordine costituito, ha nuovamente conferito quello status giuridico a una parte consistente dei soggetti coinvolti nelle precedenti misure. Tale esempio può rappresentare una cartina di tornasole dell’approccio che il Regno potrebbe perseguire nella circostanza attuale, anche sotto un’altra prospettiva: la mancata riattribuzione della cittadinanza alle principali figure d’opposizione, decisa scientemente all’epoca, potrà riguardare oggi coloro che saranno percepiti come principali fonti di pericolo per il disegno di sicurezza e stabilità interna che anima l’azione del Bahrain.
Michele Maresca
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